"La nobile arte dell’insulto", Liang Shiqiu – Quando la tattica militare diventa elegante

Immagine presa da qui

In un momento in cui l’offesa e l’insulto hanno raggiunto caratteristiche grottesche e nel quale, prendersi a parolacce e urla , è divenuta consuetudine io ho scelto di leggere questo libello che invece inizia la sua veloce trattazione (sono non più di una quarantina di pagine eliminando pagine semivuote, introduzione di Michele Serra e la premessa di Gianluca Magi che ne è il traduttore) con l’invito alla riflessione oggettiva su chi è da ritenersi oggetto della critica e chi no.

Come già detto, a commento de “La fattoria degli animali” e in altre recensioni, al giorno d’oggi o fai parte di una fazione o sei un traditore, una macchina del fango, un fascista, un comunista e chi più ne ha più ne metta. E mentre in Cina, dove questo manualetto, editato nel 1933, corrispondeva e, ironicamente, corrisponde tutt’ora alle esigenze di una società ancor oggi non completamente libera di esprimere i propri pensieri e dubbi – ed è per questo che è diventato subito famoso e un classico, nonché il titolo è diventato un comune modo di dire -, in occidente è rimasto lungamente sconosciuto a testimonianza che la cultura cinese ha molto ancora da insegnarci. Il mio acquisto ora, a parte dettato da una curiosità riguardo il particolare titolo (no dico, c’era da stupirsi? 😉 ), è anche sintomo di una ricerca di riscoperta del valore della parola, in questo caso “insulto” di cui mi sento oggetto quasi ogni volta che accendo la televisione e leggo il giornale, riviste e anche qualche blog, oramai da troppo tempo.
Insultare, prendere per idiota il proprio pubblico, proporre contenuti scarsi o convenienti, passare per cultura ciò che non lo è, indottrinare il proprio uditorio e nascondere o omettere a questo informazioni che potrebbero far decadere le nostre posizioni è un insulto, e spesso questo viene perpetrato a spese dei contribuenti. La mia risposta a ciò è stata quella di spegnere la tv e molti giornali e accendere il cervello.

Pertanto, se vogliamo fare appello alla riscoperta delle parole, tenendo sempre conto che il valore non è matematicamente assoluto, ma a volte legato alla cultura e ai codici, in base ai quali nei vari paesi certe cose vengono percepite, possiamo prendere spunto dall’unico concetto valido nello scadente libro di Carofiglio “La manomissione delle parole”, ovvero ricercare nella cultura stessa il valore e l’utilizzo della terminologia adeguata in maniera da scoprirne le varie accezioni, comprenderne l’utilizzo corretto e acquisire un vocabolario consono che ci permetta di esprimerci senza frustrazioni e senza aggressività.
Perché proprio nell’aggressività, oltre ad una sciatteria di fondo, corrisponde anche la mancanza di contenuti e, qualora vi siano, la mancanza di terminologia adeguata per esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni sfocia nella frustrazione aggressiva . E questo non solo genera aggressività ma anche il rifiuto aprioristico di comprendere ciò che non viene espresso nella povera terminologia in uso tutti i giorni. E questo lo possiamo provare praticamente andando in ufficio e a scuola e imponendoci per un giorno di applicare una terminologia più adeguata e meno di basso profilo, basterà guardare le facce di chi ci ascolta inebetito e concluderà dicendo, nella migliore delle ipotesi, “Ma hai mangiato un vocabolario a colazione?”.

Questi, non sono concetti nuovi, anche Liang in luoghi e tempi lontani sente l’esigenza di sottolineare che per utilizzare al meglio l’arte dell’insulto bisogna far affidamento ad una buona oratoria -intesa non solo come dotazione di adeguato vocabolario ma soprattutto della coniscenza del significato reale della terminologia a nostra disposizione- e conoscere se stessi (della serie “chi è più pulito scagli la prima pietra!”). Bisogna essere sagaci e conoscere chi ci sta accanto che, con il suo dissenso o assenso, può decretare la nostra vittoria o sconfitta. E pertanto questo succinto saggio raccoglie queste: “Le regole”, ovvero quelle di base, per condurre a buon fine il nostro intento facendo appello alla cultura taoista e della guerra, conducendo un eventuale duello verbale in maniera elegante e inopinabile, sottolineando la pochezza del nostro avversario, non in base al surclassamento verbale, ma alla dimostrazione della pochezza delle sue convinzioni e azioni, senza fare prigionieri! Fate conto che siano regole di buona condotta per insultatori di professione, dopotutto, la più grande vittoria, non è l’insulto in sè ma l’approvazione dell’uditorio, ottenuto non con le urla da pollaio o interrompendo in continuazione il nostro interlocutore – magari come si fa oggi facendo appello alle regole dei tempi televisivi, sempre troppo stretti nei momenti in cui si dice ciò che non ci piace! – ma combattendo ad armi pari. E per far questo serve preparazione e motivazioni fondate.

Io l’ho trovato un libro particolarmente divertente e interessante, con una puntualissima premessa di Magi, il traduttore, che invita a tenere conto di alcune componenti, non molto conosciute , della cultura cinese e di quella taoista. È un libro da tenere e da regalare, magari a persone che, speriamo, non ci facciano mai oggetto di pratica per verificare se i concetti espressi sono applicabili!

La nobile arte dell’insulto
Liang Shiqiu
Einaudi Editore, ed 2011
Collana “ET classici”
Prezzo 10,00€




– Posted using BlogPress from my iPad

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