"Scampia Trip. Restare e (R)esistere a Scampia." AAVV – Forme…

Aggiungo qui un’informazione che non avevo inserito:
tutto il ricavato dalla vendita di questo libro va completamente in beneficenza per finanziare le attività di recupero scolastico progetto attivo dallo scorso anno. Pertanto, se dovete fare una regalo o cercate qualcosa di nuovo da leggere, questa e’ una buona occasione di coniugare un buon libro,buona musica e buone azioni.

IAC/InterActiveCorp Headquarters building in New York -Frank O. Gehry

Quadrato, cerchio, triangolo, rombo… Sono forme. Anche l’insieme ha una sua forma non definita perché, come citano i testi di matematica proprio all’inizio, “l’insieme e’ un concetto primitivo” e anche le forme qui raccontate appartengono a “concetti primitivi” che dovrebbero essere insiti naturalmente nel pensiero, nell’animo e nel comportamento umano.
Quel che traspare da questo libro e’ quello che noi inconsciamente vediamo giornalmente nelle nostre periferie ma cui non diamo peso perché disabituati, forse meglio anestetizzati, a “guardare” veramente cio’ che ci circonda. E così, come un cieco deve per forza avvalersi degli altri sensi per comprendere la realtà toccandola, annusandola, ascoltandola e assaporandola, gli autori di questo libro e del CD ci fanno fare questo percorso tattile facendoci sfiorare le varie forme del “fare periferia” e dell’essere orgogliosi di appartenervi, non prescindendo dalla realtà ma assumendola come punto di partenza.
Così nel genere che più mi appartiene, ovvero quello visuale, potrei definire la corrente che percorre questo libro come “decostruttivista” movimento prettamente architettonico ma che in questo caso serve e spiega forse in un’unica parola questo “insieme di forme” racchiuse in questo libro.

Andando su Wikipedia questa e’ la spiegazione delle caratteristiche di questo movimento nato nel 1988:

Il decostruttivismo è un movimento architettonico spesso contrapposto al movimento postmoderno.
I suoi metodi, in reazione al razionalismo architettonico, vogliono de-costruire ciò che è costruito. […]
[…]un’architettura “senza geometria” (la geometria euclidea), piani ed assi, con la mancanza di quelle strutture e particolari architettonici, che sono sempre stati visti come parte integrante di quest’arte. Una non architettura, quindi, che si avvolgeva e svolgeva su sé stessa con l’evidenza e la plasticità dei suoi volumi. La sintesi di ciò è una nuova visione dell’ambiente costruito e dello spazio architettonico, dove è il caos, se così si può dire, l’elemento ordinatore. Le opere decostruttiviste sono caratterizzate da una geometria instabile con forme pure e disarticolate e decomposte, costituite da frammenti, volumi deformati, tagli, asimmetrie e un’assenza di canoni estetici tradizionali. I metodi del decostruttivismo sono indirizzati a “de-costruire” ciò che è costruito, una destrutturazione delle linee dritte che si inclinano senza una precisa necessità. Siamo davanti a un’architettura dove ordine e disordine convivono.[…]


E in effetti, quel che viene qui raccontato e’ proprio questo. Partendo da una base, che non e’ delle migliori (ma che è comune a tutte le periferie del mondo) a Scampia i movimenti di esistenza e resistenza hanno non solo proliferato, producendo innumerevoli frutti di cui oggi molti visibili, ma hanno altresì, man mano, inglobato la realtà’ in cui vivono de-costruendola e ricostruendola e restituendola in forme nuove.

Quali solo le forme di Scampia? Luce, fede, valori, famiglia, musica, amicizia, integrazione, colori, tradizione, arte, fotografia, scrittura, ecologia non necessariamente in questa sequenza.

Parliamo del libro in sé. E’ una raccolta di racconti. Disomogenea quanto serve, per dare a tutti i narratori la possibilità di raccontare la propria visione della vita di quartiere, e omogenea quanto basta nelle conclusioni di ogni testo.
Il cambiamento parte dal contatto di anime, di pensieri, opinioni o di affinità. E il contatto rimane l’unico agire che permette la variazione e l’evoluzione della vita.
Potrei raccontarveli uno ad uno, ma sarebbe piu’ lungo del semplice consigliarvi di acquistarlo o farvelo prestare per immergerci il naso almeno 5 minuti e sinceramente credo che difficilmente lo lascerete andare. Anche cosi’ l’intervento di commento non si riesce ad esaurire in due parole. Preferisco dividerlo in blocchi per cercare di spiegare, almeno, che tipo di racconti vi troverete a fronteggiare.

Blocco 1 – La “base” di partenza
La base non e’ solo un’unica realtà di Scampia. A Napoli si chiamano camorristi, a Palermo sono mafiosi, a Roma non so nemmeno come si chiamino e via dicendo. Ma un fatto e’ certo dove l’istituzione toglie ogni speranza il male prende il sopravvento e questo avviene in qualsiasi luogo del mondo.
Questo blocco racchiude solo i tre primi racconti. Segnano il punto di partenza. Periferie “dormitorio” e il degrado, abbandono sono elementi che sgretolano anche l’animo piu’ forte e che impediscono che questo possa avere altre soluzioni di scelta di vita. Però anche toccando il fondo o andandosene i personaggi di queste storie hanno sempre quel piccolo accenno di umanità che fa sempre sperare che quel che e’ fatto si possa recuperare.

Blocco 2 – il “percorso del cambiamento”
Se la base del tuo vissuto e’, non per tua scelta, di basso livello hai due alternative.
Rimani o te ne vai.
L’evoluzione di queste scelte e’ la decisione di come vivere.
Da un lato o dall’altro del confine della legalità.
Questo blocco di racconti parla appunto del cammino, non sempre dritto e nemmeno tanto semplice che ha creato una serie di “percorsi” di cambiamento o di accettazione o soltanto di conferma.
Non vi starò a nascondere che questo e’ il blocco che mi e’ piaciuto di più, non solo perché conosco le storie di alcuni di quelli di cui si parla qui o chi le ha scritte, ma principalmente perché io, quel percorso, lo conosco e l’ho visto. L’obiettivo del percorso che ho avuto la possibilità di osservare non partiva da un panorama di droga o di illegalità e nemmeno da un disagio, ma e’ il medesimo cammino che si fa per una rinascita. Che questa avvenga con la morte o solo con il cambiamento di stile di vita poco conta.
Questo blocco contiene 9 racconti. Alcuni di questi mi rimarranno nel cuore per la storia in se e anche per lo stile narrativo. E di 9 ve ne segnalo 5 in particolare: 3 storie reali 1 favola e una condivisione di visione.
Le storie reali sono di Ciro Corona, Davide Cerullo e Daniele Sanzone.
Mentre la storia di Cerullo e’ un racconto diretto e asciutto, perché non servono tanti fronzoli da aggiungere al suo tortuoso percorso, quelli di Corona e Sanzone usano per sottolineare ogni momento di cambiamento nelle varie situazioni una sorta di ritornello.
E se la storia di Davide difficilmente sara’ dimenticata, un po’ per la bellezza con cui e’ raccontata che ispira una innata condivisione empatica per quest’uomo che ha saputo cambiare radicalmente la sua vita mettendosi a totale disposizione degli altri, nel caso di Swarz (Sanzone) e dell’ex camorrista Torre (Corona) oltre a due storie scritte con dovizia di particolari ma estremamente scorrevoli rimarranno cmq impressi queste domande e affermazioni che sembrano scandire la vita di questi due uomini diversi che cambiano per motivi differenti (nel primo caso e’ una affermazione “solo odio sulla terra” nel secondo una domanda/risposta “Ma tu ci credi in Dio?””Il vero problema e’ se Lui crede in noi!”) il primo per amore e il secondo per la scoperta della fede.
Sono storie raccontate in modo diretto e sincero, non nascondendo l’attrattiva della vita più semplice e pericolosa della malavita in confronto al cammino più complicato e duro della legalità. E quindi grazie a questo continuo confronto di due mondi il “percorso di cambiamento” assume una dimensione più profonda e significativa.
E anche la bellissima e amara favola Rosario Esposito La Rossa credo lungamente mi ronzerà nella testa con i moniti dell’architetto “E Basta”.
Menzione speciale per il “Don” che da uomo di fede diventa all’occorrenza uomo estremamente pratico nella sua quotidianità trovando nei giovani di cui si circonda terreno fertile per continuare a portare avanti la sua esperienza di vita umana prima ancora che pastorale. L’orgoglio e la passione che quest’uomo di fede trasmette con le sue parole e’ coinvolgente ed e’ visibile dalle parole e dai comportamenti di coloro che gli sono intorno e che ogni tanto frequento “virtualmente” e che un pò mi fanno invidiare, in maniera benevola, questo “senso di appartenenza ad un disegno più grande” così tangibile.

3° blocco che potrei definire “l’alternativa”
L’alternativa e’:
-uno stile di vita
-condivisione
-coesione
-analisi proattiva
-sintesi nella messa in opera.
E’ uno “stile di vita” nella misura in cui si cambia la propria prospettiva. E’ come mettersi un paio di occhiali colorati. L’ambiente circostante assume aspetti differenti a seconda di colori che si utilizzano. Se io comincio a far mio un nuovo concetto e’ più semplice cambiare stile di vita.
E’ “condivisione”. Quel che da molti racconti viene fuori e’ che in periferia, come anche nei paesotti, la tua vita non e’ tua ma affare di tutti. Se tu vivi bene, questo si rifletterà sui tuoi vicini e sui loro vicini e via dicendo contagiando tutta la rete di presenze. Pertanto l’intervento, di qualsiasi natura esso sia, e’ affar di tutti e se e’ vero quel che il Don dice che il silenzio del bene e’ assordante rispetto al rumore del male, quel che le associazioni nate e cresciute in questo territorio si propongono di fare e’ non solo il rumore, ma anche la sua amplificazione all’infinito.
“Coesione”. Altro aspetto che colpisce e’ che tutte le persone che operano in questa periferia, officina di talenti ed arte, sono tutte legate le une alle altre pur influendo nella realtà, in maniera e con obiettivi differenti. La filosofia qui non e’ quello di uniformare gli interventi ma di non disperdere le energie e pertanto tutti gli obiettivi di associazioni , singoli e istituzioni di fede non sono altro che tasselli di un disegno piu’ grande.
“Analisi proattiva”. L’analisi che si fa nel terrirtorio non è mirata a trovare il colpevole ma a valutare lo stato di fatto per poter avere le basi per pianificare gli interventi. E’ qui che l’idea diviene innovativa per necessita’. Dove la politica territoriale e nazionale fallisce, l’unica alternativa e’ quella di partire da una analisi che prescinda dalle istituzioni e che restituisca i punti da cui partire per cominciare a lavorare. Ed e’ proattiva, perche’ non aspetta il caso, ma e’ una ricerca e un controllo ciclico di forze e di opinioni che continuano ad interrogarsi sugli effetti del loro operato e sulle migliorie da apportare ai vari progetti.
“Sintesi nella messa in opera del cambiamento” se l’istituzione non può essere coinvolta, l’espressione del cambiamento deve essere mirata e precisa e non avendo più la necessita’ della burocrazia, l’attività si sintetizza in minori passaggi per la sua realizzazione.

A questi racconti seguono i colori della musica degli A67. Un mix di musicalita’ e di pensieri e parole che sono veramente da ascoltare. Gli A67 non sono un gruppo che si propone come quelle Boy-band che devono per forza essere appetibili al grande pubblico. Questo perche’ la ricerca nei testi e nelle musiche parte da progetti, non commerciali, ma piu’ votati ad una ricerca evolutiva del mix sonoro e tradizionale della cultura in cui sono cresciuti, senza scadere nella retorica della band di periferia malfamata. Cosi’ accanto testi come “Chi me sape” o forse la piu’ conosciuta “A camorra song’ io” prendono posto nuovi adattamenti, per me decisamente riusciti, del “Don Raffae'” di De Andrè e “Io non mi sento italiano” di Gaber.

Ultimo, ma non meno importante, e’ il video che mostra quel che il libro racconta. Nomi persone, artisti, protagonisti e la periferia di cui si parla. E, alla fine, ti accorgi che tutto quel che ti e’ stato proposto dai mass media e dalle cronache dei telegiornali non e’ altro che una minima parte della Scampia qui rappresentata.

Se pensate di prendere questo libro per sentirvi raccontare di storie di camorra vi confermo che non ne troverete ma vi consiglio caldamente di leggerlo. Non tanto per conoscerne gli autori, ma per leggere l’altra vita di Scampia quella che e’ silente, che e’ fatta di mani che si allungano per aiutare a rialzarsi, di famiglie e amici, di fede e integrazione e di cultura che si esplicita in molteplici forme.
Che dire di piu’? Quest’anno, mi sa che a carnevale andro’ proprio a vedere la sfilata a Scampia.

Scampia Trip
Restare e (R)Esistere a Scampia.
Con CD

Racconti di: De Cataldo , Braucci, Sanzone, Corona, Cerullo, Esposito La Rossa, Valletti, Emma, Ferulano, Pierro, Varriale, Verde, Vicario, Zoppoli, Malinconico, Bifulco, Manganiello.
Nel CD:
Le canzoni degli A67 (Sanzone-voce, Verdicchio- sax e tastiere, Cangiano- chitarre, Ciccarelli-basso, Esposito-Batteria e in un brano la partecipazione di Daniele Sepe)
Il video di Pingitore, con i contributi di artisti e autori del libro.

Ad Est dell’equatore Editore, Ed 2010
Collana Extras
Prezzo 13.00€

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.