"Jane austen book club", Karin Fowler – Conoscenze superficiali…

Immagine presa da qui





La storia fra me e questo libro è alquanto strana, il titolo lo conoscevo perchè tempo addietro l’avevo visto in una libreria, poi quest’estate, già conscia che sotto c’era probabilmente una fregatura e complice l’abbattimento dei prezzi del 40% di Amazon l’ho acquistato. Chiaramente il santo protettore della lettura ha fatto si che l’ordine rimanesse sospeso per mesi (era probabilmente un messaggio dall’alto!), nonostante il libro fosse disponibile, ed è forse lì che avrei dovuto lasciar fare al destino. Invece io, cocciuta, ho voluto far da me, ho sollecitato e in un batter di ciglia il libro mi è stato consegnato. Gli indizi c’erano tutti, mi sono detta dopo, il problema è che non li avevo focalizzati come tali.


A parte le solite frasette civettuole che dicono che zia Jane ne sarebbe stata “felice”, c’era una copertina tutta rosa che credo molto poco a lei congeniale. E infatti, le premesse non sono state deluse o lo sono state, a seconda di come lo si guardi. Ed è un peccato, perchè andando a memoria questo Neri Pozza è della stessa collana di New York 1916 che invece è, e rimane, un libro, a mio avviso, assolutamente imperdibile! La trama è anche abbastanza semplice 5 donne e un uomo si riuniscono per dar vita ad un circolo di lettura solo di opere austeniane, il motivo scatenante non è solo che tutte le donne hanno una passione per zia Jane, ma anche che una di loro sta vivendo le prime fasi del divorzio. L’uomo? Legge di fantascienza, ma lascio scoprire a voi perchè sta lì. La storia c’è, e si intreccia presentando capitolo per capitolo ogni volta uno dei componenti del gruppo. 
Anche i temi della contemporaneità, come avviene per tutti i libri americani che si fondano su periodi attuali, ci sono: lesbismo, solitudine, il rapporto di coppia, i matrimoni plurimi, divorzio, tradimento, il mondo dei single e via dicendo… E allora cosa c’è che non va? Semplice! Ha usato il movente errato per dirigere la storia! 

Questo libro non è in alcun modo attinenente la sfera di Jane Austen, che entra nei commenti come fosse una Barbara Taylor Bradford, riducendo i pensieri delle componenti compiaciute di aver scelto un siffatto alto riferimento, che però si materializzano al pubblico come un gruppo di casalinghe annoiate e scopiazzanti quel che, loro, immaginano siano i riti e le usanze dell’europa dell’800. Forse è proprio lo scopiazzamento che denuncia la vacuità delle situazioni. E se da un lato tutti gli aforismi dei grandi su zia Jane, che sono situati alla fine del libro, rendono almeno interessante l’aver perso tempo a leggere ( sia lode e gloria a Neri Pozza) tutto il resto si ferma nella sfera del “dimenticabile” non perché sia brutto, ma perchè non ha uno scopo ben preciso e si pone solo come lo scorrere delle pagine, parole, situazioni e ancora parole. Scorrere che è senza un fine logico anzi ce l’ha, ma è solo un fine romantico, niente di più sbagliato o superficiale per testimoniare la mancata conoscenza dei libri di Jane Austen ed è il medesimo motivo che fa si che la maggior parte dei libri che si ispirano ai suoi testi siano visibilmente artefatti. Questo perché si parte dalla superficie e non dal motivo scatenante. Nonostante la Austen abbia cominciato relativamente da giovane a scrivere e per puro passatempo e passione il motivo scatenante non è quello *amoroso* ma *polemico*. La Austen infatti non narra un periodo che lei vive ma fa riferimento spesso e volentieri ad un periodo anteriore svincolando la propria narrativa dalla possibile messa all’indice del periodo e trova proprio nell’epoca cui fa riferimento la possibilità di rincarare questi quadri sarcastici di donne *nate per sposarsi* senza altra via d’uscita. Donne che rinunciano a se stesse e alla volontà di essere *nonostante tutto* e di dire ciò che pensano senza limitarsi a frasi di convenienza.

Un testo come questo avrebbe potuto avere milioni di riferimenti e invece a rappresentare un gruppo di donne insoddisfatte, insicure, tradite o vedove per cause esterne o solo per propria imposizione personale si trova proprio colei che ne avrebbe dipinto un quadro canzonatorio. In più come dicevo i commenti ai testi sono quantomai sterili e non hanno alcuna notizia che faccia capire al lettore che siano andate oltre la lettura superficiale del testo, insomma fanno proprio quello che un bookclub non dovrebbe fare ovvero evitare di sviscerare le storie e le situazioni, perché in fondo il club, i libri e altro sono solo il pretesto per presentare la storia. Che dire, mi dicono che il film sia meglio del libro, sinceramente non ne ho la più pallida idea e se mai lo vedrò ve ne renderò debita recensione, per ora mi limito a non apprezzare il testo. E’ un vero peccato.

Buone letture,
Simona


Jane Austen Book Club 
Karin Fowler 
Neri Pozza Editore, ed. 2005 
Collana “I narratori delle tavole” 
Prezzo 16,00€ 





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