"Breve racconto di me stesso",Gustaw Herling – Condivisione

 

Io so. No, non e’ quello di Pasolini, e’ un altro tipo di conoscenza. Non e’ rabbia. E’ una certezza che hanno in pochissimi. E di solito e’ quella di coloro che non vivono pensando a quando moriranno. Perché sanno. E’ la stessa certezza e la serenità di coloro che hanno una fortissima appartenenza ad un culto. Vedono un dopo. Vivono anche in funzione del dopo, della salvezza. E se vi capita di osservarli sono sempre sereni, candidi anche nel sorriso e si avverte un grande senso di quiete parlando con loro. Loro sanno.

Anche Herling sa. Conosce il suo “momento” (quel periodo di tempo concesso ad una vita) e conosce il male; lo ha visto nella faccia dei suoi compagni di Gulag, nei regimi totalitari che hanno caratterizzato la vita e la morte degli uomini nel ‘900, nel viso degli amici e della prima moglie morta, nell’isolamento intellettuale che ha trovato perché i suoi racconti non erano in linea con le idee politiche e letterarie Italiane e Polacche.

Ma con se stesso e’ sereno. Ha mantenuto la promessa fatta ai suoi compagni di Gulag quando fu liberato.

“Parla di noi, non fare che tutto questo venga dimenticato!”

Sì, ha scritto. Ma ha fatto di piu’ ha trasformato e plasmato il suo compito dal punto di partenza, ovvero l’esigenza di raccontare del Gulag, in uno studio di una vita sulle sfaccettature del male. L’unico cruccio? Non essere letto. Non perché i suoi scritti non erano disponibili, lo dice lui stesso, non c’era la volontà di conoscere quella realtà.

Anche Herling, come Salamov, non scriveva pensando alle tirature e non era per lui importante divenire famoso. L’importante era passare l’informazione, il messaggio. Far arrivare il frutto del suo studio. Non c’era altro. Poco importa se, suo malgrado, viene definito lo “scrittore del male” (fama immeritata, perché proprio nelle “Conversazioni sul male” ci tiene a precisare che non fa morire volentieri i suoi personaggi perche’ spera che fuggendo abbiano una possibilità di salvezza) e men che meno che sia accettato per le sue idee politiche. Lui scrive per se stesso e pretende il ruolo che si e’ ritagliato: quello dell’intellettuale. E, in proposito, e’ lui stesso a dire come vuole essere percepito:

“So benissimo che molti hanno verso di me un atteggiamento ostile poichè affronto e richiamo alla memoria le questioni scottanti del nostro secolo. Un tempo gli intellettuali venivano ascoltati e considerati proprio perche’ avevano qualcosa di importante da dire per tutti noi; adesso, invece, accade che molto spesso non si tiene in alcun conto ciò che dicono.”

 

E’ nel percorso sull’analisi del male, che non necessariamente è una entità astratta o immaginaria, che coglie lo spunto per rapportarsi con i grandi temi della vita. La saggezza, l’amore la religiosità sono punti fermi che ricorrono nei suoi scritti e trovano la loro definizione con il confronto proprio con il “Male” che tentano di sconfiggere. E così, in questo libro, viene raccontato un Gustaw Herling inedito per l’Italia per la quale gli scritti pubblicati sono relativamente recenti (fine anni ’80 inizi del 2000)

Che amasse parlare del lavoro di una vita era chiaro dalle due conversazioni, pubblicate nel 1999, “Ricordare, raccontare- Conversazioni su Salamov” e “Conversazioni sul Male”, ma qui la figlia, Marta Herling, mette insieme una serie di discussioni private e interviste raccolte nella sceneggiatura di un film realizzato per la televisione polacca di A.Czernecka e M. Baran.

La sensazione che si ha di quest’uomo e’ che lui, nell’esilio scelto, sia sereno perché ha ben chiara la chiave interpretativa dei temi che gli stanno a cuore, la cui analisi lo occuperà per tutta la vita, e che, finalmente, gli venga data la possibilità di condividerli attraverso le sue parole. Non c’e’ ansia e nemmeno fretta. Ogni tema viene snocciolato con estrema tranquillità e vi capiterà anche di sorridere in qualche punto del libro. Ogni aspetto della vita ha un suo capitolo a parte.

Una vita non si può giudicare si può solo conoscere per trarne insegnamenti e consigli per vivere la propria quotidianità. In fondo sembra questa la massima che percorre le pagine del libro saltando da un argomento all’altro, senza soluzione di continuità. Ogni argomento e’ trattato senza orpelli ma con lucida semplicità perchè quando si ha ben chiaro in mente quello che si vuole dire non serve abbellire il concetto.

E’ quello che è successo, sono le scelte che ha fatto, gli amori che ha amato e i dolori che ha sofferto e gli insegnamenti che ne ha tratto.
E’ una persona che ha vissuto.
E’ un libro da leggere.
Buone letture,
Simona Scravaglieri
Breve racconto di me stesso,
Gustaw Herling
Edizioni L’ancora del mediterraneo,
collana Odisseo,
prezzo: 12,91€

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