"Sangue di cane", Veronica Tomassini – Dipendenze d’amore…

Immagine presa da qui




Le “dipendenze d’amore” che solitamente, nei libri, sono descritte come appetibili e necessarie qui si vestono di nuovo. 
Questo perché l’accoppiamento delle parole, cui la gergalità dà un senso differente da quello che usualmente avrebbe, nella parola “dipendenza” trova invece la testimonianza di quando l’amore possa essere *malato*. Dipendere da qualcosa o da qualcuno non è bello. Ma la dipendenza può anche essere il passo verso l’evoluzione di se stessi, agendo come una sorta di selezione; puoi scegliere la strada più semplice e continuare a dipendere oppure puoi decidere di andare oltre e trasformarti in altro. Il problema è che, se la dipendenza diventa come quella raffigurata nell’immagine che ho scelto per questa recensione, è difficile non sperare in un’evoluzione, ma è altrettanto difficile affrontare la propria quotidianità se uno dei componenti del gruppo abbandona gli altri. Ma come avviene quasi sempre, l’abbandono dalla dipendenza, spezza questi legami quasi avesse necessità di evitare di fare una selezione fra ciò che può rimanere e ciò che invece deve assolutamente essere eliminato, per non ricadere nelle vecchie abitudini, e, a chi resta, non rimane che cercare le spiegazioni della “negazione di appartenenza” di chi li ha abbandonati.

La storia qui raccontata narra proprio di questo, di un legame talmente forte da essere considerabile al pari di una “dipendenza” e per questo abbandonato e negato. Narra di un processo di elaborazione di questo lutto. Perché se devi lasciar andare un ricordo o una persona, devi prendere in mano le fasi salienti della storia e le motivazioni per le quali è nato un legame e comprendere minuto per minuto la sua nascita e la sua evoluzione. Devi essere certa di aver analizzato a fondo le scelte operate e le motivazioni che le hanno generate per essere pronta a dirti che, nonostante tutto, puoi andare avanti e puoi anche far da sola.

La nostra protagonista è una donna che deve rielaborare la sua storia, un rapporto che ha voluto fino in fondo e che ha condiviso con la dipendenza dall’alcol del proprio uomo, straniero e senzatetto e che lei ha voluto vivere nonostante le convenzioni.
Sceglie sin da giovane il *non imborghesimento* e in fondo, proprio ciò che rifiuta è quello cui poi aspira ed è una fase naturale della crescita umana. Ma quando dire basta e dove trovare la forza? E sopratutto come affrontare un taglio netto che tu non hai saputo porre, ma lo ha fatto proprio colui che ti ha tenuta legata a sè anche a volte respingendoti?
Ci sono tante domande in questo libro e poche hanno risposta; questo perché sono la trasposizione di quello che è la vita reale popolata di tanti “se” e “ma” e mai con una risposta certa e definitiva ma sempre con quel velato senso del “E se avessi…”. 


Leggere questi pensieri all’inizio, come detto nel [Dal libro che sto leggendo], è un po’ una sfida perché, per tutte le motivazioni sopra descritte, è un libro cocciuto che va avanti anche senza il lettore. Perché la revisione di quel che è stato il trascorso di una vita solitamente non richiede spettatori. Leggerlo fa capire perché questa giovane è andata oltre *nonostante tutto*, o meglio fa capire le motivazioni che l’hanno mossa, e fa pensare che, in fondo, qualsiasi scelta si operi è sempre una delle tante e mai una delle migliori. Però il cipiglio non è quello di una che sta condannando quelle scelte, perché nel momento in cui sono state operate, lei, ci credeva completamente e probabilmente questa è la chiave del libro: “non lasciare mai alle scelte non fatte di dirti che hai sbagliato” perché non potrai mai pentirti di questo se, e solo se, ci credevi quando le hai scartate e hai operato per un cambiamento con tutte le tue forze. La forza di una scelta sta in fondo proprio in questo, nel crederci e nel perseguirla. Se ci credi, soppesi le varie opzioni e se visceralmente operi per creare determinate condizioni ma queste non si avverano non è mai una sconfitta ma è un’esperienza. L’esperienza genera l’evoluzione dell’uomo e questa non è mai indolore, ma è necessaria per potersi costruire quella corazza che ci aiuta ad affrontare la vita di tutti i giorni e le successive evoluzioni.

Libro scostante che non è per tutti e che non va affrontato come si fa di solito leggendolo un po’ per volta. Va preso come una medicina, tutto insieme, per non lasciargli lo spazio di convincerci che in fondo questa cosa non ci riguarda e che non vogliamo affrontare questa via crucis. Vorrei dirvi di più ma, nonostante le circa duecento pagine, farlo significherebbe rovinarne l’atmosfera. Sostanzialmente un bel libro che però nella vita affronti una volta sola, perché è arduo non abbandonarlo quanto smettere di leggerlo, ma che, una volta calati nell’atmosfera scorre anche abbastanza velocemente. 




Sangue di cane
Veronica Tomassini
Laurana Editore, ed 2010
Collana “Rimmel”
Prezzo 16,00€




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