"Dentro la giustizia", Raffello Magi – Leggo per autodifesa…

Immagine presa da qui

Se si sa cercare, è possibile reperire titoli, sul mercato, che possano portare un po’ di luce nel mondo della “gestione del fenomeno camorristico” soprattutto per chi non è un tecnico ma vuole cercare di capire. La definisco “gestione del fenomeno camorristico” intendendo solo una parte del problema. Con il tempo, infatti, ho imparato, grazie a tanti amici che si interessano di questo mondo, che la questione si può dividere in tre grossi tronconi: quello della “prevenzione”  terreno di lavoro delle associazioni e di tutti coloro che si battono per dare un’alternativa di vita; “l’indagine” che deve approfondire i fatti illegali da portare alla luce e da proporre al giudizio della società in modo da impedire ristagni di illegalità; infine c’e’ il “giudizio”. 

Ecco fino ad ora del “giudizio” mi era difficile parlarne perché solitamente si fa spesso riferimento prima alle indagini e poi alle condanne, ma la trasformazione “emozionale” che oggi viene data a quel che è il “significante” di questo termine, a mio avviso, è formalmente errata. “Arrivare in giudizio” o “leggere le motivazioni di un processo” o “sapere le condanne”, in fondo, non sono “vittorie”, bensì sconfitte della società civile che denunciano la nostra incapacità ad impedire che si creino le condizioni perché l’evento criminale trovi terreno fertile. Questo non significa che non se ne deve rimanere rincuorati, ma solo che, l’umano sentire che ci fa pensare che tre gradi di giudizio abbiano messo “la parola fine” ad un sistema radicato nel territorio da tempo è un pensiero quantomai errato e, sopratutto, che se un tale “evento di revisione” si ripete più volte in e per periodi differenti la società stessa non sta evolvendo. A condanna avvenuta bisognerebbe rileggere le motivazioni che l’hanno mossa, non per curiosità perversa ma con lo stesso spirito di chi ha  indagato e analizzato i fatti, i documenti e le immagini formulando un quadro definitivo. L’analisi deve riguardare il “perché” questo sia potuto avvenire, come prevenire in futuro e dovrebbe essere un momento di crescita civile per tutti. 

Questo libro, di cui oggi vi parlo, parla proprio del “giudizio” e della metodologia adottata per arrivare a formularlo. Un libro unico nel suo genere, e non solo perché a scriverlo è un giudice (del collegio giudicante) che dimostra anche un mirabile approccio alla scrittura semplificata (ovvero non tecnica) che rende il suo testo accessibile a tutti ma, sopratutto, perché non ha necessità di puntare alla *spettacolarizzazione* (e quindi non rincorre l’emozione popolare e popolana) di quel che è stato e nemmeno vuole creare una regola da subire e seguire supinamente. Propone un “modello di gestione” da prendere in considerazione, uno dei tanti, ma che, nel suo caso, si è rivelato vincente nell’affrontare un processo, come quello di Spartacus, che non è importante solo per i capi e affiliati della camorra coinvolti e per il numero degli eventi illegali presi in esame, ma sopratutto per l’analisi dettagliata che restituisce di un periodo nero per la provincia casertana che parte dall’uccisione di Bardellino fino agli anni 2000 (più precisamente dovrebbe essere dall’87 al ’96).

E sempre da questo libro ne viene fuori in maniera prepotente l’immagine di un magistrato che ha uno spirito quasi *ingegneristico* nell’affrontare la programmazione di un numero elevato di udienze (circa 700 in 10 anni) e nella gestione delle richieste degli oltre 130 imputati e uno *indagatore* che ricorda l’approccio di uno storico che deve scavare nella storia per far venire alla luce i fatti , stabilendone i rilevanti, per la comprensione di ciò di cui si sta prendendo in considerazione.

Quindi, ricapitolando, fino adesso il “giudizio” è “indagine” – ovvero ricostruzione e ricollocazione dei fatti nella sequenza corretta.

Nella metodologia applicata da Magi, trova spazio sia la “presunzione d’innocenza” (anche se non è semplice portarla avanti in un clima come quello dove viene inaugurato il processo) ma, al contempo, è obiettivo del collegio giudicante la “comprensione del periodo storico ove si sono svolti i fatti” che prenda in esame quei pregressi “codici culturali”, che sebbene non troppo lontani nel tempo, sono stati comunque oggetto di cambiamenti, a volte, anche radicali. Il “processo”, pertanto, non appare, nell’immaginario di chi legge, come un momento di repressione dell’illegalità ma va assumendo le forme di un “processo di revisione” che, tenuto conto dei molteplici fattori – sociale, storico, culturale…-, che restituisce alla società civile uno spazio di riflessione. 


Quindi il valore del giudizio non è legato tanto a *chi* viene giudicato e poi punito, ma è il momento nel quale la società civile definisce e riconosce le *azioni sbagliate* e deve mettere in campo le dovute *azioni di prevenzione*. 


Ed è qui che alla  fine il cerchio che invece oggi, a causa di molteplici fattori quali “molta informazione e poca preparazione per interpretarla”, si chiude: la società *propone* dei modelli comportamentali che regolano la sua vita e la sua sussistenza, previene i *casi* di possibile contrapposizione alla legge condivisa e seguita dalla pluralità dei cittadini e, laddove questo non riesca, *controlla*, *cattura*, *giudica*(= valuta azioni e moneti in cui si sono svolti) *restituendo* allo stato una base su cui *prevenire* illeciti futuri. E adesso per me il quadro è completo.

E’ con questo spirito che ci si dovrebbe avvicinare a questo libro pensando, non di ricavare la storia completa di questo periodo storico che non è oggetto precipuo del libro, ma di poter avere la possibilità di aggiungere un altro tassello importante a questo momento buio, e lungo peraltro, della storia italiana troppo raccontato, ma non sempre con serietà. Non esiste un manuale completo di come si fa il camorrista e nemmeno quello di come si fa il giudice o il magistrato inquirente e non c’e’ nemmeno una sola forma di organizzazione criminale che possa essere di base per riconoscere le organizzazioni camorristiche. Esiste la possibilità di farsi un’idea di quel che è stato mettendo assieme il lavoro di molti (giornalisti, giudici, magistrati, studiosi, etc.) per farsi almeno un quadro più preciso e in questo panorama così sovraffollato non sono poi così tanti titoli da leggere per raggiungere almeno buona parte del risultato. E questa è una di quelle testimonianze che fanno la differenza, avvertendoci che prima di guardare alle cose con il cuore, dobbiamo essere distaccati. Non è semplice, non tutti ne hanno i mezzi, ma l’allenamento e la ricerca della comprensione attraverso tutti gli aspetti del problema è sempre una strada auspicabile da percorrere. Leggere con questo intento il lavoro di Magi, Capacchione, Nazzaro, Di Fiore, Barbagallo, Di Gennaro e via dicendo, facendo una selezione accurata a monte non significa solo aumentare la nostra conoscenza dei fenomeni e acuire la sensibilità alla visione critica  della realtà che ci circonda, ma è anche una valorizzazione del grande lavoro che, nel loro campo, svolgono giornalmente e che ci riportano, come in questo caso, con lucida semplicità. Rimaneggiando una frase di Allen che ho visto spesso in giro in questo periodo per la rete si può dire che “Leggere e approcciare argomenti con questo spirito è un gesto di autodifesa”, e mai, come in questo caso, è facile da mettere in pratica, visto che l’autore ci accompagna passo per passo, inserendo anche pezzi di vita personale, in quel che è stato lo svolgimento di Spartacus che ha segnato come uno spartiacque non solo la vita della provincia di Caserta ma anche il modo di concepire un fenomeno, come quello camorristico, che ha basi più solide e ramificazioni più ampie di quanto si pensava fino ad allora.


Questo libro, l’ho cercato, voluto  sin da appena uscito e acquistato a Roma alla Fiera dell’editoria piccole e media “Più libri più liberi”, non solo per il tema che è fra i miei interessi tanto da averne coniato anche un percorso di lettura, ma sopratutto perché è edito da una casa editrice di cui cecamente mi fido. Non ho la fascetta, perché l’ho lasciata allo stand, convinta che come al solito non rispecchiasse il suo contenuto e, temo, di aver avuto ragione. Pertanto, laddove l’idea di questo libro vi stuzzichi, vi prego, soprassedete sull’empia fascetta gialla a caratteri neri con il nome del commentatore scritto a caratteri più grandi dell’effettiva frase e dedicatevi al testo, non ne rimarrete affatto delusi. 


Buone letture, 
Simona




Dentro la giustizia
Raffaello Magi
Ancora del Mediterraneo Editore, ed. 2011
Collana “Le gomene”
Prezzo 15,00€






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