[Dal libro che sto leggendo] Dieci domande sui libri

Immagine presa da qui


Non vi dirò, se non in fondo, di che anno è questo libro, e non ve lo dirò perché spero che voi lo leggiate con lo stesso stupore e con l’idea che queste cose voi, se frequentate un pochino la rete e i social network con gli addetti del settore, le avete sentite dire spesso e volentieri anche negli ultimi tempi.
Questo è un piccolo pamphlet che parla dell’*oggetto libro*, al netto del suo contenuto e partendo dall’assunto che sul mercato vi siano libri buoni. E se dovessi fare il confronto con quel che penso oggi della questione, credo di poter dire che mi trova concorde con gli assunti di partenza. Così il ruolo dell’editore piccolo e medio, assume un valore e una fattezza diversa, forse più consistente che va al di la della produzione *artigianale* che si assegna limitatamente ai loro libri. Quindi l’editore, non è solo l’oggetto curato che propone ai suoi lettori, ma diviene arma di rivoluzione e anarchia rispetto ad un mercato piatto e predestinato, o preconfezionato, che è deciso a tavolino in termini azionariali. 
E’ la prima volta che mi capita di leggere un libercolo in argomento che sia così equidistante da posizioni di convenienza di editori, scrittori e lettori e credo che, per chi si interessa di questo genere di letteratura sia imperdibile.
Il libro racchiude una lezione tenuta da Lottman in un seminario della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri.
Buone letture,
Simona


Il commercio libraio è in crisi?
E’ una crisi universale? 
Una delle cose che piace ai bambini, a detta degli psicologi, è spaventarsi o essere spaventati dagli altri. C’è anche una specie di adulto che fa la stessa cosa: è colui che si occupa di libri.
Spesso, in Francia o in Spagna o in Italia, guardando i risultati di un’indagine sulla lettura, si scopre che il 50 o il 60% della popolazione non legge (o non compra) mai un libro, che il 60 o il 70% legge solo un libro all’anno, ecc. – e questo dovrebbe scioccarci. Ma ciò presupporrebbe che noi sapessimo in che percentuale la popolazione leggeva o comprava libri 15 o 50 o 100 anni fa. Se lo sapessimo veramente, ci sentiremmo meglio, perchè scopriremmo che le statistiche di oggi sono le più favorevoli che si possano avere. I libri non sono mai stati distribuiti così diffusamente e non sono mai costati meno; sicuramente ci sono più lettore e consumatori di libri che in passato.
Certo, in un periodo di recessione, si compra meno di tutto – e di questo ci accorgiamo. Certo, ci sono problemi strutturali nel commercio librario – molti dei quali creati da investitori che hanno frainteso la natura di questo mercato e si sono aspettati dall’industria editoriale più di quanto potessero mai guadagnare; tornerò su questo punto.
“Non siete stufi di sentire che la letteratura è in crisi” ha chiesto l’editore francese Hurbert Nyssen di recente, ” che gli editori sono matti, che i librai non sanno fare il loro mestiere, che i francesi non leggono?”. Nyssen, che in pochi anni ha trasformato la sua piccola Actes Sud in una delle migliori case editrici letterarie del suo Paese. aggiunge che è ben stufo di sentire queste lamentele. “A volte penso” dice, “che se tutta quella energia venisse impiegata per migliorare le cose che vanno male, tutto migliorerebbe. Possiamo negare che vengono pubblicati libri buoni, che i librai se ne occupano, che i critici ne scrivono e che i lettori li leggono?”
Di solito è l’editore più vecchio, l’editore industriale, che avverte la crisi. Quando parlo con persone più giovani – o con persone anziane con idee giovanili -, scopro che non sanno nemmeno di essere in recessione; fanno progetti. Forse sanno che oggi si vendono più libri e si fanno più soldi che mai. E’ qui, naturalmente, che nasce il problema: la prosperità che attira gli investimenti, portando alla creazione di gruppi troppo grandi per il loro mercato e che cercano di aumentare le loro quote attraverso la sovrapproduzione, pagando prezzi altissimi per i bestseller sicuri, dimenticando che il ruolo dell’editore è anche quello di investire in nuovi talenti per risultati a lungo termine. In questo senso, loro hanno creato la crisi in quello che sarebbe altrimenti semplicemente un mercato maturo che riflette il clima generale.
Nella maggior parte dei Paesi, fortunatamente, editori piccoli e medi che non hanno voluto o potuto seguire i grandi gruppi in ciò che io ritengo l’inflazione del libro, stanno sopravvivendo, a volte anche in buona salute. Loro ci saranno ancora quando l’editore industriale scomparirà, come credo che accadrà.



 La lezione cui facevo riferimento è del 31 Gennaio 1992.
Il libro da cui è tratto è:


Dieci domande sui libri
Herbert R. Lottman
Sellerio Editore, Ed. 1993
Collana “I divano”
Prezzo 8.000£ (io l’ho comperato in una libreria di Milano a 2,99€)



2 thoughts on “[Dal libro che sto leggendo] Dieci domande sui libri

  1. La cosa più stimolante delle tue letture “sconclusionate” è che spesso sono testi a cui io non avrei mai pensato e sui quali invece tu accendi una lampadina di curiosità e interesse.

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