Sandokan.Storia di camorra. Nanni Balestrini – Storie di potere e sopraffazioni


E’ tutto strano. Una sintassi grammaticale e di punteggiatura inesistente. Una serie di tradizioni lontane talmente tanto dalle mie abitudini da sembrare illusorie. Un mondo fatto di regole. Ma sono regole non scritte. Chi guardare, chi salutare, capire tempestivamente quando essere rispettoso con uno e quando invece lo devi essere per l’altro. E sopratutto capire perché e quando e quale tipo di democrazia serva visto che, in Terra di lavoro, nemmeno il duce riuscì a debellare la camorra.

Fughiamo il primo dubbio. Lo stile imita in tutto e per tutto lo scorrere dei pensieri. Quindi non c’e’ punteggiatura ma l’intercalare tra un pensiero e un altro e’ individuato sia dalle maiuscole che dalla separazione in paragrafi. E’ anche un comodo dizionario, perche’ ci sono le spiegazioni di alcuni modi di dire come ad esempio “Telecapèra” che significa chiacchiere di paese (la capèra e’ la parrucchiera quindi il luogo dove piu’ facilmente si apprendono le chiacchiere di paese) .

Ma il motivo per il quale questo libro prendera’ il massimo dei voti è sicuramente riposto nel fatto che, al di la della storia dell’ascesa e discesa di Bardellino al potere, ti spiega il perche’ la gente pensi e viva cosi’. Tradizioni, usi e costumi sono tutti qui. Un esempio su tutti. Lo scandalo dell’Aima. Per chi come me ne ha letto dai libri, la domanda sorge spontanea “Per fare tutti questi soldi dovevano avere un mucchio di cose da buttare, ma se dicono di aver avuto mai molto dall’agricoltura com’e’ che poi sono riusciti a sviluppare un business cosi’ grande?”
La risposta ce la fornisce direttamente Balestrini ed e’ di una semplicita’ disarmante:
“[…]
tu hai quattordici quindi anni pensi di fare qualcosa di buono per la tua famiglia e quindi vai a lavorare con tuo padre lavori durante l’estate in campagna vedi maturare la frutta le pesche le pere le curi fai tutti i lavori innaffiare potare ti fai un culo ma poi si deve buttare via tutto si deve portare la frutta al macero perche’ non si riesce piu’ a venderla il prezzo e’ troppo basso oppure le richieste che fanno le aziende che ritirano la frutta per fare conserve sono esagerate perche’ pretendono le mele o pesche perfette come fossero dipinte quindi diventa anche faticoso dover scegliere e buttare gli scarti per cui conviene raccogliere tutto e buttare via tutto insieme […]”

E ancora continua:

“[…] quindi quando hai finito di lavorare carichi il raccolto della giornata che va buttato lo carichi sul trattore e ti incammini verso il centro di raccolta gia’ a dieci km di distanza cominci a sentire la sua puzza orribile pero’ spesso quando arrivi il macero ‘ gia’ chiuso arrivi e parcheggi perche’ non e’ che vai lì ti affacci e poi te ne torni a casa no tu passi là la notte sul trattore nella puzza e il giorno dopo la mattina il macero apre alle otto e mezza tu mettiamo sei il decimo della fila però non ti spieghi perchè quando aprono i cancelli invece di entrare il primo poi il secondo poi il terzo della fila vedi che arrivano da non si sa dove dei trattori con dei rimorchi enormi e passano superando la fila senza guardare in faccia nessuno[…]

il fatto e’ che quando arrivi tu a scaricare la tua frutta da un chilo e diventato trecento grammi perche’ sotto il sole perde tutto il liquido evapora e diventa una poltiglia schifosa[…]
poi quando arrivi a scaricare e hai visto tutta questa gente che si fa i cazzi loro capita pure che tu involontariamente metti le ruote di dietro del trattore sulla bachina per pesare e allora tutti gridano dicendo che devi farti piu’ avanti perche’ devi pesare solo il rimorchio che cazzo vuoi fare vuoi imbrogliare vuoi fregare lo stato quindi tu dopo aver aspettato 5 giorni dopo aver visto tutti quei trattori passarti davanti dopo averli visti scaricare pietra legna ferro averli visti fare i comodi loro poi vieni anche insultato umiliato e non hai nemmeno il coraggio di dire ma che cazzo state dicendo e così arrivi là scarichi la tua schifezza e te ne torni al frutteto dove nel frattempo molta roba e’ caduta quindi devi caricarla e tornare al macero[…]”
La spiegazione? semplice l’AIMA assegnava ad ogni macero un tot di volumi a quintale da smaltire oltre a quella soglia non venivano piu’ effettuati i rimborsi.E questa e’ solo una di milioni di immagini di vita reale vista dagli occhi disincatitati di ragazzo vissuto *protetto* il piu’ possibile da questa gentaglia. Solo che, come lui stesso asserisce, non si può non conoscere, anche se non vuoi, perche’, tuo malgrado, ti capitera’ sempre di conoscere qualcuno che ad un certo punto entrera’ nel clan o che fa affari con loro o che sara’ da loro vessato.

Nello specifico, nonostante il nome che porta il libro, si analizza il periodo che va dall’ascesa al potere fino al declino e all’uccisione di Bardellino. Bardellino, uomo di umili origini, faceva il carrozziere e fu introdotto nel mondo della camorra (quella extraurbana) dalla famiglia dei Nuvoletta. Il clan dei Nuvoletta e’ sempre stato un clan molto particolare perche’ erano gli unici ad avere strettissimi rapporti con “cosa nostra”, avevano ricevuto il “battesimo” del clan siciliano e cosi’ vi introdussero anche Bardellino.
Sandokan, Bidognetti, Iovine Mario (non quello oggi latitante che si chiama Antonio), De falco non erano altro che gregari e killer cresciuti all’ombra dell’uomo da cui prenderanno l’intelligenza criminale da applicare nell’evoluzione della camorra casalese ma che poi porteranno il loro capo alla morte.
Quello che spesso si evince dai libri di camorra e’ proprio una specie di cerchio che si chiude, quando il boss si sradica dalle origini o ne viene sradicato, perche’ preferisce stare all’estero o ci sta per seguire i traffici o perche’ viene arrestato il suo potere si annulla quasi e se non ha gregari abbastanza forti e rispettati cominciano le lotte intestine che vedono l’eliminazione diretta dei concorrenti al titolo di nuovo “leader”. In tutto questo non vi e’ una gran novita’. Anche Ernesto Serao parlava di questo fenomeno (pero’ riguardo alla camorra napoletana) del periodo della seconda meta dell’800; diceva infatti che vi erano grandi gerarchie da passare per diventare qualcuno che contava e così quando si liberavano posti al livello superiore aumentavano gli omicidi per dimostrare di poter salire di considerazione. Ma nel momento in cui bisognava dichiarare un leader c’era sempre un tavolo di capi che si riuniva e alla fine ne decretava uno. Situazioni come quella casalese avvenivano solo in momenti di grandi retate come quelle fatte a ridosso dell’unione d’Italia.
Per la camorra casalese invece pare non essere propriamente cosi’. I gruppi ci sono, perche’ a camorra e’ una organizzazione orizzontale anche se, poi, risale ad un unico leader nel periodo di gestione bardelliniana. La differenza sostanziale, risiede nel fatto che In questo periodo l’organizzazione ingloba persone che a loro volta, man mano, portano familiari amici e conoscenti; ma costoro vengono impiegati solo come faccendieri o come “muschilli” che tradotto dovrebbe essere moscerini e in pratica sono gli spioni. I personaggi su cui invece si fa sempre affidamento sono i killer di provata esperienza e gli affiliati minori vengono presi in carica solo nel momento in cui i killer o sono morti, o sono in galera o stanno collaborando con la giustizia.
Anche questo e’ uno dei vari aspetti trattati nel libro (non il confronto con Serao, chiaramente) . Si parla di omicidi, affiliazioni, di un paese diffidente che cede alla possibilità di ritrovarsi improvvisamente ricco dopo secoli di povertà; ricchezza che non durerà anzi che verrà pagata con il sangue versato nella ricerca dell’affermazione di potere di uno solo Sandokan.

E’ probabilmente un libro da non leggere una unica volta, ma forse piu’ di una, magari a distanza di tempo per vedere se le sfumature che si percepiscono sono sempre le medesime. Aggiungo anche che concordo con Roberto Saviano nel momento in cui dice che dopo questo libro ti rimarranno nelle orecchie le urla strazianti delle civette crocifisse alle porte. Non so se solo per l’immagini o per voler metaforicamente allontanare il male da me.

Nota di colore:

Anche a causa di questo libro come anche per quello di Roberto Saviano fu chiesto lo spostamento in corte d’appello del processo Spartacus nel 2008 ( qui un articolo di qualche giorno dopo del 17/3/2008).
In quel processo di questo libro non si cito’ il nome ma rientro’ nel mucchio delle pubblicazioni reputate ostili (la sua diffusione era stata fermata gia’ nel 2004), ma vennero citati direttamente come personaggi che potevano influenzare e rendere ostile il clima in cui si svolgeva il processo di appello Roberto Saviano ( Gomorra), Rosaria Capacchione (per i numerosi articoli sul mattino di Napoli) giudici attivi nel periodo bardelliniano e post bardelliniano presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere come Raffale Cantone.

Sandokan
Storia di Camorra
DeriveApprodi Editore, ed 2009
prezzo 14,00€


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