[Dal libro che sto leggendo] La mafia uccide d’estate

Immagine presa da qui




Sebbene solitamente in questa categoria inserisca parti di libri che ho totalmente già letto, questo è realmente in lettura. Il pezzo che vi riporto non è lunghissimo, ma io l’ho trovato molto bello e devo dire che ne sono rimasta particolarmente sorpresa non perchè non avessi fiducia nella possibilità di un politico di affrontare questo tema, ma per il tono personale in cui è raccontato quel che c’è scritto qui dentro. Questa è l’eccezione allo sciopero dei libri, lo so, ma da settembre è l’nico titolo recente che ho acquistato come libro (come da indicazioni del relativo evento su fb cui ho aderito) ma è stato acquistato su amazon;)

Ve lo riporto, perchè a mio avviso è uno svolgimento di un tema che un tempo, purtroppo passato apparteneva a Saviano, che però non ha voluto perseguire nell’intento. Alfano invece qui sa essere più incisivo. Lo potremmo intitolare “Le parole rubate”:

È difficile capire la mafia se non si comprende fino in fondo il suo codice culturale. È questa la sua forza: prima dei mitra, prima del perimetro del mandamento, prima della Cupola, vengono le parole. Non le “loro” parole, beninteso. Ma il senso che loro, i mafiosi, danno alle “nostre” parole. È giusto dire che la mafia ha rubato, con la speranza, anche il futuro ( o quantomeno un pezzo di futuro) a un popolo. È corretto dire che a tanti giovani ha rubato il sorriso; che alle famiglie delle vittime ha rubato, per sempre,la gioia e la serenità. Che a una terra splendida, la Sicilia, ha rubato la reputazione, il buon nome.

E dunque io considero i mafiosi anche ladri.

Sì, ladri. Ladri di speranza, ladri di futuro, ladri di sorriso, ladri di gioia, ladri di serenità, ladri d reputazione, ladri del buon nome del popolo. Eppure c’è un furto, alla base di tutti questi ladrocini, senza il quale i mafiosi non avrebbero la titolarità “morale” di commettere gli altri. Non troverebbero quel consenso sociale sul quale il potere mafioso ha posto le fondamenta. Il furto che tutti gli altri sorregge è il furto delle parole; è il codice culturale che si esprime attraverso il codice linguistico, semantico. Ci hanno rubato le parole, le hanno violentate, ne hanno tradito il senso e hanno trattenuto per loro e per i loro abusi la radice nobile delle nostre parole. Eccole, le parole rubate, onore, rispetto, famiglia, dignità, amicizia.

Uomini d’onore, si definiscono. Ma di quale onore? Che onore può derivare da un omicidio, una violenza, un sopruso? Che onore ha un uomo che uccide? Son uomini del disonore, e tali vanno considerati da tutti coloro che hanno memoria di cosa sia l’onore, di come questo sia alla radice dell’identità, della reputazione, della capacità di meritare il rispetto. L’esatto contrario del disonore vile dei forti contro i deboli, essenza autentica, invece, questa, dell’uomo del disonore.

Il rispetto lo merita la tua vittima, il rispetto lo merita il dolore di chi ha pianto a causa tua, del tuo essere disonorato, del tuo disprezzo del vero senso del rispetto, della completa assenza di dignità in te.

È la dignità che manca al mafioso, anche se pretende di averla.

Quando ci saremo del tutto riappropriati del senso delle parole sarà chiaro a tutti che è proprio il “mafiare” che toglie la dignità. La misura, il decoro, l’equilibrio, la compostezza, la sobrietà, che tutte insieme coniugate, fanno la dignità di un uomo. L’esatto contrario di ciò che antropologicamente un mafioso rappresenta.

Onore, rispetto, dignità: cercando sul vcabolario ci si rende conto che un signicato richiama, addirittura contiene, l’altro. Tutte espressioni confinanti, che non lasciano interstizio libero fra loro. I mafiosi, i ladri di parole, le hanno rubate tutte. Bisogna riprendersele, usandole nuovamente nel modo corretto, non avendo pudore nel tornare ad usarle: onore, dignità, rispetto.[…]

Che poco hanno a che fare con loro la famiglia e l’amicizia. “Noi siamo una grande famiglia” amano dire. No, voi siete un’organizzazione criminale che noi vogliamo distruggere. E, a proposito di amicizia, usano dire:”Noi qui siamo tutti amici”. No, voi siete soci in affar criminali.

L’antimafia passa anche dal linguaggio, dalle parole, dalla restituzione del loro significato all’uso delle persone perbene. Occorre acquisire prima la forza e poi il gusto dell’invettiva antimafiosa, perchè l’invettiva genera e alimenta il disprezzo e il disprezzo genera e alimenta la distanza della gente e di ciascun cittadino dalla mafia e dai mafiosi.



Ora, se fate attenzione alla scelta dei vocaboli utilizzati e alle numersose enumerazioni, sentirete il ritmo di un discorso in crescendo. Una buona prova di scrittura, molto chiara e sentita. Io, l’ho acquistato per il mio interesse nei percorsi di lettura sulla letteratura camorristica e mafiosa, 
Poi mi sono trovata in mano questo pezzo e volevo condividerlo con chi passa di qui, sperando che lo apprezzi quanto l’ho fatto io.
Buone letture,
Simona



La mafia uccide d’estate
Cosa significa fare il ministro di giustizia in Italia
Angelino Alfano
Mondadori Editore, ed. 2011
Collana “Collezione saggi”
Prezzo 18,50€




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3 thoughts on “[Dal libro che sto leggendo] La mafia uccide d’estate

  1. Condivido la tua recensione. Anche io lo sto leggendo e, pur non nutrendo particolari simpatie per l'autore, devo ammettere che è un testo interessante e coinvolgente.

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  2. Mi fa piacere che non sia solo una mia impressione! È sempre bello trovare un libro che abbia uno stile così senza essere troppo retorico;) Allora buona lettura! E a presto;)
    Simona

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  3. Ho letto il paragrafo che hai condiviso con attenzione, e una volta arrivata al nome dell'autore sono rimasta abbastanza di sasso. Trattandosi di un personaggio per il quale nutro sentimenti che si avvicinano al disprezzo, dovrei aver letto il libro per continuare il commento, e qua mi fermo.
    Sto aspettando il momento giusto per finire il video intervista a Don Manganiello e poterlo commentare, ma pare che nella mia giornata 14 minuti ancora non si possano mettere in fila 😛

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