"Shakespeare scriveva per soldi", Nick Hornby – Consigli di lettura psichedelici contemporanei…

Immagine presa da qui


Il titolo è già tutto un programma! E, in effetti, questo libricino di Guanda Editore, che racchiude i pezzi di Hornby per una rivista letteraria, non tradisce affatto le aspettative dei lettori che si siano un po’ informati sull’autore in questione. Non vi citerò la biografia, perché basta andare sul suo blog, peraltro pieno di ottimi spunti qui ( e se non conoscete l’inglese basta un becero traduttore e un pochino di buon senso e riuscirete a comprendere di che si tratta), ma sappiate che Hornby è il classico scrittore che ricomprende nel suo lavoro tutte le sue passioni personali che vanno dal calcio (anche gli inglesi ne sono malati), alla musica.
Così per la rivista “The Believer” (suppongo sia questa la rivista in questione e trovate l’archivio del 2004  qui) per la quale lavora comincia a redigere un diario mensile. All’inizio inserisce i libri comperati e quelli letti nel mese, che non è detto che coincidano, anzi quasi mai lo fanno. Segue un unico pezzo in cui fra un racconto di quel che è successo in quel lasso di tempo, dalla vita personale al resoconto di una partita di calcio (il primo pezzo comincia proprio con un commento relativo ad una partita dell’Arsenal) o la riflessione su un’uscita di un disco, lascia spazio, in maniera straordinariamente naturale, anche alle impressioni o riflessioni sui libri letti. 
Questo, che vi presento, è uno di due libri, che sono entrambe raccolte, di cui il presente è chiaramente il secondo che si interrompe nel 2007-8 (vado a memoria perché il libro l’ho lasciato alla casa al mare) visto che nell’ultima lista dei libri comperati ricordo che compaia anche “Gomorra” che in Italia dovrebbe essere stato editato nel 2006 e l’effettiva “modalità best seller” l’ha assunta qualche anno dopo, quindi è plausibile che alla fine del 2007 sia stato tradotto in inglese. Se mi sbaglio ditemelo, non mi offendo. Il primo libro di questa raccolta è “Vita da lettore” che, prima che vi domandiate perché recensisco prima il secondo invece del primo, ho comperato insieme a questo volumetto ma, al momento di scegliere mi attirava più il titolo del secondo, e come al mio solito li leggerò al contrario rispetto a come sono stati concepiti ( concordo, frase alquanto complicata, ma non me ne viene una versione migliore!).
C’e’ una sottile linea di curiosità che induce lettori assidui a leggere recensioni. Chi mi conosce o mi legge da tempo, dovrebbe oramai sapere che io sono profondamente allergica alle recensioni d’autore o meglio di “critico”, visto che sono sempre più convinta che queste siano frutto della non lettura dei libri oggetto del pezzo ma dello sbirciare le quarte di copertina (tant’è che comincio a pensare che queste non siano nate per noi che i libri li comperiamo per leggerli, ma solo per aiutare i recensori famosi!) e quindi spesso mi ritrovo a leggere un libro, andare a ricercare le recensioni che avevo precedentemente trovato e a rendermi conto che non c’e’ nulla di ciò che è citato nel pezzo giornalistico. 
Nel caso di Hornby l’eccezione è data dal fatto, che si tratta di un autore inglese e quindi si spera fuori dai giri dei sollazzamenti tra critici e autori e case editrici italiane e che soprattutto sia uno che ha l’inguaribile modo di infilare la sua visione personale in tutto. Se non fosse scrittore, per quanto attiene i libri, lo si potrebbe paragonare a quegli italiani che sotto il mondiale diventano improvvisamente artisti della strategia calcistica. 
Invece proprio quando parla di libri è nel suo campo, ma l’approccio è quello dell’esploratore. Non ne esce, infatti, un amore per un genere che viene preferito ad un altro, ma solo una sana curiosità e uno spirito di osservazione che oggi e forse mai abbiamo trovato nei nostri “critici”.


In fondo l’azione di leggere non pretende la scelta di schierarsi. Lo scrittore in fondo fa il lavoro che può rivelarsi il più democratico del mondo, perché davanti alle sue parole ci si può schierare a favore o contro ma, al tempo stesso, si può anche non farlo affatto. Il risultato sarà differente per tutti e tre i casi, magari nell’ultimo sarà un pochino superficiale perché ci apparirà soltanto il significato della sequenza delle parole, ma anche quella è scrittura. Se poi, finito il libro, siamo pronti a mettere in discussione quello che abbiamo letto e andar oltre, lì, ci addentriamo nel campo della critica. Ma la “critica” in questione non è necessariamente detrazione ma sicuramente l’individuazione di un “modello di lettura e interpretazione”, come dice Segre. E, se questo il nostro “establishment di critici” lo ha perso di vista, in altre realtà è invece ben presente. Hornby, non fornisce in questo caso modelli, ma si rivolge al suo pubblico come fossero un gruppo di amici che si vedono per un caffè e commentano gli ultimi avvenimenti e le ultime cose lette. In alcuni commenti va a fondo, come quando parla del ruolo dello scrittore “Shakespeare scriveva per soldi” è appunto preso da un suo commento in merito, in altri rimane in superficie dando comunque profondità a qualche concetto.
Il risultato, almeno nel mio caso è stato di leggere con la matita in mano appuntando questo o quel libro che mi sarebbe comunque piaciuto approfondire, proprio come avviene quando mi capita di parlare con gli amici di libri.
Pertanto v’inserisco solo una parte di quelli che hanno colpito me e che ho acquistato e letto (a volte sono anche andata oltre acquistando anche altri libri dell’autore appena scoperto)  e le cui recensioni avete visto e vedrete prossimamente in questo blog. L’utile in tutto questo è che si tratta di libri datati per il “corrente modo di intendere editoriale” e che quindi troverete in molti casi anche in versione economica o usata.
In “Shakespeare scriveva per soldi”, scopriamo che Hornby è cognato di Robert Harris, celebre autore di “Gostwriter” (io ho acquistato la pessima versione “Oscar Mondadori” a 6,80€ che è per metà del libro piena di errori di sillabazione e di lettere invertite o sbiadite e quindi vi consiglio se possibile di cercare un’altra versione se c’e’!) e uscito quest’anno, a Settembre 2011, con un nuovo titolo “L’indice della paura” (edito anch’esso da Mondadori alla spropositata cifra di 19,90€, si spera che almeno in questo l’editing del testo sia almeno corretto), e nella trattazione che si suddivide in due mesi (nel precedente l’ha comperato e nel successivo lo ha recensito ma ne parla in tutti e due i pezzi) è possibile notare l’iniziale ritrosia di lettore. che sa che detto autore fino ad allora ha scritto libri storici, e la sua sorpresa nel leggerlo portatissimo nel condurre un abile intreccio in un thriller si stampo contemporaneo che ne segna il cambiamento come scrittore (da soggetti storici a contemporanei). La sopresa e la voglia di comunicarlo non trascendono nel compiacimento parentale, ma sono e si presentano come reali.
Questo è solo uno dei tanti esempi, tra cui spicca anche Tom Perrotta, autore di “L’insegnante di astinenza sessuale” (quadro rappresentativo di un’America rurale che vive il periodo del cambiamento tra ’68 e metà degli anni settanta ricalibrandosi faticosamente sui nuovi assetti della società che hanno fatto da basi per quella contemporanea), e che in America ha avuto il primo successo con “Bravi bambini”. Il primo è edito da E/O in versione economica a 9,00€ ( se vi state chiedendo perchè me lo ricordo a memoria, il motivo è molto semplice, la versione economica costa più delle paritetiche “edizioni economiche”di altre case editrici e si distingue da esse per un ammasso di colla nella rilegatura che fa si, che alla terza lettura, anche se siete lettori accorti, si possa trasformare in un libro a fascicoli settimanali!), mentre “Bravi bambini” lo trovate nella collana BUR a 7-8€ oppure nell’edizione Rizzoli “scrittori stranieri” a qualche centesimo in meno (edizioni curate anche dal punto di vista della rilegatura, anche se sono edizioni economiche e di prezzo inferiore al caso precedente). Per i suoi lavori, Perrotta è stato definito ora il “Cecov” americano e ora “l’Hornby” d’America. Per il primo, mi sembra un pochino azzardato, al secondo si avvicina solo per il punto d’osservazione su una realtà contemporanea in “presa diretta” puntando alle  caratteristiche sociali evidenti che spiegano  comportamenti o atteggiamenti sociali mentre per il resto ho difficilmente trovato congiunzioni.
Ci sono altri libri che ho preso dai suoi consigli e uno di questi e Ian McEwan “Chesil Beach”, un paio di libri sulla questione nazista e un libro di James Shapiro “1599”, che chiaramente era troppo bello scoprire tradotto in italiano, ed è acquistabile solo in versione inglese. Il motivo per il quale quest’ultimo ha attirato la mia attenzione è che è un esperimento di letteratura storica differente dagli approcci contemporanei. Il soggetto di questo libro è Shakespeare, ma l’autore non ha deciso di raccontarlo come biografia completa, modalità che troviamo anche percorsa dalle grandi firme della letteratura che se ne sono occupate, ma solo in un anno il 1599. Nella narrazione entra tutto il mondo che questo importante personaggio ha vissuto quell’anno e il sapore di quel momento, un anno come tanti che scorre, per coloro che lo vivono come tanti altri, ma che, riletto secoli dopo assume non solo un valore storico ma diventa una vera e propria finestra sul passato. Ecco, tenendo conto del mio inglese da autodidatta, per la recensione di questo libro dovrete aspettare parecchio, e non dite che non ve l’avevo detto! Ce ne sono sicuramente altri, ma non mi sovvengono al momento, quindi, visto che una volta che li riavrò in mano (ho la casa in balia dei muratori!) ve li inserirò in fondo a questa recensione e nei relativi commenti che inserirò libro per libro quando verranno pubblicati.
Il metodo più corretto per leggere questa raccolta di pezzi, secondo me, è quello vero e proprio dello scambio di visioni; non vi vuole convincere a leggerli, ma solo condividerli. Probabilmente vi troverete, come ho fatto io, a riflettere e a decidere di acquistare qualche titolo e magari dopo averlo letto di condividere o no le elucubrazioni di Hornby che, comunque, nel suo approccio democratico, tra un pensiero e l’altro lascia spazio ai suoi lettori per un confronto; non è raro trovare nei suoi pezzi risposte a lettere o mail che gli sono pervenute nel tempo. Potremmo definirlo un libro democratico che non impone ma che espone e lascia la libertà di scegliere un titolo, una vision oppure di rifiutarle, senza per questo perdere il suo valore intrinseco, ovvero una semplice chiacchierata fra amici su libri, letteratura contemporanea e vita di tutti i giorni.
Io ve lo consiglio volentieri, non è necessario seguire l’ordine dei due libri che racchiudono una raccolta, è anche possibile consultarlo in maniera non consecutiva, perdendo però il gusto per qualche rimando a discussioni precedenti. Ma la prossima volta che sarete davanti alla vostra libreria, indecisi su cosa leggere, saprete che almeno qui c’è la possibilità di attingere qualche consiglio proveniente da un passato recente redatto senza secondi fini.

Buone letture,
Simona


Come al solito mi accorgo dopo aver scritto, che ci sono dichiarazioni e/o interviste che potrei utilizzare nelle mie recensioni a supporto di quel che sostengo, ma visto che questa (come anche le altre) l’ho appena finita di rivedere, il suo commento ve lo inserisco qui!

“Sono un lettore abbastanza scrupoloso. Ma sono anche un fan altrettanto attento di sport e fan della TV, e ho tre figli, e ascolto un sacco di musica, quindi … i libri veramente devono lottare per avere un posto nella mia vita. È possibile non ottenere alcun significato nelle recensioni dei critici di un libro. Mi fanno sentire del tutto inadeguato e se fanno lo stesso effetto alle persone come me allora chi è il (imprecazione) a cui stanno parlando? Sto cercando di far sentire il lettore comune come sano di mente.”(dal blog di Nick Hornby)

Shakespeare scriveva per soldi
Nick Hornby
Guanda Editore, Ed. 2010
Collana “Le fenici tascabili”
Prezzo 8,00€











– Posted using BlogPress from my iPad

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