[Dal libro che sto leggendo] Cose che bisognerebbe sapere…

Immagine presa da qui



Quali sono le cose che bisognerebbe sapere? Sono tante, ma spesso come sottolinea questo libro, sono quelle che già conosciamo ma che non sappiamo guardare con la dovuta attenzione. Il surreale dialogo che qui vi inserisco è quello del primo racconto ma tutti quelli, inseriti in questa raccolta, hanno un valore particolare estrapolando, dalle situazioni che ogni giorno fanno parte della nostra vita, i valori che rendono questa esistenza cara ad ognuno di noi, quasi un modo per ricordarci che la grandezza non sta nei grandi gesti ma nelle quotidiane piccole cose e azioni. Quest’estate mi è capitato di leggere più di un titolo di MinimumFax e ho riscoperto la curiosità verso autori del ‘900 che spesso e volentieri rimango di “nicchia” rispetto al grande pubblico, ma che invece dovrebbero essere letti con una attenzione curiosa non solo verso quel che è il “significante” che affiora dalle trame ma anche e sopratutto perché rappresentanti di nuovi metodi di comunicazione ora visiva e ora emozionale. A vario titolo hanno contribuito alla mutazione del concetto di confronto con il mondo e con il lettore e hanno partecipato, o partecipano tutt’ora, alla costruzione del romanzo o del racconto nella sua accezione contemporanea. Guardare con curiosità e interesse a questi scrittori e a quel che hanno da dire, non può che migliorare la nostra percezione del presente e il modo per rappresentalo.
Buone letture,
Simona


La lezione cinese
Sto camminando, tengo in mano un piccolo monitor, guardo il puntino verde muoversi come il segnale di ritorno di un aereo, il lampeggiare del radar di una nave. Sto cercando. Sono un avvistatore di sottomarini. Sono un controllore di volo che si sforza di mantenere ogni cosa alla giusta distanza. Sono perso. Un uomo sbuca dal buio sul marciapiede. “Caduto l’aereo?”, mi chiede. 

È quasi notte; in alto il cielo è ancora azzurro, ma qui giù è scuro. 

“Stavo giusto portando fuori il cane”, dice. Annuisco. Del cane nemmeno l’ombra. 

“Lei non è di queste parti, vero?” 

“Originariamente no” ,dico. “Adesso però stiamo sulla Maple” . 

“Tierney”, dice l’uomo. “John Tierney”. 

“Harris”, dico. “Geordie Harris”. 

“Benvenuto nel quartiere. Benvenuto in città”. Indica il mio schermo; sembra che il puntino abbia smesso di spostarsi. 

“Speravo tanto che fosse un giocattolo: un telecomando”, mi fa. “Speravo di divertirmi un po’. Sta pilotando una macchinina o una barchetta qui vicino?” 

“È un chip”, lo interrompo io. “Un monitor per il posizionamento globale. Sto cercando mia suocera”. 

Si sente grattare in un ligustro lì vicino e un inconfondibile odore di merda di cane si leva nell’ aria come fumo. 

“Bravo, bello”, dice Tierney.”Non gli piace fare le sue cose in pubblico. Non posso dargli torto: se mi costringessero a fare la cacca all’ aperto mi nasconderei anch’ io nei cespugli”. 

Tierney: mi suona come tiranno. Tirannia, tormento, tortura inflittami per il mio sistema di posizionamento, per mia suocera dispersa. 

“Non è un giocattolo”, gli dico, abbassando lo sguardo sul puntino verde lampeggiante. Un labrador giallo viene fuori dai cespugli e Tierney gli riaggancia il guinzaglio al collare. 

“Andiamo, bello”, dice Tierney, battendosi la mano sulla gamba. 

“In bocca al lupo” , mi urla, tirando il cane lungo la strada. 

Il cellulare attaccato alla mia cintura si mette a suonare. 

“Chi era quello?”, chiede Susan. “Lo conosci?” 

“Era uno sconosciuto, un perfetto sconosciuto, che cercava un compagno di giochi”. 

Do un occhiata allo schermo. 

“Sembra che non si stia spostando, adesso”. 

“Hai l’antenna alzata?”, mi chiede Susan. C’è una pausa. La sento parlare con Kate. “Guarda papà. Guarda papà di là dalla strada, fai ciao a papà con la mano. Kate ti sta facendo ciao”, mi dice. 

Guardo la Volvo nera accostata col motore acceso dall’altra parte della strada. Con la mano libera saluto anch’io. 

“Ecco papà”, dice Susan, passando il telefono a Kate. 

“Cosa stai facendo, papà?”, mi chiede Kate. Ha un tono come scocciato, stranamente accusatorio per una bambina di tre anni. 

“Sto cercando la nonna”. 

“Pure io”, Kate ridacchia. 

“Passami la mamma” . 

“Neanche per sogno”, dice Kate. 

“Ciao, Kate”. “Che c’è di nuovo?”, mi fa Kate -è l’ultima espressione che ha imparato. 

“Ciao ciao”, le dico, e metto giù. Lascio il marciapiede e balzo tra le case, attraverso il sentiero d’erba che separa il cortile di un uomo da quello di un altro. Una spia, un ladro, un intruso furtivo, tiro fuori dalla giacca la mia torcia elettrica e l’accendo. Lo stretto fascio di luce coglie di sorpresa verande e falciatrici e tavoli da picnic. A chiamarla ho paura, temo di attirare l’attenzione. Più avanti c’è un campo da basket, uno scivolo, una vasca di sabbia, ed eccola lì, alla luce della torcia la vedo volare come un’apparizione. I capelli neri al vento, le mani che stringono delicatamente le catenelle dell’altalena come fossero redini. La colgo a mezz’aria. Slancia le gambe in dentro e in fuori. Tengo la luce puntata su di lei: va e viene. 

“Sto volando”, dice, librandosi nella notte. Mi avvicino ancora, per costringerla a fermarsi. 

“Ha fatto un buon volo, signora Ha?” 

“Gradevole” . 

“Hanno anche fatto vedere un film?” Scende piano dall’altalena e mi guarda come fossi pazzo. Dà un’ occhiata all’ aggeggio che ho in mano. 

“Non è un giocattolo” , dice la signora Ha, prendendomi a braccetto. La riporto a casa attraverso il bosco. 

“Cosa c’è per cena, Georgie?”, mi chiede. E io sento l’invisibile eco della voce di Susan che la corregge: non è Georgie, è Geordie. 

“A lei cosa andrebbe, signora Ha?” In lontananza, un grassone sta pigiato contro una porta a vetri scorrevole e ci guarda, il suo alito appanna il vetro. Susan è al computer, a disegnare. Sta facendo una mappa, una griglia del vicinato. Ci sta dando qualcosa su cui basarci in futuro: delle coordinate.

Questo pezzo è tratto da:

Cose che bisognerebbe sapere
A. M. Homes
Minimum Fax Editore, Ed. 2003
Collana “Sotterranei”
Prezzo 13,00€

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