“Le giostre sono per gli scemi”,Barbara di Gregorio – La vita è una ruota…

Immagine presa da qui

Questo è il romanzo d’esordio di una scrittrice che è stata contattata da Rizzoli, in seguito alla lettura di alcuni suoi racconti, e, alla quale, è stato chiesto di provarsi nello scrivere un intero romanzo. Questo dev’essere un punto fermo da tener presente sia nel leggere la mia recensione e sia, se vorrete, nel leggere questo libro.
La trama è abbastanza semplice, in una Pescara sospesa nel tempo e nello spazio, vivono due fratelli figli della stessa madre e di padri differenti. Leonardo è il più grande cresciuto nella totale mancanza del padre da cui dipendeva in maniera viscerale. Suo padre era un giostraio e nonostante fosse in giro con il suo ottovolante per l’Italia, quando era piccino, tutte le sere rientrava a casa per stare vicino a suo figlio e cullarlo per addormentarlo ma sono ricordi lontani della memoria del ragazzo. Alla fine dell’estate del suo settimo anno di vita, sparì nel nulla lasciando crescere il figlio in una marea di “se non avessi” “se fosse successo” etc. Chicco è invece il figlio del rapporto con il secondo compagno che si chiama Pietro e che, con lei, lavora in una pizzeria e insieme tirano avanti una vita normale ma in un’aria decisamente pesante. Lavorando di sera, Chicco ha l’opportunità di crescere con suo fratello del quale a mano a mano ha anche lui un bisogno viscerale di approvazione. La storia, nelle sue quasi trecento pagine, narra un momento di crescita di questi due fratelli e di un’affinità o appartenenza fra loro ora rifiutata e ora accettata.
I temi che ne vengono fuori sono molteplici, ma purtroppo sono un po’ abbattuti dall’aura pesante che circonda e avviluppa tutto il romanzo. E’ un pò come girare una città in una calda ma grigia giornata, non piove, le nubi trasmettono abbastanza luce da apprezzare i volumi dei palazzi e dal certificare che stai girando di giorno, ma il caldo, che potrebbe essere una cosa buona, diventa opprimente perché l’aria è ferma e sembra che le nuvole impediscano all’umidità di lasciare il luogo ove si trova. Sensazione brutta? La medesima che accompagna tutto il libro. Ora, non ho letto i racconti della Di Gregorio, ma nonostante al Festival, nella sua presentazione dello scritto, io avessi capito altro, mi sono ritrovata un libro potenzialmente bello, ma “attufante” e forse scritto troppo di fretta.
“La vita è una ruota” si dice spesso qui da noi, per dire che gira che ti rigira, sempre allo stesso punto si ritorna, oppure in un’accezione un po’ differente, indica che oggi quel che succede a me potrebbe succedere domani ad un altro. Barbara sembra aver preso come riferimenti la prima versione di questo detto e su quel significato ha improntato il suo racconto. La vita ha anche un motivo per essere generata, motivo per il quale si studia si cresce e e ci si alza ogni giorno. Il problema è comprenderlo prima che i giri della giostra della vita siano finiti, perché arriva sempre il momento di scendere per far spazio a qualcun altro. Chicco e Leonardo, presi nel momento in cui si affacciano alla vita, stanno cercando chi sono e cosa sono, circondati da personaggi che credono essere vuoti ma che , in fondo, sono parte della spiegazione come anche gli affetti che sembrano sempre di “carta” in confronto a questo legame non coltivato fra i due fratelli. Tanto più Chicco cerca Leonardo tanto più quest’ultimo s’isola dal mondo. L’immensa sensazione di rifiuto subita da piccolo in Leonardo s’ingigantisce ogni anno e non gli da pace. In più ogni storia, sembra suggerire l’autrice, è un cerchio nel quale si incastrano i cerchi delle vite di coloro che entrano a vario titolo nella nostra esistenza come affetti amicali o amorali o semplicemente familiari. Tutti anelli connessi fra loro. E tutti in qualche modo dipendenti dagli altri. 
Detta così è un capolavoro, ma, e c’e’ sempre un “ma”, il tema viene svolto in maniera confusionaria. Sembra quasi che la storia sia, sì, apparsa in un momento, quasi in un sogno, ma che nella fretta di scriverla, per non perderla negli appunti abbia perso qualche parte o abbia invertito qualche situazione, e che fino all’attimo di stampa essa non sia stata rivisitata. La difficoltà di leggere questo libro è data da questo, dallo stare dietro all’autrice come se si stesse percorrendo una galleria di quadri e lei dicesse le informazioni in velocità e nel momento in cui tu arrivi davanti all’opera lei avesse già concluso la spiegazione e fosse già incamminata al successivo. Quindi si perdono i tempi e si confondono, alcuni dialoghi spuntano, senza un’apparente ragione e te li devi ricordare qui e li quando li cita. Anche i personaggi si ripetono nel tempo, ma sono talmente poco descritti o accennati all’inizio, che fai fatica a capire che si erano incrociati già quando te li vedi spuntare nello scorrere della storia. Il tutto sempre circondato da questa coltre pesante che sembra incombere, non solo su Pescara, ma anche sul libro stesso e che riesce a rendere sbiadito anche il giubbetto rosso con la toppa a banana di Leonardo. Leggere questo libro è un’impresa vera per chi si avvicina per la prima volta ad un autore e questo genere (che è a metà fra un romanzo classico con declinazioni quasi da noir, che nicchia ad una forma nuova, ma rimane comunque saldamente ancorato all’impianto classico del romanzo) di certo non aiuta. C’e’ però da dire che l’idea c’è, la motivazione per raccontare pure, si sente lo sforzo dell’autrice nel voler proporre una cosa affatto scontata e c’e’ talento, che magari deve farsi le ossa, ma c’è.
Non è un libro per tutti per le caratteristiche citate anche se, devo ammettere, che se anche non avessi conosciuto l’autrice, probabilmente avrei comprato lo stesso il libro attirata dal format accattivante e dal  titolo, perché spesso le mie scelte sono dettate anche da questo e in particolar modo quando quel che trovo non fa parte dei generi o scrittori che comprerei ad occhi chiusi. Però è un libro che consiglio di tenere presente per tanti motivi fra cui spicca la forte voglia di proporre temi profondi, cosa rara nei romanzi editi ora da alcune grandi case editrici (meno per i piccoli editori), e perché secondo me Barbara, con la sua verve esplosiva e con il suo non prendersi per forza sul serio, saprà ancora stupirci in futuro.
Buone letture,
Simona

Le giostre sono per gli scemi
Barbara Di Gregorio
Rizzoli Editore, ed. 2011
Prezzo 18,00€

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