[Dal libro che sto leggendo] Sangue di cane

Immagine presa da qui

Libro controverso e cocciuto che non si lascia leggere facilmente ma che sa dare comunque soddisfazioni. E’ il dialogo in un lungo atto unico di una donna che tira le somme di una storia vissuta fino in fondo con un polacco alcolizzato da cui avrà un figlio, Grzegorz.
Nonostante l’autrice sia siciliana con origini umbre, il testo ha una sapore dei testi dell’area slava della letteratura ed è per questo che ho scelto un pezzo che sta a 3/4 del libro. Non è un libro malvagio, ma non ha un incipit che sia propriamente un invito alla lettura, è una sfida, come è una sfida la vita che decide di vivere l’eroina di questo libro, come è una sfida voler andare avanti “nonostante tutto”. “Nonostante tutto, cosa??” direte voi! Leggete il libro, accettate la sfida e come ricompensa scoprirete il “cosa”. 
Buone letture,
Simona


[…]I sensi di colpa mi davano il benvenuto non appena mettevo piede in casa dei miei genitori. 

Trovai il silenzio, e non Grzegorz sulle braccia di mia madre. Dormivano tutti, tirai un sospiro, altrimenti sarebbero state discussioni. Il bambino era un bambolotto, pieno di pieghe, il viso tondo e i sottili capelli di neonato che ancora non erano caduti, biondi come fili di grano. La sua testolina cosparsa di crosta lattea mostrava la peluria della nuova zazzerina, più scura, devo dire, e infatti oggi il bimbo ha i capelli del mio stesso colore, forse poco più chiari, e non del tuo riflesso ambrato.

Dormiva a pancia sotto, senza succhiotto, non lo volle mai, non lo accettò nemmeno al suo primo vagito.

Indipendente e testardo, simile, nel bene, a quel che potresti essere, se solo volessi.

Non lo allattavo più perché oramai aveva superato il primo anno di età e non era il caso, mi disse il pediatra. Avevo ripreso a fumare, sempre nervosa e sottopeso, non era il caso, riconobbe il pediatra.

Il mio sonno non era mai veramente sonno, non c’erano incubi, e non c’erano sogni. C’era il niente, una specie di percezione inconsapevole mi proteggeva in fase REM e in ogni passaggio fino al mio risveglio. E il mio risveglio era sovente anticipato da un boato, il mio cuore con il battito impazzito.

L’amica psicologa ha detto: “Era l’albore del tuo disturbo d’ansia, dovevi provvedere in tempo”. Appunto, in tempo. E chi ne aveva?

Mi alzavo con le mani che tremavano, senza salivazione, un macigno sullo stomaco. Prendevo Grzegorz e la tenerezza mi assaliva dolorosamente mista a rimpianto per qualcosa che sconoscevo, la gioia della famiglia, una piccola chiesa che avrebbe santificato. Grzegorz mi accorsi che aveva imparato la sua prima parola: “Ainia”. Un miscuglio di mamma e nonna, perchè così era. Mamma era nonna. Nonna era mamma, la stessa persona. 

Io dov’ero? Con Slawek, ero con Slawek. […]



Il libro da cui è tratto questo pezzo è:
Sangue di cane
Veronica Tomassini
Laurana Editore, ed 2011
Collana “Rimmel”

Prezzo 16,00€

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