"Io casalese", Antonio Trillicoso – Giovani e generalizzati…

Immagine presa da qui

Parlare di questo libro è semplice e al tempo stesso complicato, perché questa raccolta di racconti, non si propone di cercare consensi ma solo di parlare, attraverso i pensieri di un giovane di 16 anni, di una realtà che si pensa conosciuta, ma che troppo spesso è immaginata come generalmente deviata. Quello che è carattere distintivo della nostra contemporaneità è la grande facilità a “generalizzare”. Così avviene non solo per Casal di Principe ma anche per Scampia oppure per l’ormai famoso quartiere della Magliana che addirittura è famoso per due opposti “la banda” e i “Cesaroni”. 
Generalizzare fa’ si che ci si aspetti che alla Magliana, parlino tutti con spiccato accento romano, spillino vino e magari i figli vadano a commettere rapine o crimini. E se questo vi fa ridere, sappiate che fondamentalmente abbiamo sostituito le dicerie di una volta come “torinesi falsi e cortesi” o anche i pregiudizi su alcune regioni o città come “i genovesi sono tutti tirchi” con questa serie di nuove convinzioni, che non solo continuano a ferire gli interessati,  ma dimostrano in maniera inappellabile che la nostra nuova società non si è affatto evoluta rispetto la precedente.
Il problema non è poi tanto che un pubblico lontano pensi che al nome “casalesi” corrispondano solo il gruppo di affiliati o facenti parte dell’omonimo gruppo di clan, ma è pratico ovvero lo vivi come un mero atto di razzismo nei tuoi confronti. Pensare ai casalesi come tutti camorristi è come pensare che chi non ha il nostro stesso colore di pelle sia sporco e così via. Fondamentalmente bisognerebbe utilizzare la parola “ignoranza”, ma si sa a noi italiani, piace etichettarci in maniera estrema e quindi ci piace autogiudicarci male, per poi scendere in piazza a dimostrare che non siamo cosa diciamo di essere e che all’estero siamo convinti pensino di noi solo perché lo sentono dire da noi! Lo so è una frase un po’ contorta, ma in fondo è abbastanza vicina al reale.
Cipriano, è il protagonista e voce narrante di questo “senso di vuoto” e di “non comprensione” di una visione deviata adulta che genera una realtà deviata. E’ figlio di un’onesta famiglia di lavoratori, va a scuola e sbriga le incombenze giornaliere assegnategli, forse meglio di molti giovani di oggi. Ma abita nel famoso triangolo della camorra che fu oggetto di uno dei racconti che compongono l’ormai famoso libro “Gomorra” e dei tanti altri che ne sono seguiti. Il fatto che sia così famoso dovrebbe farlo stare sotto i riflettori, dovrebbe impedire che certe cose avvengano e dovrebbe far vivere, chi della legalità ne fa un’abitudine, in maniera normale e alla luce del giorno, ma non è cosi’. E’ come se questi riflettori avessero il loro cono di proiezione settato un po’ più in alto rispetto il terreno e quindi lo spettatore non vede tutto, ma solo la parte che gli viene restituita dal teleschermo senza rendersene conto. E questa voluta mancanza fa si che in una provincia, che di solito ovunque essa sia ubicata genera sempre un pò di problemi nei giovani (che si sentono sempre isolati dal mondo cittadino) e che ha un’alta concentrazione camorristica  – e non “è piena di soli camorristi”-, quella “zona d’ombra” permetta alle cose di andare comunque come sempre sono andate a dispetto dello “sdegno” sfoggiato all’uopo in questa o quella manifestazione del ricordo o di questa o quella proiezione di film denuncia. Quello in fondo è spettacolo. Quella che vive, invece, Cipriano è la vita vera; una vita che, se fosse perfetta, sarebbe un film e, invece, come può capitare a tutti è fatta di parenti a volte non tutti onesti, di amici alcuni dei quali alcuni potrebbero fare scelte discutibili e di altri che invece vivono normalmente. Non c’e’ nulla di diverso dalla vita di altri se non che alcune di queste eventualità hanno un nome conosciuto. 
Ora se quello che vorreste da questo libro è Gomorra (come è comunemente inteso questo libro), rimarrete delusi. Ma se volete essere guardati attraverso voi stessi, direttamente un po’ più sotto del cono di proiezione, avete trovato il libro giusto, che vi spiega in semplici parole come voi vivreste questa vita, lì dove ogni giorno si additano le persone come camorriste non facendo caso al fatto che lo siano o no, ma solo per appartenenza geografica. Avrete trovato ragioni giuste per indignarvi, che non sono solo la questione mafiosa, ma il lassismo classico italiano che permette che sia comprabile tutto anche la rispettabilità. Così una macchina scelta per fare i “fighi” (temo che il temine sia desueto nel gergo odierno ma rende l’idea) facendo quelle che una volta chiamavamo le “vasche” in giro per il paese o per la città per attirare le ragazze, non è altro che la Bentley che il capo camorra vuole nel suo garage per attestare il fatto che “lui può”, e sono medesime manifestazioni di una necessità di restituire una immagine silente ma inappellabile indipendentemente dalla regione in cui cio’ viene fatto. Solo che lì si chiama camorra e da noi si chiama sventatezza giovanile; e quindi  questo linguaggio fatto di oggetto-> messaggio non è una caratteristica di Casal di Principe o Casapesenna. Pertanto, seguendo il ragionamento della generalizzazione, anche noi,  cui almeno una volta nella vita ci è tanto piaciuto andare in giro con il macchinone, siamo stati tutti potenziali camorristi. Ma altresì vero che lo siamo ogni volta che generalizziamo perché facendolo alimentiamo una macchina infernale che permette di vedere solo una parte della medaglia e non tutta.
Ecco questo libro in fondo è questo, quel che c’è e non si vede, perchè la normalità non fa notizia e non si può passare sotto forma di scoop. A noi non fanno l’applauso ogni mattina quando arriviamo in ufficio, a scuola o in banca. In questo siamo tutti uguali da nord a sud. Ma se poi avviene qualcosa che destabilizza la normalità siamo sempre pronti a puntare il dito e a giudicare, quando i riflettori sono accesi,  su quel che ci fanno vedere e poi a dimenticare. Ci indignamo a comando, quando in una trasmissione ci dicono che quello “è il male”, ma non ci preoccupiamo affatto di farlo quando un mobilificio per essersi rifiutato di vivere nell’illegalità perde il negozio o il magazzino in un incendio, al massimo possiamo dire “Non lo sapevo! Colpa della stampa!”. Leggendo questo libro mi sono accorta che la mia realtà paesana non è molto differente da quella di Cipriano sono solo i nomi assegnati a queste cose che cambiano l’accettazione di questi fenomeni come non rilevanti qui e lì invece enormi tratti distintivi del fenomeno mafioso.

Probabilmente, se fossi un’insegnante e dovessi scegliere un libro da far leggere ai miei ragazzi, sceglierei questo che è scritto con un’attenzione molto particolare nel cercare di rispettare il pensiero di un ragazzo giovane che cresce e si trova man mano a guardare il suo mondo con occhi differenti. E non solo per far loro capire che generalizzare “è male”, ma sopratutto per portarlo come esempio. Un esempio perché i valori che ha Cipriano fin dalla nascita oggi si danno un pò per scontati; perché nel vivere una situazione limite, scegliere su che strada rimanere in maniera così netta è sì frutto di una buona istruzione – forse, soprattutto familiare – ma è altresì scaturita da una intelligenza selettiva e analitica che permette di vedere non solo al presente, come molti di noi faremmo, ma anche al possibile futuro che si potrebbe prospettare. E non è una dote naturale. E’ una scelta di vita, fatta da un piccolo adulto.
E’ un libro scorrevole e sincero, che si legge veramente in un soffio ma che ti lascia una sensazione di benessere, perchè se nonostante tutta la generalizzazione, può ancora esserci un Cipriano, allora non siamo così in ritardo nel correggere i nostri errori consueti.
Piccola postilla informativa. Per avere questo libro io ci ho messo mesi, per poi scoprire che era possibile averlo in pochi giorni. Evitate tutte le librerie online o reali che non siano la FNAC che ve lo fornisce a stretto giro di posta anche ordinandolo sul suo sito: http://www.fnac.it/
Seconda postilla informativa (Giuro l’ultima!). Se siete educatori o semplici lettori e volete avere contatti con l’autore per presentazioni o informazioni c’e’ un gruppo che gestisce lui stesso su Facebook che si chiama come il libro “Io casalese” e che trovate qui: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_178135182223456&ap=1
Io casalese.
Un giovane di Casal di Principe racconta la terra dei clan.
Antonio Trillicoso
Diana Edizioni, ed. 2010
Prezzo 9,00€

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