[Dal libro che sto leggendo] "La fattoria degli animali"


Quando si dice che che c’e’ sempre una ragione per cui accadono le cose. Questo libro e’ in rilettura, la prima volta che l’ho letto, l’avevo trovato noioso…oggi invece mi sembra che sia stato scritto ieri su polemiche che giornalmente troviamo sui giornali e telegiornali.
Buona lettura,
Simona

Tratto dal saggio* “Libertà di stampa” di George Orwell a fine libro.

[..] E’ abbastanza curioso che questa cospirazione su scala nazionale** per compiacere un nostro alleato si verifichi in un ambito di autentica tolleranza intellettuale. Non ci viene infatti permesso di criticare il governo sovietico, mentre siamo ragionevolmente liberi di criticare il nostro. Quasi nessuno pubblicherebbe un attacco contro Stalin, ma non si rischia niente attaccando Churchill almeno su libri e periodici. In questa guerra durata cinque anni, due o tre dei quali li abbiamo trascorsi combattendo per la sopravvivenza nazionale, sono stati pubblicati senza alcuna interferenza moltissimi libri, opuscoli, articoli in cui si auspicava una pace di compromesso. [..]
Il servilismo con cui, a partire dal 1941, la maggioranza degli intellettuali inglesi ha ingollato e riproposto la propaganda russa sarebbe del tutto stupefacente, se una cosa simile non fosse già accaduta in molte altre occasioni.[..]
[..] Un solo esempio: la BBC ha celebrato il venticinquesimo anniversario dell’Armata Rossa senza fare il minimo accenno a Trockij. Sarebbe stato altrettanto preciso commemorare la battaglia di Trafalgar senza nominare Nelson; ma questo non ha suscitò alcuna protesta da parte dell’intelligecija inglese. Nelle lotte interne dei vari paesi occupati, la stampa britannica si e’ schierata quasi senza eccezione dalla parte delle fazioni sostenute dai russi, calunniando quelle rivali e sopprimendo spesso a tal fine delle prove rilevanti.[..]
[..] Per esempio, Trockij aveva scritto una biografia si Stalin poco prima di morire. Si puo’ immaginare che il libro non fosse immune da pregiudizi, ma ovviamente era vendibile. Un editore americano aveva preso accordi per la pubblicazione e il volume era già in corso di stampa (credo che fossero state inviate le copie-saggio per le recensioni); ma poi la Russia è entrata in guerra e il libro e’ stato immediatamente ritirato. Su quest’episodio non e’ m ai apparsa una parola sulla stampa britannica, anche se l’esistenza di un libro del genere e la sua soppressione erano chiaramente notizie degne di un libro del genere.
E’ importante distinguere fra la censura che l’intelligencija inglese s’impone volontariamente e quella che a volte può essere imposta da gruppi di pressione.[..]
Ma torniamo al mio libro. La reazione della maggior parte degli intellettuali inglesi nei suoi confronti sarà molto semplice: “Non andava pubblicato”. Naturalmente, i recensori che conoscono l’arte della denigrazione non lo attaccheranno su basi politiche bensì su basi letterarie. Diranno che si tratta di un libro monotono e stupido, di uno scadaloso spreco di carta.Possono anche aver ragione , ma chiaramente questo e’ solo un aspetto del problema.[..]
Il problema in discussione è molto semplice: “qualsiasi opinione, quantunque (e perche’ no?) stupida, ha diritto di udienza oppure no?”. Se presentate la questione in questi termini, quasi tutti gli intellettuali inglesi sentiranno di dover rispondere affermativamente. Ma se date alla domanda una forma concreta , chiedendo: “E anche un attacco a Stalin ha diritto d’udienza?”, la maggior parte delle risposte saranno negative. In questo caso, infatti, si registra una sfida all’ortodossia corrente, e quindi il principio della libertà di parola cessa di esistere. Ora, quando si pretende libertà di parola e di stampa non si sta chiedendo una libertà assoluta. Un qualche grado di censura deve sempre esistere, o almeno continuerà ad esistere fintanto che ci saranno società organizzate. Ma la libertà, come ha detto Rosa Luxemburg, è “libertà per gli altri”. E’ lo stesso principio contento nelle celebri parole di Voltaire: “Detesto ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. Ammesso che la libertà intellettuale, che è senza dubbio uno dei segni distintivi della civiltà occidentale abbia un significato, tale significato è che chiunque deve avere diritto di dire o stampare ciò che ritiene vero, purchè così facendo non danneggi inequivocabilmente il resto della comunità.[..]
Se dovessi citare un testo a giustificazione della mia scelta, indicherei il verso di Milton:
“secondo le note leggi dell’antica libertà”
La parola antica accentua il fatto che la libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. E’ una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle.[..]
Se la libertà significa qualcosa, significa diritto di dire alla gente cio’ che non vuole sentirsi dire. L’uomo di strada accetta ancora vagamente tale dottrina e si comporta di conseguenza. Nel nostro Paese -[..]-sono i liberali ad aver paura della libertà e sono gli intellettuali a voler infangare l’intelletto. E’ per attirare l’attenzione su questo problema che ho scritto questa prefazione.
* e’ stata anche iniziale prefazione, scartata, della prima edizione della “Fattoria degli animali” scritta nel 1945 comparsa realmente solo nelle pubblicazioni del libro dal 1972 in poi
**sta parlando della difficoltà di pubblicare questo libro rifiutato da 4 editori perchè ritenuto una sconveniente polemica verso la Russia

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