"Il nome giusto", Sergio Garufi – Le regole della dissolvenza dell’anima…

Immagine presa da qui

La morte è per molti la fine di tutto, per alcuni è il preludio ad un cambiamento di status e per altri ancora è l’inizio di un viaggio verso una terra promessa. Per tutti è comunque uno stato di annullamento, la persona cara che verrà a mancare, non ci sarà più quando ne avremo bisogno e non potremo confrontarci più con lei. In fondo quel che fa paura non è tanto il passaggio, ma il fatto di non essere ricordati. Nei secoli gli uomini hanno cercato di creare un modo per sopravvivere alla morte, per andare oltre quello che la natura ha deciso per noi unilateralmente e qui Sergio Garufi ci apre una finestra su quel che potrebbe essere. I punti cardine del romanzo sono quattro i tempi, gli affetti, gli sconosciuti e i libri e la storia inizia da una morte, quella del protagonista, che rimane ancorato, o meglio intrappolato, al presente attraverso i suoi amati libri che vengono ceduti in blocco ad una libreria dell’usato.

I “tempi” sono molti; alcuni sono “semplici presenti” ovvero quelli degli sconosciuti che acquistano i suoi libri, altri sono “presenti passati” quelli degli affetti, ma il tempo trainante è quello “che non c’è” perché non ci è dato di conoscerlo e perché nell’immaginario collettivo è quello dove la dissolvenza del corpo decreta per noi stessi anche quello dell’anima. Ed è proprio questo, il “dopo” che non è altro che lo stato presente del testo, che viene raccontato attraverso gli sguardi sui “presenti passati”, che permettono al protagonista di analizzare le scelte che lo hanno portato fin là utilizzando i libri come sollecitazione. Al contempo i “tempi presenti” sono visti attraverso la vita che scorre davanti agli occhi di colui che con il mondo non può più fisicamente interagire dando all’autore la possibilità di farci percepire l’essenza dell’impotenza. Una carezza o un abbraccio o una semplice parola non sono più possibili in questo limbo e questo isolamento forzato si scontra con quello degli sconosciuti che acquistano i libri in quella libreria dell’usato creando storie secondarie e parallele che asservono al riesame che il personaggio principale fa del suo passato. Ora, tutto questo potrebbe sembrare estremamente complicato da leggere e, invece, si traduce in un testo estremamente scorrevole e piacevole con punte di elegiaco sentimento e momenti di ironia a volte amara e a volte tagliente che dimostrano che anche la cultura può rendersi appetibile a tutti.

Tra i cardini, come detto, ci sono anche i libri. Per chi è lettore, un libro, non rappresenta solo una storia ma anche il momento in cui è stato cercato, comperato e voluto. A volte è un incontro casuale, oppure ci si ricorda quell’attimo in cui è stato letto o quella particolare frase che ci ha colpito in un determinato momento della nostra vita e via dicendo. Sommariamente possiamo dire che la maggior parte dei lettori sono visceralmente attaccati non solo all’oggetto ma sopratutto alla sfera di significati aggiunti che quell’oggetto rappresenta. Quindi la formula qui diviene: “oggetto-ricordo” -> storia del ricordo -> confronto con il presente di chi ha acquistato quell’oggetto dove:

– l’oggetto ricordo è quello del presente della narrazione e quindi del limbo;

– la storia del ricordo e’ raccontato al presente anche se è passato

– il confronto mette in relazione la vita passata del protagonista con quella degli avventori della libreria sottolineando le caratteristiche del protagonista stesso.

Ora, nonostante la perizia dell’autore nel selezionare e descrivere testi, quadri e via dicendo (e questo vi assicuro che è un aspetto imperdibile!) Sergio Garufi non appare mai didascalico. Mi spiego meglio, questo testo decreta le passioni dell’autore. Perchè c’e’ un unico modo per non sembrare pedanti quando si parla di un libro, ovvero quando quel testo ci ha rapito l’anima. Ed è grazie a questo che, nonostante le spiegazioni e citazioni abbondino, e siano incastonate nella storia quasi fossero nate solo per comparire in questo libro, non si avverte la pesantezza di colui che è costretto a seguire le peregrinazioni di pensiero dell’autore o del suo protagonista, bensì si ha l’ansia e la speranza che la vicenda si risolva nel migliore dei modi e si gioisce perchè questo viaggio è reso, tramite le spiegazioni e le storie parallela, piacevole e imperdibile pagina dopo pagina. La grande cultura in campo artistico e letterario diviene così appetibile ad un pubblico che non necessariamente ha la medesima preparazione.

Questa storia è consigliata a tutti ma in particolare a chi ama i libri e vive la cultura non come mezzo di sfoggio di conoscenza ma come passione di ricerca e di conoscenza del mondo e della sfera umana. La conoscenza smette di essere sospesa fra le righe dei libri, di approccio solitamente scolastico o accademico, divenendo quel che è ovvero compagna di viaggio di una vita.

Se dovessi riallacciarmi con l’inizio di questa recensione potrei dire che la formula garufiana della morte si risolve nella conclusione che l”anima, non si dissolve nella morte ma sopravvive nell’amore di chi ci sopravvive. E questo lo sapevamo direte, ma il corollario lo conoscete?

“L’anima del lettore sopravvive fra le righe e l’inchiostro dei libri che ha amato e che lo hanno emozionato.”

Quindi, se Sergio Garufi ha ragione, nel caso in cui questa recensione vi convinca a comperare questo libro e quest’ultimo si riveli per voi ciò che è stato per me, allora sì, anche la mia anima sarà salvata.
Buone letture,
Simona

Il nome giusto
Sergio Garufi
Ponte alle Grazie Editore, ed. 2011
Collana “Romanzi”
Prezzo 16,00€



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