"Zagreb", Arturo Robertazzi – E’ una questione di attimi e di scelte…

Immagine presa da qui
Ci sono due temi che si intrecciano in questo libro che ne ne costituiscono le fondamenta: da una parte ci sono le scelte operate in un attimo e dall’altra contrapposte come i contrafforti delle chiese gotiche ci sono le convinzioni che riaffiorano per pochi attimi a ricordare quel che è il vero pensiero dell’uomo. A queste fa da sfondo la guerra, una delle più vicine nella nostra memoria ovvero quella Bosniaco-Jugoslava. Non nascondo di essere stata scettica all’inizio, l’incipit di questa storia non è proprio tra i miei preferiti, ma come è avvenuto già per un altro testo è solo quell’attimo e, superato quello, la storia scorre con una facilità quasi estrema nonostante i temi introspettivi sulla guerra e sull’impatto psicologico sulle persone che ivi sono coinvolte non sia un tema facile.

La storia narra di un giovane che all’inzio del conflitto viene coinvolto e arruolato in un gruppo armato che si asserraglia in un’ex scuola. Il compito assegnato a questo plotone  è  quello di operare una vera e propria epurazione del nemico che giunge sotto le spoglie di gruppi di uomini, donne e bambini spauriti e sopraffatti dalla stessa sensazione di impotenza che invece genera la rabbia dei loro aguzzini.
Da una parte c’e’la routine che caratterizza la vita del plotone, che non è fatta di semplici faccende, ma di uccisioni che si ripetono giornalmente e che anestetizza gli animi di chi uccide dall’altra c’e’ la disperazione di chi paga con la vita qualcosa che non ha scelto la propria razza.

Ma non rimane l’ennesimo romanzo che tratta di guerra e devastazione, l’evento bellico non è predominante bensì quinta scenografica che appare predominante quando deve  sottolineare momenti ben precisi e che nella restante parte di tempo fa da sfondo ad altro. Il protagonista, se ci sofferma oltre la superficie, vive due guerre una fisica ed esterna e una interiore che invece genera una contrapposizione di valori. Quando si parla del potere delle parole si fa spesso riferimento alle parole che in italiano sono ritenute di alto valore concettuale e di riferimento e fra queste alcune delle più gettonate sono: Onore, Famiglia, Valori, Patria. Quel che solleva Robertazzi è la domanda filosofica del valore assoluto o quello relativo di queste parole. Mi spiego meglio, “l’onore” per il quale si uccidono uomini, donne e bambini (sconosciuti o no) in nome di “valori” che appartengono ad una “Patria” non ancora creata ma solo ricercata e la protezione della “famiglia” che in questo caso prende le sembianze del plotone di appartenenza. E se questo “onore” o questi “valori” comuni andassero contro le nostre convinzioni sarebbero parimenti validi? In base a cosa? E la patria che nasce da un disfacimento dei valori dei singoli non ha già perso il suo futuro?

E’ attraverso gli occhi di questo giovane coinvolto per razza, e non per scelta consapevole, in questo conflitto che noi viviamo questa contrapposizione di domande che si amplificano nel racconto della distruzione che avvolge case, negozi intere città e annienta qualsiasi ricordo di quel che era stato. Ed è forse questo il fattore devastante della guerra, ovvero l’annientamento dei ricordi, perché se non ricordi non puoi opporti, non hai nulla da perdere e tutto da sperare. Ma la mente di questo giovane è combattuta perché nonostante i lunghi tempi dell’evento bellicoso abbiano creato una routine tra sonno, uccisioni e perlustrazioni i ricordi lontani affiorano come tanti flashback intermittenti che scuotono la sua coscienza.

Alla fine questo si condensa e l’autore, attraverso il suo personaggio, opera una scelta che non ha potuto fare in altri frangenti, ma questo sta a voi scoprirlo.
Nonostante i temi trattati, come detto, non è un libro pesante e si lascia leggere facilmente.  E’ un opera prima che dimostra il talento di questo nuovo scrittore e per me è un libro che va letto con attenzione.
Buone letture,
Simona

Zagreb
Arturo Robertazzi
Aìsara Editore, ed 2011
Collana “Narrativa”
Prezzo 14,00€

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