"Fuoco su Napoli", Ruggero Cappuccio – Madrigale Funebre

“Maddalena penintente” opera di Antonio Canova (1796)

E’ il titolo di un racconto, di Gustaw Herling di cui vi ho parlato il 3 settembre u.s. e che mi e’ venuto in mente leggendo questo libro dove male e bene, amore e odio e rispetto e onore si fondono e si scontrano in continuazione.
Nel racconto herlinghiano l’amore assumeva, a volte le forme del male e del disonore sia nella storia della protagonista esperta di musica che nella descrizione della vita di Carlo Gesualdo che faceva da motivo trainante del racconto stesso. Nel caso di “Fuoco su Napoli” e’ nel male che si genera e si autoalimenta l’amore. E’ dal disonore che cresce il “rispetto”. E’ dalla bassezza del vil denaro che si genera un matrimonio e l’opportunità di creare una nuova società stabilita da pochi eletti.
Tutto inizia a largo del golfo di Napoli ci sono due uomini su una barca. Un avvocato e uno studioso. Si parla dell’imminente catastrofe che raggiungerà Napoli, l’eruzione del Vesuvio e l’inondazione di lava e acqua della città che porterà distruzione. Sono stati chiamati esperti da tutto il mondo e l’avvocato, che ha -in tempi non sospetti- sempre aiutato lo studioso, ora chiede il conto: 30 giorni di tempo per sistemare “le cose”. Si parla anche dell’amore dello stesso avvocato, ammaliato dalla bellezza della giovane ragazza di nobili origini di cui conserva solo il titolo e i debiti. E qui tra una descrizione e l’altra della vita della società “buona” e quella di strada si dipanano le storie dei due protagonisti. Passato e presente sono fusi in maniera magistrale a descrivere i personaggi, la loro vita e le loro passioni. Un uomo, con modi d’altri tempi, che corteggia una ragazza alla vecchia maniera, salvando la sua famiglia dalla catastrofe finanziaria e facendole conoscere e vedere cose che è certo che sapranno colpirla, servono, non solo a conquistare il cuore della protagonista, ma anche a far comprendere al lettore quanto di bello questa città abbia da offrire.
Di contro, la buona società che si nutre del lavoro dei poveri e che contestualmente ne butta dalla finestra i risultati e la netta distinzione fra ricchi e poveri, che fanno tanto pensare alla Napoli del 1860 descritta da Ernesto Serao, pongono al lettore implicitamente la domanda: e’ lecito cancellare cio’ che c’e’ di brutto in questo micromondo per iniziare a costruirne uno che possa ambire alla perfezione o in virtu’ di quel che e’ stato, e che ancora si vede non solo nei palazzi e nei panorami ma anche nelle tradizioni e nei racconti e le leggende di vicolo, preservare e contrastare cio’ che non va?
Ora, il “male” di cui parla Herling non e’ una entità definita. Racchiude una serie di sfaccettature infinite del dolore e della tentazione umana. Qui quel male si presenta nella vita di un bimbo di dieci anni che sorprende la madre a tradire il padre e per vendetta uccide l’amante di lei, perchè, come sostiene un suo amico, “l’onore si lava col sangue”. Il male si ripresenta nella nostalgia di casa – perchè il giovane fugge in Sicilia lavorando e studiando, mai pentendosi di quel che aveva commesso ma consapevole di aver distrutto la vita familiare- e prosegue nella vita di un giovane avvocato che continua a menar di mano per ” lavare l’onore” del fratello minore e nel proporsi quale difensore acuto dei boss della camorra di cui, visto la formazione siciliana all’ombra della mafia silente ma presente, diventa anch’esso parte integrante.
Come in “Madrigale funebre” a intorno questa storia principale di “amore deviato” da “onore” e “rispetto” si fondono e si incrociano varie altre storie di vita vissuta che ne rappresentano l’amore presente per la giovane che ama e per i soldi di cui sente un viscerale bisogno di accumulo e il passato dell’amore che definirei carnale che condivide con tutti i suoi concittadini per la Napoli. Di testi che dichiarano amore per la propria città ne ho letti abbastanza da dire che forse questa e’ la prima volta che tale incondizionato rispetto per le proprie origini sia espresso in maniera cosi’ tangibile e infatti non a caso l’ho definita “carnale”. Avendo avuto la possibilità di avere segnalati piu’ testi napoletani mi sono resa conto che il rapporto di questa città con i suoi abitanti va ben oltre ogni attestazione di affetto e di amore che mi sia capitato di leggere. Tanto che si fatica a capire cosa amino di piu’ i personaggi di questo libro.
Sembra quasi che molti scritti, quelli di Herling del periodo napoletano compresi, siano la derivazione di un amore malato – ora in senso buono e ora nel senso cattivo – per una città che si pone come rappresentazione teatrale di tutti i vizi e le virtu’ umane terrene e che per questo ne ricavi il rispetto incondizionato di colui che la vive in ragione della lezione che ne trae e della amplificata sensibilità che ne viene fuori derivata dall’animo umano messo continuamente alla prova dal proprio vissuto.
A Napoli non ci si ama, ma si vive l’amore e lo si assorbe e ci si impossessa del proprio amante a 360° perchè il vincolo del possesso dia a chi ama la possibilità di sentirsi come l’unione di due anime e di due corpi in ogni minuto della vita. La definizione piu’ corretta sarebbe perchè entrambi “Possano toccarsi l’anima” e farla propria. Due partner, non sono amanti, ma si possiedono con un travolgente e insaziabile bisogno di esserci e sentirsi. Ci si ama e al contempo ci si odia per questo amore invasivo che si respinge non meno di quanto lo si cerca e cosi’, per questo amore, tutto quel che nel gergo comune viene rigettato e marchiato come “assurdo” diventa “accettabile”. Uccidere per l’infamia di un tradimento non e’ piu’ sindacabile con le motivazioni del civile sentire ma si rende necessario perche’ il tradimento interrompe questo ordine che regola il micromondo di una coppia che si vive. Micromondo che all’atto del tradimento e sopratutto della scoperta dello stesso scoppia come una bolla di sapone.
Identico amore e’ vissuto per la città per quello che e’ nel presente e per quello che ha rappresentato in passato e che va a rappresentare in futuro. E quindi la domanda, sopra posta, se e’ meglio ricominciare daccapo, con una nuova Napoli, oppure e’ meglio preservare quel che questa città è stata, cercando di modificare in bene i mali che fanno parte del suo presente e del suo futuro, assume un nuovo significato e un diverso valore.
Mi sento in dovere di sfatare un mito. Quando comprai questo libro, questo autore veniva spesso commentato come “L’alternativa a Saviano”. Niente di piu’ sbagliato. Saviano e Cappuccio non hanno nulla in comune se non un profondo amore per la questa città. Il primo descrive Napoli con il fascino e il ritmo della contemporaneità – fatto di immagini che scorrono con i ritmi quasi soffocanti moderni – il secondo con la lirica dell’esperienza e della saggezza e qui, nonostante non manchino le situazioni rocambolesche i ritmi sono e rimangono teatrali (pensando a quel che ho letto mi viene in mente solo questo termine: elegiaci). E nonostante il protagonista di “Fuoco su Napoli” sia un colluso con la camorra prima e camorrista sottobanco dopo, quel che vi apprestate a leggere, se poi lo comprerete, non e’ un romanzo di camorra ma d’amore, di onore e rispetto, e di storia.
Non è un romanzo scorrevole nella misura in cui, chi si appresta a leggerlo, non sia disposto a scendere a patti con la lirica che lo pervade, ma non per questo, so che possa sembrare una antitesi, non e’ difficile da leggere.
E’ uno spaccato di vita che non ha inizio e che non finisce. Quasi come nei racconti di Herling lascia uno spiraglio alla fine che permette al lettore di darsi una propria spiegazione su quel che ha letto.
Se oggi dovessi dirvi perche’ leggerlo vi direi che e’ una esperienza travolgente e se vi dovessi dire perchè non leggerlo vi risponderei che, se non siete disposti ad accettare che male e bene possano sussistere indipendentemente uno dall’altro e che contestualmente siano la ragione dell’esistenza uno dell’altro, potreste trovare difficile apprezzare un testo simile. Non serve conoscere di camorra e nemmeno delle tradizioni napoletane e in fondo nemmeno Herling per poter accedere a questo libro, perche’ l’autore da tutte le informazioni man mano che si dipana la storia, ma sicuramente non vedrete piu’ Napoli con gli stessi occhi. Ed e’ una esperienza altamente consigliata.
Termino con una descrizione , a mio avviso spettacolare, presa direttamente dalle tante che ho sottolineato leggendo e che credo mi portero’ dietro per molto.
Luce, la giovane amata dell’avvocato, ha improvvisamente realizzato che sua nonna e’ rimasta nella Napoli invasa dall’acqua e dalla lava e corre a salvarla. La trova nel suo attico nel centro storico.
-“Perché sei rimasta qui nonna?”
-“Perché anche se fossi andata da un’altra parte sei rimasta qui. Ci sono posti dove uno sta sempre, da prima di nascere. E in questi posti si rimane, dovunque si vada. Si rimane anche dopo morti, anche se nessuno se ne accorge. Luce mia, c’e’ stato un momento in cui Napoli aveva confidenza con la vita. Una grande confidenza. Era una specie di soavità, una leggerezza sfottuta di vivere e allo stesso tempo desiderosa di vivere. Si capiva da un fazzolettino colorato che sbuffava dal taschino di una giacca, si capiva dalla sorveglianza ironica e meccanica di un ventaglio, oppure si capiva dal tremito di un bastone di canna impuntato dai signori che passeggiavano tra i passi perduti di Toledo a fare i rabdomanti dell’inquietudine.”
“Vedi, era un mondo capace di curarsi dei piccoli rituali dell’esistere, perche’ non aveva fiducia in quelli grandi, quelli storici, quelli definitivi insomma. Napoli non ha mai creduto ai finali e quando lo ha fatto è stato per saggezza, diciamo per una finzione superiore. Questo sfizio greco di campare dipendeva dal fatto che la città aveva una frequentazione privilegiata con la morte, con la morte e tutti i suoi simili”
“Sai l’unica cosa che ti consente di distinguere fra le conoscenze e le amicizie e’ indiscrezione. E Napoli con la morte e’ sempre stata indiscreta, perchè Napoli con la morte, aveva fatto un’amicizia antica. La maggior parte delle indiscrezioni arrivava dai fantasmi e questi fantasmi venivano da tutte le categorie sociali.”[..]
[..]” Platone dice che quando dopo una morte violenta l’anima e’ costretta a separarsi dal corpo, allora torna sul luogo della fine, torna a corteggiare il ricordo della propria fine con un’ostinazione speciale.”[..]
[..]” il piacere di assistere all’apparizione è sempre accompagnato dalla paura di assistere all’apparizione stessa. Ed e’ qui, in questo corto circuito del desiderio e del timore, che nascono le forme piu’ alte dell’emozione. Qualche volta i fantasmi possono essere morti, ma altre volte possono essere vivi. Fantasma puo’ essere un’intera storia che torna, in cui le voci reclamano un diritto, un verità[..]”
E dopo questo non credo vi sia altro da aggiungere se non il buona lettura!
N.B.: il fatto che l’url del blog sia “Letture sconclusionate” non e’ un caso, perche’ veramente, al di la dell’ordine con cui posto le mie recensioni, il mio modo di vivere i libri cambia a seconda dell’umore e della predilezione del momento. Per questo testo in particolare devo ringraziare una cara e dolcissima amica e fatina delle letture che, sopportando questa mia curiosità, ogni tanto con estrema nonchalanche (perchè, da brava fatina, sa sempre come prendermi per il verso giusto!) butta li un link o un nome o qualche volta una parola chiave carpendo sempre la mia attenzione. In questo caso e’ stato una vera e graditissima scoperta! GRAZIE!
Aggiornamento:In effetti non ci avevo pensato ma cliccando sul titolo che segue trovate il libro cui faccio riferimento Don Ildebrando e altri racconti
Fuoco su Napoli
Ruggero Cappuccio
Feltrinelli Editore, ed 2010
Collana “I narratori”
Prezzo 16,00€

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