"I milanesi ammazzano al sabato", Giorgio Scerbanenco – Ed è subito giallo…

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Devo ammettere che io Scerbanenco fino a quest’estate proprio non sapevo chi fosse, eppure ricordo vagamente di aver visto almeno un film ispirato ad uno che, oggi, scopro essere uno dei suoi romanzi. Facciamo un pò il punto della biografia di questo autore. È figlio di padre ucraino e madre italiana e nasce nel 1911 a Kiev e morirà nel 1969 a Milano. In Italia arriva da giovane e rimasto orfano presto è costretto ad abbandonare le scuole alle elementari per potersi mantenere. Fa una miriade di lavori, finché non approda all’editoria dapprima come correttore di bozze e piano piano di afferma come giornalista e successivamente scrittore.

È una storia italiana come tante altre ma con una differenza rispetto a tutte, che se ne sente il sapore nei suoi scritti. Essendo scrittore di altri tempi questo autore ha tutta una sua personalissima accortezza e sottigliezza nella descrizione dei suoi personaggi e la applica anche al protagonista in questo libro, che se non vado errata è l’ultimo di una serie di 4 libri dedicati al suo personaggio Duca Lamberti, pubblicato nel 1969, e che non avrà successivi sviluppi perché è l’anno in cui Scerbanenco muore. Nonostante tutto e proprio per questa sua caratterizzazione di personaggi e trame, Scerbanenco, viene riscoperto ad ondate, prima negli anni ’70 poi a metà degli anni novanta e infine lo scorso anno, periodo in cui furono ripubblicati alcuni suoi lavori.

Leggere di Duca Lamberti è un pò come vedere muoversi il padre dell’ispettore Montalbano (Garzanti lo mette in una collana Thriller ma è un giallo a tutti gli effetti), con una differenza sostanziale, ovvero che questo libro anticipa anche quel che sarà la nuova tendenza “il Noir” che, oggi, ha tanta fortuna motivo che ne giustifica la sua necessaria e intelligente ripubblicazione. Il personaggio principale è quindi un’ispettore della polizia, con alle spalle una grande delusione di una radiazione dall’ordine dei medici, che ha una compagna che non si decide a sposare e che a volte ricopre il ruolo di amante, di moglie e amica, nonché autista quando si tratta di fare operazioni che non diano nell’occhio. Si muove in una Milano degli anni sessanta, quella raffigurata in bianco e nero e spesso avvolta da una fitta nebbia, quella città che ospitava quei casermoni dalle tonalità beigioline che erano tutti quadrati  con enormi portoni che introducevano alle corti dove tra un ballatoio e l’altro si svolgeva la vera vita dei milanesi. Il bar alla mattina, il lavoro, l’aperitivo o l’ultimo bicchierino prima di tornare a casa, il tiggì e poi a letto per ricominciare un’altro giorno da depennare da quelli che mancavano alle ferie.


Ed è proprio in un ambiente come questo che vive la vittima su cui l’ispettore Lamberti si ritrova ad indagare e il padre di questa bellissima ragazza minorata scomparsa che lo va a supplicare vive una vita, come quella sopra descritta, in una solitudine che traspira dignità anche quando il dolore è troppo grande da sopportare, talmente tanto, da richiedere che anche un uomo pianga per il grande torto che gli è stato fatto. È quella “Dignità” di altri tempi, non sbandierata al mondo come avviene troppo spesso oggi, che non appartiene ai milanesi soltanto ma a tutti quelli che costruiscono la vita minuto per minuto, giorno dopo giorno. Coloro che non hanno molto da perdere ma, quel poco che hanno, lo trattano come un vero tesoro e se anche, all’esterno, questo può apparire sinonimo di “solitudine” loro sanno che a questa parola, la loro vita non appartiene, perché chi è “solo” non ha alternativa, e loro invece una, seppur piccola, per esperienza sanno comunque trovarla. È la chiacchierata fatta al bar o anche la compera del giornale con l’inevitabile scambio di pareri sul tempo e sull’attualità. Sono piccoli momenti ma che permettono contatti con l’esterno senza che questo contagi gli equilibri che si è faticosamente messi in piedi per pura sopravvivenza. Ed è proprio dalla sua quotidianità che invece viene colpito questo padre è lei che genera e che si incontra in tutte le fasi dell’indagine. Come avviene per le persone che non colpiscono e che quindi si perdono nello sguardo sfuggevole che dirige i nostri passi frettolosi per le città nei nostri spostamenti, la quotidianità raccontata da Scerbanenco è qualcosa che fa scenografia sbiadita, almeno al primo sguardo. E’ fatta di persone e di gesti, di mestieri e di sesso a pagamento nascosti dal velo dell’abitudine non fanno più notizia, ma questo non vuol dire che non ci siano. 


Scerbanenco è, in questo racconto, l’occhio acuto di chi riesce a trovare le parole per descrivere scampoli di dignità che non ci sono quasi più  con una discrezione che non vuole essere pietismo, ma compassione e anche discrezione riguardo le sofferenze. Lo sguardo che avvolge la realtà in cui si svolge la realtà non nasconde, ma descrive senza fa sentire la presenza dell’autore che è lì ad accompagnare con voce sussurrata il lettore nelle varie indagini, soffermandosi non solo sui risultati delle stesse ma sulle persone e sugli effetti delle azioni che si svolgono dietro queste anime provate da una vita mai facile. 

Un autore dolce-amaro nello stile e probabilmente anche nel pensiero che trova in questa scelta “di genere”, il giallo appunto, lo spazio per esprimersi anche attraverso i suoi personaggi. Credo che Scerbanenco sia da leggere così almeno per chi ama i generi del giallo e del noir, tenendo bene a mente che il lontano ricordo di Montalbano, che invece conosciamo sin troppo bene a causa dei numerosi libri e delle serie televisive, non ci deve far associare i due stili che invece rimangono completamente distinti perché dietro ci sono esperienze differenti e non solo firme diverse. 

Buone letture,

Simona



I milanesi ammazzano al sabato
Giorgio Scerbanenco
Garzanti Editore, Ed 1999
Collana “Gli elefanti. Thriller” (n.b. tutto è meno che un thriller!)
Prezzo 9,50





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2 thoughts on “"I milanesi ammazzano al sabato", Giorgio Scerbanenco – Ed è subito giallo…

  1. Ho sempre avuto in animo di leggerlo, ma non ne ho mai avuta l'occasione.Mi sono limitato all'ascolto dell'omonimo album degli Afterhours.Prendo spunto dalla tua recensione per darmi una mossa 🙂

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  2. E' un bel libro, anche se ammetto più leggo questa recensione e più mi dico che non è la miglior fra quelle che ho scritto…ma sai quando la riscrivi più e più volte e viene nello stesso modo?…Speriamo nel prossimo libro di Scerbanenco o che riesca a rimetterla a posto prima o poi, magari a mente fredda!
    Ciao Black! sempre un piacere leggerti e seguirti!
    Simona

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