"Beatrice. Il canto dell’Appennino che conquistò la capitale." Paolo Ciampi – Un libro di altri tempi..



Beatrice e’ stata una impresa dello scorso anno. Non perche’ sia una brutta storia e nemmeno perche’ sia raccontata male, ma sicuramente perchè ci siamo incontrate nel momento sbagliato. La certezza che alla fine io e lei ci siamo intese e’ dovuta al fatto che, ancora adesso dopo mesi dalla lettura di questo testo, posso tranquillamente scriverne senza dover fare appello al libro stesso per ricordarmi immagini e pensieri.

Siamo nel secolo scorso. Un medico viene chiamato perche’ c’e’ una donna anziana in fin di vita. La donna abita in una una casa isolata dal piccolo centro urbano e per andare a farle visita bisogna proprio andarci a piedi inerpicandosi su mulattiere poco agevoli.Questa e’ l’unica descrizione non afferente alla protagonista che c’e’, a parte quella del finale. La donna e’ Beatrice Bugelli di Pian degli Ontani e, cogliendo l’occasione di quest’incontro, racconta la sua vita fatta di povertà dignità lavoro e ottave. Vive in montagna e nella sua vita non ha l’occasione di andare a scuola, come avviene per molti bambini e giovani dell’800 lavora come pastora, negli orti e l’unico grande diversivo e’ la transumanza verso in prati toscani. Però, come dice lei spesso nelle sue canzoni, la montagna le è maestra e attraverso il canto riesce a creare ottave talmente armoniose e belle da essere ricercata per questa sua qualità che non sfruttò volutamente sino in fondo. L’intelligenza di questa donna sta proprio in questo nell’apprezzare e comprendere quale dono le sia stato dato e nel volerlo condividere con chi, come lei, lo apprezza e lo capisce, non solo perché e’ una tradizione, ma perché vive quel che lei narra. La straordinarietà non sta solo nell’improvvisazione di ottave fra loro coerenti e armoniose ma nella possibilità di fare di quel canto un modo per esprimersi che sia unico e universale, che racconti la vita, le gioie e i dolori. Beatrice, non ha conquistato la luna, non è diventata ricca e nemmeno una cantante internazionale però nonostante questo, e’ riuscita, suo malgrado, a rimanere leggenda e orgoglio di un popolo che in lei ha sempre affidato il proprio orgoglio e dignità che sono stati cantati e in pochi e radi versi tramandati anche ai posteri.

Questo libro pertanto e’ la trascrizione di un immaginario dialogo che ridà nuova voce a Beatrice per darle una seconda possibilità. Un pò come attendere che colga l’occasione per rimediare alla sua naturale antipatia a lasciare informazioni di sé se non in forma orale. E’ un libro lirico che va letto con la calma della montagna e, forse, in questo ho sbagliato ma mi era arrivato in una catena di lettura e in questi casi si corre un po’ per non far aspettare troppo chi sta in coda dietro di te. E’ una bella storia, raccontata con il piglio delle donne di altri tempi che ricordano una vita fatta di stenti ma anche di grandi soddisfazioni, ed è un testo, per chi ama la montagna e i racconti della gente che lì vive, che vale sicuramente la pena leggere! Insomma una storia di altri tempi raccontata con magistrale pazienza e dovizia di particolari di Paolo Ciampi.

Beatrice. Il canto dell’Appennino che conquistò la capitale.
Paolo Ciampi
Sarnus Edizioni, ed. 2008
Prezzo 10,00€


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