"La morte non è cosa per ragazzine" , Alan Bradley – Il giallo stile retrò non delude mai…

Immagine presa da qui



Devo ammettere che questo libro l’ho comperato quasi esclusivamente per il titolo e per la copertina che trovo veramente deliziosa. Me lo sono regalato per il mio compleanno ed è stato acquistato in una libreria di Anzio che, come molte, mette in vendita a prezzo pieno anche libri che sono in esposizione (quindi paragonabili ai libri usati) e in questo caso più di altri perchè guardandolo sul dorso superiore era evidente che il libro era stato completamente letto. Oggi, con la legge sul prezzo dei libri, probabilmente lo poserei e lo comprerei su Amazon in offerta e intonso. Quindi, non fate come me e, da oggi, pretendete di avere libri adeguati in vendita, altrimenti cambiate librerie ce ne sono milioni in giro o altrimenti comprateli realmente usati al prezzo che gli spetta, cosa che anche io farò d’ora in poi.

Questo libro, lo troverete catalogato per adolescenti ma, secondo il mio personale punto di vista, va benissimo per tutti. È un giallo scritto rivolgendosi ai lettori come adulti e il fatto che sia stato categorizzato così è solo dovuto al fatto che l’improvvisata investigatrice, che è anche la protagonista del libro stesso e si chiama Flavia, ha 11 anni. Il motivo che rende, una storia di una undicenne, adatta anche per gli adulti è dovuto al fatto che essa parli in prima persona e alterni ragionamenti da adulti, che ricordano molto un piccolo Poirot, con momenti di pura fanciullezza.

La trama, generica, perchè non vi svelerò tutto come al mio solito, riguarda appunto Flavia che vive in un paesino dell’Inghilterra nell’immediato dopoguerra. Ultima di tre figlie e orfana di madre non ha buoni rapporti con le sorelle maggiori, e ha un padre molto più interessato ai francobolli che al resto. Della sua quotidianità fanno parte anche la Signora Mullet, la cameriera e cuoca, e il Signor Dogger, giardiniere tuttofare reduce di guerra della quale ancora porta ferite psicologiche. Il paese non è grandissimo e circondato dai campi coltivati, da un fiumiciattolo e da un piccolo bosco. In questo idillio, arriva un furgoncino che decide di rompersi proprio davanti alla sala che, il vicario del paese, da in concessione per le riunioni e le feste e, fatalità vuole, che gli occupanti del mezzo rotto sia burattinai. Di qui parte una storia intricata di relazioni e conoscenze non svelate che non iniziano, come il classico impianto vorrebbe, da una morte ma, quest’ultima, ne è il traguardo finale che permette la soluzione.

È forse la seconda volta che mi capita, in un giallo, che la morte non sia il “la” che da inizio alla storia, ma che ne sia il “Deus ex machina” che ne permette chiusura. Flavia, bambina schiva a causa delle anngherie delle sorelle, si dedica alla sua insana passione per la morte e per i veleni e passa il suo tempo nel laboratorio costruito in casa dal suo prozio giocando con le provette, i becker e gli alambicchi quasi fosse la piccola antenata di C.S.I.
Però, nonostante dicendolo così la cosa stoni un pò e sembri grottesca, tutti questi particolari fanno sì che, inseriti nel contesto creato dall’autore, essi siano perfettamente pertinenti. I riferimenti sono quelli classici, essendo inglese, c’è l’approccio compiaciuto alla Poirot che si contrappone all’investigatore ottuso che tanto ricorda il sergente Japp che dipende dall’aiuto poirottiano (anche se sempre inizialmente tenta di fare a modo suo). Ci sono tutte queste signore che animano il villaggio che ricordano tanto quelle vicine di Miss Marple e c’è lo svolgimento dell’impianto classico di un libro giallo, costruito su temi moderni come la ricerca delle impronte e l’analisi in laboratorio della terra e delle piante coltivate, che si contrappone ad una vita che si rifà, in maniera nemmeno nascosta, ai tempi vittoriani.

Omettendo la questione posta in apertura di questa recensione, sul libro venduto come nuovo, questo libro, a mio personale avviso vale l’acquisto. È deliziosamente trattato in maniera scorrevole e, fino alla fine, mantiene tutto il suo ritmo. Fatto bene, tradotto ed editato altrettanto bene, non vi sono errori di battitura e ortografia (stupite!), e l’intreccio è veramente ben fatto tenendo in piedi tre storie, due omicidi ( si lo so del secondo non vi avevo accennato, ma mica vi posso dire tutto io!!) e la storia personale della protagonista e di chi le vive vicino.

L’autore ci tiene tanto al suo lavoro con Flavia che per tutto il tempo qui e li piazza nei ricordi della sua piccola protagonista anche il giallo precedentemente scritto e credo proprio che , non appena avrò la possibilità , acquisterò perché trovo che questo autore abbia dalla sua non solo talento, ma anche e sopratutto, l’eleganza retrò per restituirci storie contemporanee che abbiano il sapore lontano di zia Aghata.

Buone letture, Simona

La morte non è cosa da ragazzine.
Alan Bradley
Mondadori Editore, ed 2011
Collana “Le strade Blu”
Prezzo 17,50€




– Posted using BlogPress from my iPad

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