[Dal libro che sto leggendo] Zagreb

Immagine presa da qui

Oggi è proprio un assaggio, ma non volevo mettervi proprio l’inizio, ma l’intento è quello di assaporare l’amaro mondo raccontato da Arturo Robertazzi che è l’autore di questo libro. Come spesso mi capita di notare nei libri pubblicati negli ultimi tempi e che mi sono capitati fra le mani, ci sono due storie una di superficie, che è quella che può coincidere con l’atmosfera di questo pezzo, e una secondaria, un po’ nascosta, che è quello “status” di quiete preesistente all’inizio della guerra che si intravede nei flash della coscienza del protagonista. Nonostante i conflitti sembrino cambiare le persone, queste, rimarranno se stesse attraverso i ricordi di quel che è stato. Il punto è decidere fra quello che si deve fare e quello che invece si vuole fare. Ma ce lo ridiremo nella recensione di questo libro,
Buone letture,
Simona

[…]

L’ultimo prigioniero aveva eseguito tutto alla perfezione. Era in piedi davanti a noi, gobbo, e dondolava come una scimmia. Indossava un vestito scuro, con camicia chiara e cravatta blu: qualcuno avrebbe potuto trovarlo elegante, se non fosse stato per quelle macchie rosse di sangue che comunque non stonavano con il colore della camicia. Tra il palco e il finestrone, il Comandante lo osservava incuriosito.

“Come ti sei vestito nonno?” gli chiese, lasciando trasparire ribrezzo per quel vecchio troppo elegante di fronte a quel plotone di esecuzione troppo poco ortodosso. “Allora quali sono le tue ultime parole?” aggiunge dopo aver atteso una risposta che non era arrivata.

E il nonno, forse confuso, forse spaventato o addirittura ignaro del suo immediato futuro, domandò: “Gentilmente, potrei avere un vestito nuovo?”

Scoppiammo a ridere come non ci capitava da tempo. Impassibile, il Comandante tirò tre profonde boccate dalla sigaretta e con un cenno della mano ci zittì. Raggiunto lo scopo, si voltò dalla parte del vecchio, e con tono accomodante disse: “Ma certo, nonno! I vestiti sono lì. Sono nuovi di zecca!” e indicò l’angolo a sinistra del palco che raccoglieva alcuni stracci appartenuti a loro. “Vai e serviti pure.” Lui gli sorrise esibendo una dentatura tutt’altro che invidiabile e quando il Comandante ricambiò pensai per un attimo che un dio qualunque, si fosse materializzato sulla terra, che si fosse appropriato del corpo del Comandante e che magari avrebbe risparmiato il prigioniero. Ma l’ho già detto, non è mai capitata una cosa del genere. E infatti, quando il nonno ebbe superato anche l’ultimo gradino, il Comandante pronunciò le parole che io credevo fossero le più belle.

“Puntate! Mirate! Sparate!”

E noi puntammo, mirammo e sparammo.

[…]

Questo pezzo è tratto da:


Zagreb
Arturo Robertazzi
Aisara Edizioni, ed. 2011
Collana “Narrativa”
Prezzo 14,00

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