"Niente trucchi da quattro soldi", Raymond Carver – Manifesto di intenzioni…

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Probabilmente anche Carver sarebbe stupito di tutti questi libri che contengono le sue intenzioni. Però quel che traspare da tutte queste selezioni è un profondo rispetto per l’autore e il suo approccio alla scrittura e agli allievi scrittori. Come spesso diceva, non scriveva romanzi perché lo annoiava e perdeva di concentrazione mentre trovava i racconti decisamente più interessanti. Quel che l’opera carteriana rivelava, al tempo in cui era ancora nel suo arco di espressione, era un grande e mirato processo di revisione dei testi, anche quelli già pubblicati. E questo per mio conto, di lettrice, è la cosa più onesta che un autore può fare nei confronti dei suoi lettori.

Quello che sovente accade, almeno in molti testi editi negli ultimi anni, non solo con quelli di narrativa nazionale ma anche internazionale, è che il lettore si trasformi in una specie di psicologo attento alle fobie dello scrittore di turno e sommerso da tutto il suo fiume di parole. E per quanto mi compete Carver ha ragione nel dire ” I racconti , come le case – o anche le macchine, se è per quello- dovrebbero essere costruiti per durare. Dovrebbero anche essere piacevoli, se non. Bellissimi, da guardare e ogni cosa al loro interno dovrebbe funzionare”. Per far questo Carver da la sua ricetta: scrivere di getto la prima scrittura e chiudere se possibili il proprio testo in un posto dove non lo si possa vedere, passato il momento d’entusiasmo, riprendere in mano il proprio lavoro con spirito critico e revisionarlo con onestà senza aggiungere trucchi.

Questo concetto è il fondamento sul quale si basa la scrittura carveriana che non pretende di essere concepita come talento naturale ma come quello costruito in anni di costante applicazione e senza la pretesa di essere per forza accettato com’è. Unico appellativo rifiutato è “Minimalismo” termine associato alla sua scrittura ad un certo punto della sua carriera. Per uno scrittore che proviene danna scuola gardneriana questo termine rappresenta uno svilimento del proprio processo creativo che basa buona parte del suo lavoro sulla revisione. Cosa che peraltro è comune a tutti i grandi scrittori.

Il racconto o romanzo o poesia, diventa come la creazione di una bambola. Una bambola che nasca dal nulla non ha vestiti o altro, ma richiede prima la formazione di un corpo, e poi dei capelli, i tratti caratteristici come naso occhi e bocca e infine la creazione di un modello. Ma le bambole, più sono “costruite” nei vestiti e nelle fattezze e perché no nei materiali e più sarà difficile che le bambine ci si affezionino. Potranno desiderarle, ma la bambola preferita sarà quella un pò consunta, stropicciata e vissuta con la quale hanno condiviso le notti buie e magari nello stesso buio hanno confidato le paure o i desideri più reconditi. Ecco il lavoro di Carver concepito per durare è un sintesi questo, una bambola “vissuta” cui ci si affeziona e la cui storia rimane con noi per lungo tempo coperta da un velo di tenerezza nel ricordo del periodo in cui l’abbiamo conosciuta e amata.

Chiaramente il prodotto letterario subisce, come tutte le arti, il gusto di chi lo fruisce che sovente, anzi sempre, ne decreta il giudizio e il successo. Ma se vi fermate a pensare, quanti autori contemporanei, non classici, sono in gradi di fare questo scoprirete come me che sono pochi se applicherete al vostro giudizio la stessa “onestà” che Carver chiede agli scrittori.

Come anche nel precedente libro, anche questo è una raccolta. Nel precedente di articoli e lezioni, in questo prevalgono più gli aforismi. Se non avessi letto il precedente, confesso che con la struttura di questo libro, forse non avrei apprezzato appieno la filosofia carveriana, perché lo spezzettamento dei concetti, per il mio personale gusto, mi rende faticoso entrare in questo mondo fatto di concetti assoluti che però non appartiene allo scrittore. Quando Carver spiega, infatti, nei suoi articoli e nelle sue introduzioni aggiunge fatti, situazioni e citazioni che aiutano nella comprensione di quel che vuole dire, mentre in questo caso, questa selezione, riduce il concetto all’osso. Pertanto il consiglio è, se non conoscete Carver di leggere prima l’altro testo e poi questo che organizza in concetti dandogli una consequenzialità che sia consona al sottotitolo che è stato messo sotto: “Consigli per scrivere onestamente”. I due libri si compensano e si sostengono in maniera quasi naturale, credo anche che il curatore e il traduttore siano gli stessi del libro edito sotto l’egida Einaudi. Ma mentre “il mestiere di scrivere” si presenta come un modo per entrare nella filosofia dello scrittore questo organizza i pensieri assoluti come fossero un manifesto d’intenti. Visto il costo esiguo, sia per i lettori che per gli scrittori io consiglierei, la lettura di entrambi i testi che sono, a mio avviso, assolutamente imprendibili.
Buone letture, Simona



Niente trucchi da quattro soldi
Consigli per scrivere onestamente
Raymond Carver
Minimum fax Editore, ed. 2002
Collana”Filigrana”
Prezzo 9,00€


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