“Factotum”, Charles Bukowski – Ho letto un gran bel libro, ma non era questo!

Immagine presa da qui


Faccio appello alla quarta di copertina perché davvero non saprei come descrivere quel che ho letto, al punto tale che questo libro attende una recensione da quest’estate.

“Avventuroso e osceno, divertito e disperato, sboccato e insieme lirico. Factotum, il romanzo che ha rivelato Bukowsky al pubblico italiano è innanzitutto e sopratutto un ed Henry Chinaski, l’alter ego dell’autore, ne è il protagonista assoluto”.

Fin qui, trascurando il “lirismo” (fandonia bella e buona!), non mente. Perché è vero, l’autore scrive di se stesso, anche nelle sue autobiografie c’è scritto che beveva e si drogava e cercava il modo migliore per non far nulla. ma mi domando e rivolgo la domanda a voi, cosa c’è di “artistico” in ciò? Quando le peregrinazioni da un luogo ad un altro in cerca di un lavoro che ci occupi poco e che ci renda tanto trascritte divengono arte? E allora mi sono chiesta, forse non è questo il “capolavoro” per il quale Bukowski è famoso, forse come Ellis devo leggere qualcosa di altro, perché non è affatto possibile che un’ammasso di fotogrammi che scorrono senza soluzione di continuità e senza un obiettivo possano esser reputati capolavori. Come anche non è possibile che proprio lo scegliere una vita scapestrata, badiamo bene, non perché non possiamo farne a meno ma proprio perché “non vogliamo fare la differenza”, ma pretendiamo che essa venga incontro a noi, sia reputabile come lirico.
Questo libro costituisce il “pardosso” della cultura vigente. E’ uno di quelli osannati da un lato e detestati dall’altro, ma se scendiamo ad analizzarlo non è nulla di diverso che si possa trovare in un qualsiasi diario. sono resoconti di giornate, nemmeno poi tanto romanzate. Però Bukowski, diviene un quasi idolo. Nell’ultimo anno l’ho visto letto e citato come ne fosse nata una nuova moda. E visto che sono una curiosa ho cercato uno dei titoli rappresentativi. Ed era questo. Fa riflettere no?

E la domanda successiva è: questa è arte? E’ talento? E’ un pò come mettere un punto al centro di una tela e dire “ecco a voi, questa è arte!”. Ma non funziona così, non è così che si fa arte. L’arte pretende una ricerca che la muova e che la materializzi, pretende delle motivazioni che muovano l’artista, così come il talento dovrebbe essere quella forza e quel desiderio che ti spinge a tirar fuori dalla tua penna una storia. E’ ansia di comunicazione. Qui l’unica ansia che si distingue è come avere soldi senza far nulla. 

La trama, chiamiamola così, di questo testo è costruita appunto nei passaggi del protagonista da una città all’altra in cerca di un’occupazione che gli garantisca una stanza, sesso, e alcol nulla di più e nulla di meno. Tutto quello che c’è a contorno è uno sbiadito quadro della classe povera degli anni ’30 e ’40 americani. Ma la differenza è sostanziale e da tener presente, c’e’ chi è proprio indigente e questo non compare mai e chi si accontenta di sbarcare il lunario per una birra o di campare alle spalle di chi lo può mantenere. Pertanto proprio perchè anche la scrittura rispecchia questo accontentarsi, lo scritto è solo una lenta inesorabile lotta per riempire delle pagine senza altro obiettivo se non quello di farsi comprare. E in questo vi è perfettamente riuscito, visto che anche io l’ho acquistato.
L’unica cosa soddisfacente è che l’ho acquistato in libro e non in ebook, così potrò facilmente rimetterlo in circolo rivendendolo o scambiandolo per avere un qualcosa di leggibile.
Mi spiace di non aver molto altro da dire, ma veramente “Ho letto un gran bel libro, ma non era questo!”.
Buone letture a tutti,
Simona

Factotum

Chales Bukowsky
TEA Edizioni, ed. 2011
Collana “TEA Due”
Prezzo 8,00€


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