"Strozzateci tutti", AA.VV. – La scoperta…

Eggià “la scoperta sta nel pensare a quello che gli altri non hanno pensato”. Per far questo bisogna guardare le cose con altri occhi. E cosi’ i coraggiosi 23, che prendono – come gruppo – il nome di “Strozzateci tutti” come segno di dissenso e di ribellione, agiscono in questo scritto una piccola grande rivoluzione. Guardare da altre prospettive, pensando a cose cui spesso non si arriva se non con i necessari strumenti di interpretazione della realtà. Potremmo definirla una “evoluzione” di gruppo ma, per chi segue abitualmente questi *irriducibili dell’informazione alternativa*, è probabilmente una tappa necessaria per permetterci di capire chi sono, quali sono i loro interessi e, cosa più importante, i loro obiettivi.
Iniziamo col dire che non è un libro per coloro che pensano di sapere già. Il “sapere già” è di per sé una grossa limitazione perchè difficilmente permette di prendere in considerazione altri punti di vista. Definizione snob? Probabilmente ma, a ben pensarci, estremamente pertinente perchè non troverete conferme in questi saggi e racconti, ma solo nuove domande. Quelle che ho appuntato io sono parecchie sparse qua e la fra le varie pagine, storie o prese di posizione. Il fattore vincente di questo lavoro collettivo e’ che non abbandona il suo lettore, nemmeno per un attimo, e lo accompagna gradatamente oltre certe visioni standardizzate del mondo criminale. Le ”domande” non sono però legate a mancate spiegazioni ma solo ed esclusivamente alla necessità di approfondire punti di vista che di rado vengono presi in considerazione in ambienti in cui, questo tipo di approccio mirato a decostruire e analizzare un fenomeno per comprenderlo meglio, dovrebbe essere il principale interesse.
La selezione e l’organizzazione ideata da Marcello Ravveduto (che e’ anche il curatore della raccolta) suddivide i contributi in “Mafie raccontate”(*vedi nota in fondo) e “Mafie interpretate” (come avviene nell’omonimo blog che vi inserisco in fondo per completezza). All’interno di questi due macro-blocchi ci sono delle micro-suddivisioni.
Si parte con una presentazione generale della contaminazione mafiosa. Bruno De Stefano, l’analizza snocciolando numeri e tipo di traffici a livello regionale e provinciale (concentrandosi in maniera particolare sulle condizioni che rendono un luogo appetibile per per un determinato genere di investimento o di interesse da parte di una organizzazione criminale rispetto ad un’altra), ripreso successivamente da Nello Trocchia (che non e’ nuovo a questo tipo di analisi) che arriva ad inquadrare le varie realtà provinciali e comunali sottolineandone i casi di contaminazione e commistione fra interessi criminali e politici. Quello che De Stefano e Trocchia fanno non è altro che un un viaggio per l’Italia dei giorni nostri, non ancorato solo al mero elenco di numeri e di nomi, ma che, caso per caso, spiega quale sia l’attuale situazione del fenomeno mafioso (inteso nel senso più ampio del termine), quali siano gli interessi in gioco e come fino ad ora si sia sviluppato nel piu’ totale silenzio.
Si prosegue con la presentazione delle nuove forme di contaminazione, con Pietro Nardiello che si pone come cuscinetto per il mini-blocco successivo. Parlare solo di nuova forma di contaminazione è riduttivo in questo caso, perché nell’interesse dell’autore di questo saggio c’e’ un focus molto importante sui beni confiscati e dati solo in minima parte in gestione alle associazioni. Ma l’impegno civile è cosa fastidiosa, come e quanto chi racconta e lotta per cose che poco ci sono vicine. Pertanto istituzioni, giudizi personali (in termini di utilizzo dei beni) o gestionali (in merito all’assegnazione di fondi) di dubbia intelligenza fanno piu’ danni di un gruppo di criminali “travestiti” da associazione. Il danno sociale che provoca il mancato utilizzo di beni confiscati che rimangono lì a marcire è paritetico, se non superiore, a quello che le mafie fanno fisicamente nella gestione illecita di territori, traffici e persone; questo perché nel mandare alla malora immobili e attività che rappresentano lo “status symbol” delle mafie, non si fa altro che sottolineare l’assenza di giustizia e di un possibile riscatto sociale e culturale di questi territori.
Il mini-blocco successivo è quello dedicato propriamente ai racconti. In questo blocco troviamo Giorgio Mottola e Alessandro Chetta, Claudio Papianni, Raffaella R. Ferrè, Gianni Solino che per me sono stati principalmente una grande scoperta. L’unico che avevo già avuto l’occasione di apprezzare è Mottola per un suo pezzo letto quest’estate. Invece ho scoperto che molti altri hanno in mano e nella penna, una grande capacità di raccontare fatti, situazioni o semplicemente storie per far capire determinati meccanismi. Qui si fondono le alternative di vita, nuove forme di aiuto, interpretazioni di segnali di quel che “si può fare o no” secondo “il volere delle mafie” e si rappresenta di quanto sia “semplice” – non mi viene un termine più adeguato- “scegliere”. Si puo’ scegliere la legalità o l’illegalità. Ma la scelta non e’ sempre libera, come il termine dovrebbe sottintendere, e non sempre è facile percorrerla. Che si debba scegliere di partecipare ad una festa patronale o ad una manifestazione o di creare e accogliere una comunità di extracomunitari o di diventare uno della banda o altro, la scelta deve essere convinta e consapevole. Certo entrano in gioco molteplici fattori, mi si potrà controbattere, ma leggendo queste storie non sempre l’essere legati ad un determinato territorio implica che la scelta sia una sola. Il problema e’ semmai l’interpretazione dei segnali di alternativa che abbiamo intorno che, ci sono, ma sono come muti che urlano, perchè il buon esempio, da che mondo e’ mondo, vende poco a meno che non ci sia il morto ammazzato.
E veniamo al blocco conclusivo delle “Mafie raccontate”. Qui troviamo Vincenzo Ammaliato e Sergio Nazzaro. Pare buffo che siano alla fine di un blocco cosi’ intitolato e che invece nei loro pezzi si parli di “silenzi”. Il primo esordisce con una sorta di nuova legge che c’e’ ma non si dice “la morte violenta non e’ uguale per tutti” se tu sei qualcuno, nel bene o nel male allora sarai raccontato con dovizia di particolari, immagini, servizi etc. Se non sei nessuno, sarà difficile anche ritrovare notizie in merito alla tua morte su internet (luogo dove di solito è possibile, almeno per l’occidente, trovare quasi tutto). Vincenzo si pone come un cicerone e racconta, portandoci in giro fra i paesi, di questa differenza con un’estrema semplicità. Lo seguiamo passo passo nella sua quotidianità fatta di lavoro (quello che paga le bollette) e di passione (ovvero la voglia di raccontare con pertinenza il “suo mondo al mondo”) che teoricamente invece dovrebbe essere il suo principale lavoro. Quello che vive Vincenzo, infatti, e’ comune a molti giornalisti dove la logica economica di gestione di un giornale non coincide con l’utilizzo costante di personale che abbia una conoscenza approfondita di un dato luogo e delle sue situazioni.
Discorso ripreso e approfondito da Nazzaro, non nuovo a questo tipo di riflessioni, ma, a mio personale giudizio, questa e’ la sua versione piu’ riuscita. Raccontare, ha un costo comunque, per il giornalista che lo fa e per il giornale che lo pubblica, per la stampa nel caso di un libro e il rischio di immetterlo sul mercato e trovarselo invenduto. Ma dove la logica economica finisce e inizia quella che potrebbe essere definita “censura”? Nella scelta editoriale. Che si tratti di un libro o di un articolo poco importa. Se si sceglie in base a logiche di mercato (chi legge e chi compra) e non secondo una disciplina che volga alla pluralità e competenza dell’informazione e se non si utilizza il fattore “rischio” l’informazione stessa non sarà mai libera e sopratutto completa.
E arriviamo al blocco delle “Mafie intepretate”. In questo blocco sono riuniti invece una serie di saggi di approfondimento sulle logiche dell’affermazione e della gestione mafiosa.
Storia- Giovanni Abbagnato, piu’ che storia potremmo definirlo un corso stringato ma esaustivo della gestione della “cosa pubblica” – a statuto speciale – da parte di forze politiche che l’hanno consegnata nella mani di “cosa nostra” attraverso l’evoluzione di una politica sempre più orientata alla gestione “clientelare” che ne ha indebolito e devastato non solo la solvibilità, ma anche ha intaccato la percezione di quel che dovrebbe essere il significato de “la gestione del buon padre di famiglia” (definizione che si da quando si sottintende che la discrezionalità delle azioni messe in campo dovrebbero mirare al bene delle comunità di cui si e’ al servizio). Raccontare una situazione cosi’ complicata, a persone che non se ne occupano, non e’ cosa facile ma, a quanto pare, questo non vale per Abbagnato che in 40 pagine circa riesce a condensare la politica degli ultimi decenni fino ad oggi quasi minuto per minuto con estrema dovizia di particolari.
Musica- Francesca Viscone. La creazione del consenso si puo’ ottenere in vari modi. Uno di questo e’ nella diffusione dei valori fondanti di una organizzazione attraverso i canali meno tradizionali, secondo una logica comune, che invece in passato sono stati gli unici utilizzati per la trasmissione del pensiero, della storia e delle tradizioni, ovvero le canzoni. Il caso cui si fa riferimento per partire e’ quello del cd sulle musiche delle ‘ndrine diffuso in Germania nel 2000. Ora non e’ canticchiando una canzoncina che diverremo mafiosi ma inevitabilmente i messaggi che essa contiene modificheranno, anche se impercettibilmente, la percezione delle immagini che recepiamo quando ci vengono presentati determinati fatti criminali. Così la vedova non di fatto, ma d’onore, perche’ il marito e’ in carcere e non morto, sarà quella che ci farà pena e parzialmente ma inesorabilmente attenuerà il peso della colpa del marito. E’ una cosa cui mai avrei pensato, in piu’ trattata in un testo cosi’ scorrevole da non trovare intoppi nemmeno nei testi delle canzoni che ha citato (stiamo parlando di calabrese!).
Riproduzione delle mafie – Francesco Piccinini. Questo si presenta come un racconto. Ha l’aspetto piu’ di un noir anche se, quel che ci racconta, in fondo e’ una storia vera. Si parte con un volo che sta atterrando a Parigi di sera e attraverso la descrizione del tragitto che percorre per arrivare a casa, l’autore ci narra la conquista della città francese da parte della camorra. La trasformazione che ha avuto il quartiere francese che ospita i migranti italiani e in particolare napoletani, che,loro malgrado si ritrovano sotto casa la parte di Napoli che avrebbero voluto volentieri lasciarsi alle spalle. Al di là del contenuto del racconto (il cui soggetto, non protagonista, e’ un ex affiliato alle cosche che si e’ dovuto rifugiare in Francia per salvarsi la vita) è la formula scelta per l’esposizione del tema che mi ha particolarmente colpita.
Cinema e tv- Andrea Meccia e Anna Bisogno. Meccia, l’avevo gia’ letto in qualche pezzo, Anna Bisogno no, ma il loro pezzo e’ molto interessante. Cinema e tv sono trattati separatamente ma con un fine comune ovvero valorizzare tutto quello che e’ stato fatto in questi due mezzi di comunicazione per dare valore aggiunto alla diffusione dell’informazione sui protagonisti e le vittime del mondo delle mafie. E’ un campo dove i contributi sono spesso prove di stile della “rappresentazione” visto che e’ complicato fornire un prodotto che insieme riesca ad attirare l’attenzione del grande pubblico e a non essere recepito come un documentario noioso, il tutto nel lasso di tempo di una proiezione. Attraverso un percorso temporale che abbraccia la storia degli ultimi 30-20 anni degli eventi cinematografici (su piccolo e grande schermo) si analizzano i contributi, uno ad uno, e la loro validità dandone gli spunti corretti per andare oltre la solita retorica legata ai film del genere. Non essendo una appassionata del genere sia al cinema che in tv, riscuotere il mio interesse, vuol dire aver colpito nel segno!
Psicologia- Corrado De Rosa Serena Giunta. Questo è il contributo che mi ha dato qualche problema di coscienza e non tanto di comprensione. Si parla di psicologia e piu’ in particolare del tema della devastazione psicologica che colpisce chi decide di uscire dall’ambito del mondo mafioso pentendosi e quella delle comunità e delle vittime di mafia. Ma, non avendo preso mai preso in considerazione il possibile conflitto interiore che si vive prima di maturare tale decisione (mi riferisco al primo punto ovvero alla psicologia del pentito), questo pezzo mi ha decisamente spiazzata, nonostante al fin fine non posso non dire che probabilmente, guarderò a queste persone con occhi differenti. In fondo, però, quando si parla di mafiosi o camorristi si pensa a Riina o Sandokan, ma in effetti non si arriva a giustificare chi confessa perche’ quel che ti ricordi sono sempre e solo i morti ammazzati. E’ un saggio con il quale empaticamente puoi tentare di capire, ma che fa a pugni con un retaggio “vendicativo” radicato nel comune pensare che trae origine da tanti eventi luttuosi che hanno macchiato la storia italiana, con cui bisogna comunque fare i conti.
Evoluzione criminale – Massimiliano Amato
Il ruolo della donna nelle organizzazioni criminali – Antonella Migliaccio e Iolanda Napolitano
Il risultato della devastazione- Emiliano Di Marco e Carmen Pellegrino.
Questi pezzi li accorpo, anche se i temi sono differenti, si agganciano sempre alla storia e sono argomenti che difficilmente ho trovato trattati in giro.
Nel primo si fa riferimento sì all’evoluzione della camorra, ma non come storia criminale, bensi’ come storia strettamente evolutiva del “fenomeno” criminale. Tre entità camorra, stato e imprenditori, che nel corso del tempo arrivano a confondersi in maniera tale che la partecipazione abbastanza definita nei perimetri di competenze di ieri e’ diventata invece, oggi, un’unica entità dove i ruoli sfumano l’uno nell’altro. Potremmo sintetizzarlo come un aggiornamento della teoria di Sutherland.
Nel secondo invece si tratta del ruolo delle donne nella storia delle organizzazioni criminali, nel caso specifico nella camorra, confrontando i ruoli di ieri e di oggi. Ed e’ interessante scoprire che non moltissimo sia cambiato; quel minimo cambiamento ha fatto sì che alla donna, laddove essa arrivi ai vertici, venga riconosciuto un ruolo chiave che non sempre e’ commisurato alla dote criminale.
Il terzo e’ un viaggio interessante nel mondo prettamente casertano. In circa 40 pagine sono riusciti a raccontare la storia criminale che ha distrutto tutto cio’ che ha potuto avere sottomano. Morti, collusioni politiche e imprenditoriali hanno devastato non solo le vite di intere generazioni di uomini ma hanno anche lasciato in un posto, nato come rurale paradiso mediterraneo, una serie di segni indelebili che rimarranno lì anche in futuro a ricordare quale devastazione sia stata realizzata sotto gli occhi e nel generale disinteresse di tutti. L’evoluzione di questo scempio è stato amplificato nel momento in cui è divenuta terra promessa per gli immigrati. Questi luoghi sono definiti l’Africa d’Italia, se non vado errata, ma non e’ la terra promessa che gli immigrati si aspettavano scendendo dalle barche col pezzo di carta con sopra scritto “Villa Literno”.
La nuova “religione”- Marcello Ravveduto. Anche Ravveduto avevo avuto l’opportunità di leggerlo nel blog. Bel pezzo sul nuovo *credo collettivo*, nato sulla scia di eventi luttuosi che hanno acceso i riflettori sulla mafia, e di analisi sui linguaggi comunicazionali che devono stimolare l’impegno civico e civile dei cittadini. E interessante il confronto sociologico fra “l’impatto e le derivazioni della lotta antimafia e la religione” e colpisce ancor di piu’ per il suo sottolineare, e io con lui concordo, che i familiari delle vittime di mafia, sopratutto quelli piu’ conosciuti, rifiutano l’appellativo per i loro congiunti di eroi. L’eroe alla fine e’ morto, ma l’esempio no.
Questo intervento termina una antologia di 585 pagine scritte fitte fitte e cui seguono vagonate di riferimenti bibliografici, Url di siti e altre informazioni interessanti, citati qua e là negli interventi. Non e’ una cosa che vi rimarrà impressa come l’aveste imparata a memoria, perche’ non si pone come un vangelo e ne vuole esserlo. Quel che questi bravi *lavoratori* (prendo in prestito da Sergio Nazzaro questa definizione perche’ non tutti sono scrittori o giornalisti) si propongono di fare è quello di presentare la nostra realtà con altri strumenti, che siano inerenti al loro lavoro principale o ad una loro passione poco importa, ma rimane un ottimo e valido compendio cui fare riferimento ogni volta che se ne senta l’esigenza. Quel che probabilmente vi rimarrà, almeno a me e’ successo cosi’, e’ l’impressione di aver visto nascere un’era alternativa a quella imposta dal giornalismo imperante, fatta di professionalità e voglia di mettersi in gioco che traspare dai loro interventi e l’aver avuto la possibilità di affrontare temi spesso trascurati o non trattati con semplicità e competenza.
Non ho voluto raccontarvi nei minimi particolari ogni pezzo, per scelta voluta, come non troverete (chi mi legge abitualmente sa benissimo a cosa mi riferisco) particolari definizioni o metafore per commentarvi questo libro. La verità e’ che il testo parla per sé stesso e non ha bisogno di alcuna introduzione. Si puo’ selezionare i pezzi che si vuole subito approfondire e/o affrontarli in tempi differenti ma la raccolta avrà sempre una sua ragion d’esistere indipendentemente dal momento storico in cui la si legge; questo perchè gli argomenti presentati e la loro trattazione non sono il racconto quel che succede oggi, ma sono analisi e conclusioni, valide nel tempo, da cui partire per comprendere un fenomeno che, allo stato attuale, si presenta in un modo e domani evolverà in un altro. Ma come avviene nei problemi geometrici, la soluzione si trova se si conosce la teoria; ecco questa raccolta e’ una buona teoria per provare ad comprendere i problemi di domani.
Vorrei anche informare chi mi legge che gli autori di questo libro hanno devoluto l’intero ricavato dei diritti d’autore ad un progetto particolarmente importante, ovvero la creazione di una redazione, in collaborazione con Agoravox, a Scampia. Anche se Scampia non e’ fatta di sola camorra, questi baldanzosi 23 hanno deciso di creare l’opportunità di fare informazione con una redazione, proprio lì, nell’occhio del ciclone, a simboleggiare che nessuno puo’ fermarla.
* c’e’ un refuso, il blocco non si chiama “Mafie raccontate” bensì “Mafie quotidiane”;)
Strozzateci Tutti
di Bruno De Stefano, Nello Trocchia, Pietro Nardiello, Alessandro Chetta, Giorgio Mottola, Claudio Papaianni, Raffaella R. Ferrè, Gianni Solino, Vincenzo Ammaliato, Sergio Nazzaro, Giovanni Abbagnato, Francesca Viscone, Francesco Piccinini, Andrea Meccia, Anna Bisogno, Corrado de Rosa, Serena Guinta, Massimiliano Amato, Antonella Migliaccio, Iolanda Napolitano, Emiliano Di Marco, Carmen Pellegrino e Marcello Ravveduto e introduzione di Marco Travaglio
Alberti editore, ed 2010
Prezzo 20,00€
E qui il blog dove potete leggere i loro interventi: Strozzateci Tutti

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