[Dal libro che sto leggendo] Il Festival a casa del boss


Immagine presa da qui

Come ho scritto in un altro post di questa sezione dedicato al libro di Cavalli, mi dico spesso che, quando mi appresto a leggere titoli di questo argomento, finirò presto e in fondo mi racconta una storia che conosco già. Invece tutte le volte mi ritrovo di nuovo a sedermi con le bibbie del momento per poter confrontare dati fatti e situazioni, che mi aiutino a contestualizzare i periodi di riferimento che man mano compaiono in questi testi. Anche questo non ha fatto eccezione. per chi vuoe approfondire il tema dell’impatto sulla realtà della rivalutazione delle città e del tessuto connettivo sociale, questo, è un testo molto valido ed è fra quelli da tenere gelosamente nella propria biblioteca.



Capitolo primo 

ABUSO DI NECESSITÀ  

Napoli è una città cresciuta a dismisura e senza il rispetto di nessuna regola urbanistica. Il traffico, lo smog, il caos umano, lo sporco di ogni genere e il cemento hanno cassato per sempre e in poco più di cinquant’anni la città del Gran Tour. Palazzi, ville del ventunesimo secolo e abitazioni di ogni tipo, chilometro dopo chilometro, hanno prima aggredito ogni spazio verde e infine conquistato, travalicandole, tutte le colline cittadine. La città dei poeti e dei letterati non esiste più “Costruttori, consulenti del Comune, parenti dei politici, di destra e di sinistra, professori universitari e rampolli della Napoli bene, a volte con qualche problema con la giustizia, sono i protagonisti di questa vicenda” passata, in tanti casi, sotto silenzio, grazie alla compiacenza degli uomini dell’antiabusivismo che dispongono di un vero e proprio tariffario a seconda dei metri quadrati che si vogliono edificare. Quando Giorgio Bocca, con il suo “Napoli siamo noi”, denunciò anche questa collusione con i caschi bianchi, a tanti apparve come la solita provocazione nei confronti di Napoli e dei suoi abitanti preferendo evidenziare soprattutto le inesattezze riportate dal suo testo. I fatti, però, gli hanno dato ragione. Sintomatico il mio incontro, qualche anno più tardi, con un imprenditore che, silenziosamente, mi confida che sta andando a pagare le tasse proprio presso un comando di vigili urbani “per condonare alcuni box abusivi”; anche a loro, però, segnalerà una metratura inferiore che gli consentirà così di effettuare un versamento minore di denaro. Trascorrono solo poche settimane e alcuni di quegli esattori vengono arrestati, sono contigui a un clan camorristico che impone nella zona di Piscinola, Chiaiano e Miano le tangenti per gli imprenditori che realizzano costruzioni abusive. Non si tratta di un caso circoscritto ai confini cittadini, “le tasse” per edificare abusivamente si pagano un po’ ovunque e di uomini in divisa assicurati alla giustizia se ne annoverano veramente tanti ma questi rappresentano, negli ultimi anni, i casi più eclatanti: 23 vigili urbani arrestati a Giugliano, 13 tra carabinieri e vigili in servizio a Casalnuovo e Afragola ed infine 15 tra vigili, assessori e sindaco al comune di Torre del Greco 7 . Quando la sezione anti abusivismo della Procura di Napoli, guidata dal dott. Aldo De Chiara, ha iniziato a procedere con gli abbattimenti di abitazioni, a seguito di sentenze passate in giudicato, il popolo degli abusivi è sceso in piazza difendendo il proprio tetto con la forza. “Abbiamo realizzato degli abusi di necessità – dichiarano – prime case costruite per dare un tetto alle nostre famiglie, tollerate dalle istituzioni che hanno chiesto anche una mazzetta per chiudere un occhio”. Nessun abuso di necessità, qui siamo dinanzi ad una “cultura del degrado, del lasciar fare, del lasciar passare” che ha permesso la distruzione sistematica del territorio e di un congelamento dell’applicazione delle leggi. La burocrazia crea immobilismo, vent’anni non sono sufficienti per abbattere un ecomostro. Basta aver realizzato un paio di fabbricati anche di soli tre piani per inglobarli, in poche ore, in un recinto che consentirà così di vendere, a un prezzo nel frattempo fatto lievitare a dismisura, gli appartamenti in parco e con posto auto condominiale e se ci si riesce anche con vigilanza privata per ventiquattrore al giorno. Nessun portierato, meglio la vigilanza armata e il prezzo di vendita s’impenna. La città in questo modo ha raggiunto i paesi dell’hinterland diventando, così, una city metropolitana. L’azione speculativa è proseguita, il partito trasversale del cemento ha costruito ovunque delle vere e proprie città abusive senza che nessuno se ne fosse mai accorto.


Questo pezzo è tratto da:

Il festival a casa del boss
Pietro Nardiello
Phoebius Editore, ed. 2012
Collana “La città sociale”

Prezzo 13,00€  

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