"Un ragazzo" Nick Hornby – L’accettazione di se stessi…

Immagine presa da qui


Se c’è una cosa difficile è proprio quella di riconoscersi e di accettarsi. Questo perché, in fondo, noi pensiamo di sapere come siamo, ma non ne siamo perfettamente consapevoli. C’è una forte differenza tra vedersi e guardarsi, che passa fra quello che “vediamo” di noi in uno specchio e il “guardare” che è la percezione che ci viene restituita da chi invece ci guarda. Così, spesso e volentieri ci scopriamo molto o poco differenti da quello che ci immaginavamo o che volevamo fortemente essere come se, il rincorrere un archetipo di riferimento rispetto ad un altro, ci garantisse una vita più lunga e il “soggetto” indicatoci dalla percezione degli altri di noi stessi fondamentalmente fosse come un oggetto estraneo. Eppure, come Nick Hornby sembra suggerire, questa accettazione arriva ma solo quando abbiamo la corazza, di cui giornalmente ci copriamo, intaccata o usurata. Nel momento in cui lasciamo entrare nel nostro spazio qualcuno impariamo a conoscerci anche con riluttanza, ma lo facciamo.

Il romanzo, che sinceramente sembra più un racconto lungo, senza per questo sottintendere che sia allungato ma solo che le dinamiche dei vari capitoli sono organizzate in maniera così snella e ritmata da avere le caratteristiche di leggerezza tipica dei racconti lunghi. La differenza fra i due stili di narrazione in età contemporanea è data proprio dal ritmo che nel romanzo spesso non ha bisogno di autoritmarsi, perché è impegnato a incrociare trame ed eventi, quindi ad autocostruirsi fino al punto massimo in cui situazioni e personaggi intervengono per tirare le fila della storia. Nei racconti non c’è questo trastullamento ozioso, ogni capitolo la storia può finire, un personaggio sparire, e quindi si rende necessario far entrare il lettore nelle situazioni, renderle riconoscibili come anche i personaggi. In quest caso diviene difficile anche per il lettore abbandonarli perchè arrivi ad un tale livello di conoscenza che diventano come amici reali.

E così avviene per questo bellissimo libro di Nick Hornby che non ha bisogno di conquistarvi con sotterfugi da quattro soldi, ma vi dimostra che anche la storia più semplice può fare grandi cose solo curando personaggi e intrecci e senza avere particolari effetti speciali. Fiona e Clive sono di Cambridge dove viveva con il loro figlio Marcus. I due divorziano e il figlio segue la madre a Londra.
Ci sarebbero tutti i presupposti per una storia pizzosa, lei è depressa, sfigata, noiosa, vegetariana a modo suo, si veste in maniera improponibile, non ha grossi argomenti e più ci prova e più si deprime e tenta anche il suicidio. Ecco il punto di rottura, la prima corazza intaccata. Nella storia subentra Will, londinese 36enne, single impenitente,figlio di un compositore famoso per una canzoncina di natale dei diritti della quale vive, che ha da poco scoperto che abbordare madri single è più di suo gusto che cercarsi un’altra fidanzata oca. Le madri single di cosa hanno bisogno in fondo? Ascolto, qualche cenno di partecipazione, un sì con la testa o un “mmm”, una serata fuori per affrancarsi da questa convivenza con il figlio e basta. Poi partecipa ad una riunione di genitori single, ad un picnic con tra i bambini anche il Marcus citato sopra. E’ stato affidato a Fiona proprio alla stessa donna che spera di conquistare, una papera e altre corazze intaccate.
E la cosa sorprendente è che le fila di tutta la storia non sono in mano all’autore, ma bensì al suo personaggio principale Marcus che con la sua presenza, le sue domande e azioni, definisce non solo lo spazio di ogni personaggio ma anche la caratterizzazione dello stesso rendendogli un’identità nuova e portandolo a confrontarsi con questo nuovo “io” che non aveva mai preso in considerazione. 

Cose del genere avvengono tutti i giorni, la storia non è così particolarmente nuova, i personaggi si muovono nella contemporaneità e certi dialoghi surreali potrebbero anche appartenere al vissuto di ognuno di noi. Ci sono realtà nuove che sono state appena assimilate, come le famiglie allargate o i genitori single, c’e’ il tema della solitudine e della crescita e il rapporto con se stessi e con gli altri. Hornby, ci ha inconsapevolmente o volutamente inserto tutto, come stesse mescolando i tanti ingredienti di una ricetta all’indiana. E ne ricava una storia estremamente realistica, non sdolcinata e scorrevole concepita con l’intelligenza che permette di non trascurare nessuno e nemmeno le sfumature di un gesto o di uno sguardo. Così quando chiudi il libro un po’ ti spiace un po’ lasciare la compagni che ti ha accompagnato, ma nonostante la normalità della storia che hai letto, certi sapori rimarranno sopiti e sonnolenti nell’attesa di essere risvegliati.

E’ una storia molto carina che si legge in un soffio e io, fossi in voi, non me la lascerei sfuggire se non l’avete già letta,
buone letture a tutti,
Simona


Un Ragazzo
Nick Hornby
Tea Editore, ed. 2010
Collana “Teadue”
Prezzo 8,60€ 

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