"Il professore di desiderio." Philip Roth – Io sono in quanto desidero…

Immagine presa da qui
Scrivere questa recensione è un po’ come fare la protagonista di Sex and City, ho provato a riportarla in altri binari, ma purtroppo il nocciolo è quel che vedrete scorrere in questa ultima versione delle mie impressioni. Questo libro varrebbe l’acquisto solo per la bellissima, toccante e vibrante descrizione di David Kepesh nella sua visita, come professore universitario e di origine ebraica, a Praga, in ferie, e più specificatamente sulle tracce di Kafka.  Chiaramente questo è un cameo di un romanzo che invece affronta altri temi ovvero la sessualità e il nostro rapporto con essa e attraverso di essa con gli altri.


Non ci possiamo nascondere dietro un dito, la rivoluzione sessuale ha modificato la vita di tutti, anche quella di chi non c’era ed è nato dopo. Così, nonostante il perbenismo e la discrezione, che fino a qualche tempo fa, nascondeva questo strano modo di rapportarci con noi stessi e con gli altri oggi la propria identità sessuale è parte integrante dei nostri rapporti pubblici, con amici, parenti e anche con sconosciuti. Kepesh, in questo senso, unisce i due mondi quello poco prima che venisse innalzato questo spartiacque e quello successivo, senza affatto nominare questa piccola rivoluzione, ma ne sottolinea le differenze utilizzando il confronto continuo con i genitori, confronto peraltro mai forzato perché non giunge per risolvere situazioni e problemi ma rientra nel classico rapporto di una vita normale di persone del tutto normali. E se l’ironia sull’approccio sessuale decantata da Kundera in quarta di copertina, a mio avviso è latente e poco presente, quel che io ho trovato decisamente attraente è il verso che viene fatto alla domanda del secolo cui apparteniamo e che accompagna molti di noi: “E se avessi agito in altro modo o avessi scelto di stare accanto ad un’altra persona, come sarei oggi?”. E’ una domanda per Kepesh che riguarda prettamente la scelta di persone con cui passare la vita, scegliere la svedese tanto libera nei gusti sessuali ma povera di altro e quindi una scelta solo di letto o è meglio vivere con una borghese, meno libera da remore, ma che ha altre qualità. Le donne di Kepesh sono tante e tutte differenti fra loro ma, tutte, sembrano essere figlie del tempo di cui si parla; sono quelle che hanno perso la loro femminilità a favore di un approccio più maschile alla vita o sono donne medio borghesi, che convinte che la vita non sia cambiata nei costumi anche se sanno che invece non è così, vivono le grandi contraddizioni tra quel che si è e si rifiuta di essere e quel che invece è l’immagine che vorremmo di noi stesse. Ci sono anche quelle convinte che tale coniugazione possa aver luogo contemporaneamente nella stessa persona che poi si rivelano la scelta migliore. Anche Kepesh prende le misure per costruire un se stesso accettabile e in se riunisce tutte quelle caratteristiche di cui noi donne moderne ci lamentiamo sostenendo che “Gli uomini di una volta non esistono più”.


Quel che esce un pò a sorpresa da questo testo è che nella contemporaneità non è più solo che “Cogito ergo sum” ma “Io sono in quanto desidero” e il vocabolo desiderio in questo caso non sta a rappresentare il significato più puro, ma il vero e proprio desiderio sessuale. E non è una novità, perché ogni giorno vediamo l’identità sessuale di uomini e donne che viene tradotta e usata non solo per rapportarsi con l’esterno ma proprio per viverlo. Sono in quanto conosco gli ambiti più reconditi del mio desiderio, quelli che nessuno può conoscere se non solo me stesso. Sono in quanto intuisco quel che gli altri vogliono da me. Sono in quanto ho trovato un compromesso fra quello che desidero e quello che invece colui/lei che vive con me rappresenti la maggior parte di quel che voglio. Sono perché come il giovane Holden, figlio di un tempo in continua evoluzione e differente da tutti quelli che ci hanno preceduto, ci ho messo una vita a prendere le misure e a capire, ma non ne voglio essere ancora sicuro al 100% perché posso e devo sempre ricercare una soluzione migliore, se per me vale più il desiderio o l’amore senza di esso non possa definirsi tale. Ma sono perché ho capito che non devo rifiutare la mia natura a favore del perbenismo che vedo in giro, perché la facciata nasconde in tutti quelli che sono i miei contatti come amici, conoscenti, parenti e anche sconosciuti, lo stesso travaglio interiore e la differenza tra me e loro è solo nella misura in cui queste contraddizioni rimangano nascoste all’altrui sguardo.
  
E’ un male o è un bene? Non saprei io la vivo come una evoluzione verso tempi successivi; per l’autore l’interesse a sciogliere il dilemma non c’e’ e il romanzo rimane aperto a qualsiasi soluzione più ci aggradi. Quel che è certo che questo romanzo non è da tutti, non perché sia troppo elegiaco, ma perché questa “ossessione” del protagonista non è latente ma estremamente presente in ogni azione del protagonista e a tratti forse, un pò troppo presente. Mettiamola così, la vena di romanticismo e di amore lascia il passo alle immagini e riflessioni sul sesso e anche se il riferimento alla grande e illustre Colette è presente, viene però indicato troppo tardi perché voi abbiate la possibilità di decidere se volete proseguire o no.  Trovo comunque interessante che la ricerca sulla follia di Kafka, che poi per me è più paranoia che altro, venga messa a confronto con questa “follia” che poi non è altro che la caratteristica degli uomini e delle donne di oggi. Trovo decisamente accattivante che si parli di libertà mettendo a confronto quella culturale con quella sessuale e , non di meno, ho trovato decisamente particolare che nel capitolo di cui vi sto parlando (e di cui ho accennato all’inizio di questa recensione), accanto ai resoconti di questa visita riescano a comparire, Praga, Kafka, un cimitero ebraico e Colette che lasciano intendere che tutte queste sfaccettature di una vita come cultura, introspezione,vita (anche religiosa) e sessualità possano renderci liberi se troviamo il modo di farli convivere nella stessa persona anche pacificamente. Che il sesso qui, in fondo, non sia un’ossessione quale io l’ho classificata? A voi, sciogliere l’arduo dilemma…


Il professore di desiderio
Philip Roth
Einaudi editore, ed 2009
Collana “Super ET”
Prezzo 12,00€







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