[Dal libro che sto leggendo] Tempo di uccidere

Immagine presa da qui

Questo è un signor libro proveniente da un passato non troppo lontano. E’ infatti stato il Primo Premio Strega della storia della Fondazione Bellonci. E lo scrittore è Ennio Flaiano.
Anno 1947. Eppure, nonostante gli fosse assegnato un premio, Flaiano non era contento di questo libro, e non aveva tutti i torti ma il perché ve lo spiegherò nella recensione che seguirà fra qualche giorno. Leggere però questo scritto mi rivelato che un tempo i Premi Strega avevano sempre un valore letterario, quindi, per chi mi vorrà seguire, e nella speranza di reperire i vari titoli, ho deciso che seguirò la storia del premio attraverso i libri premiati insieme a voi. Quindi partiamo dall’inizio, dal primo libro e dal primo capitolo di quest’ultimo che si apre ironicamente con la storia di un abbandono.
Un libro assolutamente da conoscere!
Buone letture,
Simona

LA SCORCIATOIA 

Ero meravigliato di esser vivo, ma stanco di aspettare soccorsi. Stanco soprattutto degli alberi che crescevano lungo il burrone, dovunque ci fosse posto per un seme che capitasse a finirvi i suoi giorni. Il calco, quell’atmosfera morbida, che nemmeno la brezza  del mattino riusciva a temperare, dava alle piante l’aspetto di animali impagliati.

Da quando il il camion s’era rovesciato, proprio alla curva della rima discesa, il dente aveva ripreso a dolermi, e ora un impulso che sentivo irresistibile (forse l’impazienza della nevralgia) mi spingeva a asciare quel luogo. “Io me ne vado”, dissi alzandomi. Il soldato che fumava soddisfatto, oramai pronto a dividere con me gli imprevisti della nuova avventura, si rabbuiò. “E dove?” chiese.

“Giù al fiume”. Non vedevamo ancora il fiume, ma era là sotto, nella sua valle scavata da secoli e guardata da qualche pigro coccodrillo a caccia di lavandaie. Pensavo di trovare un autocarro per risalire dall’altra parte. Dovevo esservi prima di sera o sciupavo uno dei quattro giorni che m’avevano concesso per trovare un dentista.

Sì, dovevo andarmene. oltre la valle, nel cielo bianco, appariva il ciglio opposto dell’altipiano. Il fiume aveva scavato attorno alle montagne lasciandole asciutte come ossi.

tra i due cigli correvano chilometri, quanti non so, perchè le distanze ingannano con questa luce che disgena le più lontane minuzie: forse cinque o sei. E, oltre il ciglio, la vita calma dei depositi. Ancora avanti, e la parola domenica avrebbe riacquistato valore. Avrei trovato il primo letto con le lenzuola, il primo giornalaio. E un dentista.

Il  soldato non voleva cedere. “Aspetti”, disse, “passerà qualcuno”. Guardai il camion che giacva con le ruote contro la scarpata e scossi la testa: non passava nessuno. Era passato soltanto un colonnello annoiato come un generale. E la petulanza del soldato cominciava ad infastidirmi. Essersi salvati insieme non mi sembrava più una buona ragione per mostrarci fotografie, raccontarci fatti propri, azzardare le solite previsioni sul nostro ritorno in Italia. Pure, mi dispiaceva abbandonarlo.

“E così, mi lascia solo?”

Cominciai a raccogliere la mia roba, lo zaino, il cinturone con la rivoltella. Per mitigare la mia fuga cercai un pretesto, ma era un cattivo pretesto: gli dissi che se avessi trovato un camion giù al fiume (spesso i conducenti si fermavano a fare il bagno), sarei tornato ad aiutarlo. Il soldato finse di crederci e questa sua improvvisa e ostile condiscendenza mi fece arrossire. mi strinse la mano senza calore, veramente deluso. Dopo cinquanta passi, un gomito della strada me li nascose, lui e il suo autocarro, e d’allora non li avrei più rivisti.


Il libro da cui è tratto questo pezzo:

Tempo di uccidere
Ennio Flaiano
Rizzoli editore, ed 1990
Collana “BUR”
Prezzo 7,80€ (è il prezzo originale io l’ho trovato usato a 3,90€)

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