[Dal libro che sto leggendo] Un peso sul petto



“Secondo voi fa le messe nere quello là?”, si erano chiesti poco dopo, durante la riunione che i ragazzi della troupe avevano indetto per scegliere il candidato ideale.“Ma figurati, non lo vedi che è uno sfigato? Fa così per darsi un tono.”Nel loro ingenuo mondo postadolescenziale i “cattivi” si presentavano con un grugno malvagio, le sopracciglia arcuate in un’espressione infida, la pelle segnata dal vizio, gli occhi offuscati da pensieri inconfessabili e dalla colpa che essi si portavano dietro. Non sapevano ancora che il Male spesso corrisponde al vuoto: è l’assenza di colpe, l’assenza di pensieri, l’assenza di segni e di espressioni. Il Male non ha coscienza e di conseguenza, non pensa, non si tormenta, non si consuma. Il Male non ha bisogno di farsi pubblicità, è liscio come una fortezza di alabastro, senza profondità, viene agito senza essere interiorizzato ed è capace di riflettere sempre una sola immagine: il delirio di superiorità del suo perpetrare. Il Male ha bisogno solo di qualcuno che se ne faccia carico. Un volontario zelante, una vittima entusiasta: uno come il fido Barney, ad esempio, il servo goffo del Baratro.



Un peso sul petto
Vittoria a.
Eclissi editrice, ed 2011
Collana “I dingo”
Prezzo 12,00€

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