"Senza passare per Bagdad", Luigi Farrauto – Storie di viaggi paralleli…

Immagine, bellissima, presa da qui
Parlare attraverso le immagini è alquanto difficile, raggiungere lo scatto perfetto è una questione di pignoleria e di pazienza, quasi come pescare, e, in più, devi avere un pubblico che sia in grado di interpretare le emozioni che vuoi trasmettere. Questo perchè la fotografia è un po’ come la lettura, non leggi solamente in superficie, ma con tutto te stesso, con le tue esperienze. E’ questa la magia racchiusa in un libro e in una storia, che quel che per qualcuno ha un valore per noi ne ha un altro, proprio per una questione di esperienza, percezione e sensibilità. Così questo libro si presenta un po’ come un paradosso; da una lato ci sono due protagonisti che parlano attraverso le “immagini” fra loro, quasi fosse un codice segreto e al contempo un modo per dare una prospettiva diversa a quello che vogliono dire e che a parole non riescono ad esprimere. Dall’altro questa esigenza di “espressione”, avulsa dalla trascodifica a noi più naturale ovvero quella testuale, viene descritta proprio con delle parole. Questo permette a tutti di entrare in questo “mondo a parte” fatto di colori e bianchi e neri che, attraverso trasparenze, luci e ombre restituiscono ai nostri occhi la vibrante presenza del mondo che ci circonda.

La trama, articolata come un viaggio, ha due livelli di lettura. Quella superficiale che narra di due giovani amici, uno pignolo e ancorato al mondo che vive con sicurezza perchè lo conosce e se l’è un po’ costruito da solo e trova la sua “espressione fotografica” in un solo scatto, atteso e desiderato, cercato e voluto. L’altro è il suo esatto opposto, ovvero colui che dell’indeterminatezza ha fatto una ragione di vita, vive con l’ansia di conoscere e di partire e il suo modo di far fotografia ne è testimonianza, fatta di milioni di scatti, come se avesse paura di perdere il secondo e anche quello successivo. Quindi il viaggio di Jari è lo strumento che fa si che lui e Alex continuino questo dialogo di immagini che, nella staticità di due persone che vivono nello stesso posto e vedono sempre le stesse cose, sarebbe stato annullato dalle parole che si sarebbero scambiati quasi giornalmente.
Il secondo livello è un viaggio di conoscenza, fatto attraverso le immagini e i confronti che accompagnano la crescita interiore di entrambi i protagonisti che, ironicamente, anche se in situazioni differenti da quelle iniziali si invertono i ruoli.

E’ interessante notare che entrambi i livelli portino ad situazioni di “apertura e sviluppo” contigue fra loro il primo verso un nuovo modo di rappresentarsi mentre il secondo fa si che fisicamente la scoperta di se stessi porti ad una modifica dello “status” del momento verso la crescita reale. A questo si aggiunge anche una rappresentazione dell’amicizia maschile che non è molto usuale per la scrittura e che riguarda il rapporto fra Alex e Jari che oltre che essere antitetici nei caratteri riescono a stringere un’amicizia che esce dal canone classico del “gruppo” e a rimanere quasi fanciulli nel rapportarsi. Status del tutto inconsueto in cui ad ogni partenza di Jari corrisponde un viscerale senso di vuoto in Alex che non è condizionato da uno status amoroso ma dalla mancanza dell’amico che lo completa perché lo conosce dall’infanzia. Ed è questa situazione raccontata con uno stile che non si compiace di aggiungere orpelli inutili, ma che insiste quasi con testardaggine, sulla comunicazione visiva fa sì che Alex si descriva e si presenti al lettore nella propria fragilità e Jari ne dichiari una differente attraverso i luoghi che visita ma che al contempo la presenza di uno o l’altro benché fittizia, perché sono lontani, sia palpabile. 

Un libro che mi ha riportato indietro nei libri passati, a quando leggevo del mondo arabo, che riporta anche una magistrale descrizione dei colori, odori e rumori della Medina di Damasco che difficilmente è possibile trovare in circolazione, il tutto condito da una storia “sana” che non ha necessità di colpi di scena all’americana per raccontarsi. Ha un buon ritmo e secondo me rimane un libro imperdibile. Se poi avete idee differenti in merito o cose da aggiungere le vostre impressioni sono sempre ben accolte:)

Ringrazio l’autore che me l’ha segnalato in prima persona,
e vi auguro buone letture,
Simona


Senza passare per Bagdad
Luigi Farrauto
Voland Editore, ed. 2011
Collana “Intrecci”
Prezzo 13,00€






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