"L’ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore", Randy Pausch – Le piccole cose importanti…

immagine presa da qui

Se oggi vi dicessero che domani non ci sarà futuro e che fra qualche giorno o qualche mese la vostra vita sarà finita, che cosa fareste? È quello che è successo a Randy Pausch a Settembre del 2006 scopre di avere un cancro al pancreas, viene operato e sottoposto a chemioterapia che, successivamente, scopre non essere stata risolutiva. Poco prima di questa ultima lezione, gli confermano al massimo sei mesi di vita. Ha più di 45 anni, è insegnante universitario una moglie e tre adorabili bambini. Cosa fare? In normalmente ci si immagina che la gente, che versa in questo stato di cose, impazzisca dal dolore o si deprima paurosamente. In effetti non avviene quasi mai così. Perché la certezza dell’ultimo appuntamento, ha effetti del tutto inaspettati e , di solito, chi lo vive si preoccupa fino all’ultimo di chi lascia. È come se il fatto di avere una scadenza ci permettesse di focalizzare le cose più importanti da fare.

Quello che Pausch decide di fare è comunque la sua ultima lezione universitaria, di congedo dagli studenti e dal corpo docente e, nonostante sia uno dei professori più severi, un pò per la notizia della malattia e un pò perché ha saputo entrare nei cuori delle persone con le quali ha avuto contatti per lavoro e studio, questa lezione sarà seguitissima, sia dal vivo che sul web. In più nel libro, che ne descrive lo svolgimento, aggiunge anche altre storie.
L’intento finale? “Un gioco di gambe”. Conosciuta più come “finta di gambe”, nel gergo sportivo e per Pausch nel campo educativo significa insegnare qualcosa per imparare altro. Così la lezione da “congedo” si trasforma in “storie di vita vissuta”, in “massime per vivere meglio la propria vita” e in una “eredità” per i propri figli che da grandi avranno la possibilità di rivederla.

La bellezza di questo libro è che lo stile di vita di questo insegnante, sebbene abbia vissuto lontano da noi mille miglia e abbia fatto una carriera diversa dalla nostra, è basato su  massime che sono decisamente universali. Non bisogna essere scienziati per sperimentarle, ma solo riscoprire la saggezza di una volta, quando non esistevano il telefono azzurro, i genitori che avevano dei forti sensi di colpa verso i figli, la tv, i giochi elettronici, e che tempo faceva lo scoprivi solo aprendo le finestre alla mattina, perchè sapevi bene che le previsioni della sera viste in tv in bianco e nero e sentite in radio non ci prendevano mai!

È la “saggezza di una volta”, fatta dei genitori che non ti piazzavano davanti alla tv e che preferivano che tu facessi uno sport per imparare non tanto a diventare “Del Piero” ma piuttosto che apprendessi il gioco di squadra. L’epoca dove lo scappellotto, era quello che ti arrivava quando proprio non riuscivi ad imparare la lezione e che temevi quando facevi enormi errori. E la punizione più grande non era un scappellotto più forte, ma quando la punizione non arrivava proprio e i tuoi ti facevano vivere per un pò con quel grosso senso di colpa. Non c’era la mamma che pensava che il proprio figlio fosse comunque un genio, non si facevano allora le file dai professori per decretarli ignoranti, ma c’era la consapevolezza che forse non ti eri impegnato abbastanza e che dovevi dare di più.
Eppure, nonostante molti sgraneranno gli occhi a questi ricordi, noi siamo cresciuti così e non è che siamo venuti poi tanto male!

Pausch ne è talmente convinto da aver traslato tutti gli insegnamenti ricevuti, nella pratica della formazione universitaria, conscio del fatto che il professore più tosto è quello che ti ricordi di più nella vita e certo del fatto che la scalata alla sua approvazione vale di più di un buon voto in una materia facile da affrontare. La formazione dei nuovi uomini e donne, non in funzione del becero passaggio di informazioni, ha il suo valore e garantisce a questi, una volta arrivati nel mondo del lavoro di affrontare la vita di petto, di riconoscere il valore della sconfitta come quello della vittoria e di trarre comunque insegnamento dagli errori. Mai imporre i propri desideri sui propri figli, ma aiutarli a focalizzare le loro ambizioni, e dirgli che se lavoreranno intensamente per costruirsi il loro sogno, alla fine l’avranno vinta o comunque si avvicineranno al loro obiettivo e non avranno le remore di non averci provato.

Molti delle massime e delle deduzioni qui inserite, sono altrettanto valide per gli adulti. Perché come dice anche Pausch non c’è un momento stabilito per ricominciare, si può sempre riprendere in mano la propria vita, ma bisogna focalizzare bene quel che si vuol fare e come si intende arrivare all’obiettivo pena l’insuccesso del proprio progetto.
Quindi progetto, team, leadership, cuore, gioco di gambe, sogni,serietà, ironia,autovalutazione e ringraziamenti, sono le parole che ricorrono di più in questo libro e che fanno da elenco delle qualità che bisogna coltivare non solo per ottenere i risultati sperati, ma anche per vivere meglio i giorni, pochi o tanti che si hanno davanti, consci che se anche non conosciamo l’ultima scadenza potremo assaporare appieno ogni giorno della nostra vita. In fondo sono queste piccole cose che sono veramente importanti…
È un libro da avere e tenere sul comodino e da rileggere quando ci sembra che tutto vada male, perché ci ricordi la maniera giusta per mettere in prospettiva le cose. L’ultima lezione è solo “ultima” in parole, perchè come voleva il suo enunciatore, le parole gli sopravviveranno non solo nei figli ma anche in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo o l’intelligenza di leggerlo.
Un libro veramente imperdibile.

Buone letture, Simona

L’ultima lezione
La vita spiegata da un uomo che muore
Randy Pausch
Rizzoli Editore, ed. 2009
Collana “BUR, Biblioteca universale Rizzoli”
Prezzo 9,90€



– Posted using BlogPress from my iPad

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