[Dal libro che sto leggendo] Cupo tempo gentile

Immagine presa da qui


Inizia con una visione “Gentile” che è brutalmente interrotta dal un anticipo del cupo. Detto fatto titolo e libro sembrano noti l’uno per l’altro, ma il primo è un verso di una poesia dell’autore.
Questo raffronto fra due mondi così opposti fra loro, prosegue per tutto questo bellissimo testo e ci accompagna, in un quantomai realistico viaggio temporale, nell’Umbria a cavallo tra gli anni 1967 e ’68. Vi sembrerà di vedere questo mondo che non si sa guardare e che “sceglie” il modello di riferimento fra quelli che conosce di meno. Vi sorprenderete anche a dare ragione ad Andrea, magari non per Gozzano, ma per il suo sguardo indagatore dell’animo umano e di quello della protesta.
Un libro scorrevole piacevole da leggere che ho adorato.
Buone letture,
Simona  


Uno

Il vento veniva giù dalla vetta e si rompeva contro le immense vetrate dell’aula posta sopra il grande giardino che dicembre aveva spogliato d’ogni verde.

Solo qualche minuscola palma estranea e livida dentro il freddo d’Appennino.

Il professor Sensi parlava di Gozzano, sì di quella poesia sul ghiaccio dove lui non s’avventura e quell’altra lo prende in giro.

“C’è ben altro a Torino adesso, altro che le poesie di Gozzano, hanno occupato l’università”.

La matricola dalla testa nera e ricciuta ghignava contento: “Tra poco finiranno tutte queste stronzate e si passerà a cose molto più serie”.

Ma ad Andrea Gozzano piaceva molto:”Non mi sembra che la poesia sia proprio una stronzata”.

“Cazzo, con tutto quello che c’è da fare, cambiare questo cazzo d’università e non solo, chi se ne frega d’uno che non va sul ghiaccio ai primi del Novecento”.

Andrea non rispose, a lui le lezioni di Sensi piacevano e non aveva così fretta di cambiare l’università e la società; magari, però, quello aveva un po’ ragione: l’università era vecchia e la società pure, una scossa gli andava data. Senza perdere Gozzano però, la poesia doveva rimanere importante anche nel futuro.

Adesso la lezione era finita, gli studenti ammassati nei corridoi, anche davanti ai bagni. E uno alto e magro, dall’accento un po’ settentrionale e sì anche un po’… come si fa a dire senza diventare retrogrado, meglio un ‘reazionario’? Sì, un po’ dell’altra sponda, seduto a cavalcioni su un tavolo cominciò il suo comizio:”A Milano di sono mossi, a Pisa preparano cose grosse, Torino l’hanno occupata poco fa… e noi, in questo buco del culo del mondo, che facciamo, cosa aspettiamo? Dobbiamo occupare subito, e gestire noi l’università, e i professori possono entrare solo se accettano le nostre condizioni”.

Che Urbino fosse il buco del culo del mondo, quello ad Andrea non andava proprio giù… poi l’altro da dove veniva? Da Cinisello Balsamo? Figuriamoci… però l’allampanato riusciva convincente e chiamava ognuno alla lotta. 


Questo pezzo è tratto da:

Cupo tempo gentile
Umberto Piersanti
Marcos Y Marcos, ed 2012
Prezzo 18,00€

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