L’inzio della fine…

Immagine presa da qui

Buio. Chissà dove sono. C’è uno strano silenzio con uno sciabordio di liquidi di fondo. In generale non si sta male, si sta bene, non ci sono grossi sobbalzi, mi sento avviluppato, quasi protetto. Eppure non sapere dove sono, e sopratutto non sapere da dove vengo, mi mette l’ansia perchè, in fondo, tutto deve avere un’origne come anche una fine e, cominciare ad avere una coscienza di sè, sentirsi entità occupante uno spazio ti fa porre di queste domande. Eppure, questo luogo ristretto che occupo non mi dispiace, dopotutto, se non sai dove sei, uno spazio vitale seppur non troppo ampio, ti permette di dire che il tuo mondo lo conosci, l’hai toccato tutto, ne conosci ogni anfratto e quindi la cosa non ti potrà rivelare sorprese, nè belle ma neanche brutte. È quello, è limitato ma sempre meglio di nulla. Ma se potessi anche sapere dove sono e perché sono qui, non guasterebbe affatto. Mi piacerebbe, in particolare, sapere il perchè un lato di questo spazio è morbido quasi accogliente e ogni volta che il liquido, in cui sono in parte immerso, mi sospinge in quel punto è come se mi avvolgesse delicatamente mentre l’altro lato a volte sembra più duro. In più, negli ultimi tempi, o io sono cresciuto a dismisura o qualcosa è cambiato perchè, lo spazio, mi sembra che si sia ristretto. Anzi sembra quasi minuscolo. A ben pensarci, all’inizio tutte le pareti del mio mondo erano morbide e io potevo muovermi un po’ in tutte le direzioni agevolmente. Bei tempi quelli! Mi piaceva rimbalzare da una parte all’altra finchè non mi girava tutto e quando ero stanco mi fermavo vicino ad una parete per capire che c’era al di là del mio mondo.

Tum, tum, tum, tum… Rumori che si ripetono con cadenza ritmata sempre dello stesso tipo, ma alcune volte più velocemente a volte più lentamente. Mi sono più volte domandato se al di là ci fosse qualcun altro che faceva rumore per verificare se, in questo buio persistente ci fossero altri. Ed era in quel momento che ricominciavo a rimbalzare e il mio mondo si cominciava a comprimere ed espandersi ma non ne trovavo l’uscita.
Un giorno ero lì che rotolavo e ad un certo punto sono incappato in una buca e ho pensato “ecco la via all’esterno! Una via di fuga!”; ho provato ad entrare ma sembrava più piccola di me, ho continuato a provare lo stesso, mi giravo a destra e a sinistra e all’improvviso mi sono bloccato, ho focalizzato un solo pensiero: “Sto evadendo da quel che conosco, ma se poi di là c’è il nulla? O qualcosa di peggio del mio mondo piccolo e caldo? E se poi quel “tum tum” non fosse di un mio simile e io mi perdessi? Come farei a ritrovare la strada di casa? Come potrei ritornare alla mia vita troppo solitaria ma in fondo tranquilla e sicura?”.
È a quel punto che mi sono fermato, non ho avuto il coraggio di abbandonare quel che conoscevo. Non volevo più saperne di ciò che avevo fuori. Dopotutto il signor Tum tum tum poteva anche lui venirmi a cercare, perchè dovevo esser io a fare il primo passo? Non gli avrei negato spazio nel mio mondo, sono ospitale.
Il tempo è passato, e anche tanto. Il signor Tum tum, continua a farsi sentire e quindi sono certo che non si sia mosso il rumore sembra sempre lontano. Pertanto non è lui che sento premermi addosso. Con la restizione dello spazio anche il mio mondo sembra vivere di vita propria e ogni tanto si comprime e mi toglie il respiro. Ad un certo punto ho avuto il pensiero che vicino a me qualcuno ci fosse; perchè quando mi sento muovere dal liquido che ho sotto, e che nel tempo è cresciuto o forse lo spazio s’è ristretto, o quando rimbalzo sulla parete, che non è più morbida ed elastica come una volta in tutti i punti, trovo che la parte dura abbia una consistenza indurita ma anche arrotondata come quella che io sento appartenere a me stesso. Come detto la sensazione non è spiacevole. Il mio mondo lo conosco e non ho nessuna intenzione di lasciarlo vivrò e morirò qua anche se so, che così facendo, il signor Tum tum tum non l’incontrerò mai. Deve essere un tipo tutto d’un pezzo visto che in continuazione produce questo rumore e ora che sono quasi sempre adagiato a ridosso della parete morbida lo sento praticamente ogni secondo con una costanza che è da ammirare. Anche lui non ha avuto, probabilmente, il coraggio di staccarsi da suo mondo per esplorare, visto che il rumore sembra arrivare sempre dallo stesso punto.
Oggi è più antipatico del solito, continuo a sentire il mio mondo contrarsi e ho quasi la certezza di non essere più solo. La contrazione mi spinge verso l’interno del mio mondo e mi accorgo che ci sono tante entità come me che si strisciano addosso quasi rotolando una sull’altra. Ho provato a spingere un po’ qui e là, facendo di testa mia quando la situazione si stabilizzava, ma nulla è successo nemmeno un rumore. Solo caldi rotolamenti di un corpo sull’altro. Le contrazioni sono durate parecchio e sono giorni che avvengono. Nonostante questo, il signor Tum tum tum, continua imperterrito il suo rumore e io mi sento sempre più stretto da queste entità che sembrano continuare a moltiplicarsi. Ma non hanno altro posto dove andare? Si sarà sparsa la voce che qui si sta meglio e che questo liquido in fondo, anche se, a volte, diminuisce o aumenta è piacevole da sentire? Con tutto questo affollamento lo sciabordio non c’è più, ma ad ogni contrazione il liquido si insinua fra le fenditure fra un corpo, a me estraneo, e l’altro per trovare spazio da occupare.
Sono passati mesi, nessuna contrazione di rilievo. Almeno come quella di tempo fa, dove il restringimento faceva si che la situazione divenisse quasi claustofobica. Lo spazio è veramente sempre di meno. Non posso più nemmeno cercare la via d’uscita, il buco che avevo trovato, per arrivare al signor Tum tum tum perchè non c’è spazio per muoversi. Ho anche rischiato di rimanere schiacciato al tempo delle “grandi contrazioni” perchè fra una contrazione e l’altra sono stato quasi risucchiato fra i corpi silenti dei miei consimili e ho rischiato di non ritrovare più la mia parete morbida. Ero disperato al solo pensiero di perderla, poi è arrivata una contrazione più forte delle altre e io che preso dalla paura dell’ignoto mi sono ritrovato a spingere all’impazzata per farmi spazio -anche se non ero certo che la direzione fosse quella giusta-, mi sono ritretto il più che potevo e voilà la mia parete morbida era ancora lì, che mi attendeva. Fu in quel momento che decisi che qualsiasi cosa sarebbe successa non mi sarei più staccato da lei… Ma oggi, dopo tanti mesi è avvenuta una cosa nuova. Ad un certo punto, al di là della mia parete ho visto una luce. Era lontana, ci ho messo un po’ a focalizzarla…c’era un oggetto rigido che si avventurava a fatica, divincolandosi fra chissà cosa. E la luce sembrava avvicinarsi e diventare sempre più forte. Mi sono detto: “Ecco il signor Tum tum tum è arrivato!”. Ma poi, mi sono reso conto che il suono c’era ancora e, per di più, sembrava lontano come al solito. Poi mi sono accorto che fuori le entità rigide erano due, no, tre si erano tre di cui una produceva questo strano fascio di luce, ero curioso, volevo vedere che sarebbe successo.
Avevo anche un po’ di paura, dopotutto mi ero ripromesso di non uscire, ma sinceramente, ora, avevo la voglia di scoprire chi era fuori dalla parete, cosa voleva magari vedere se erano più socievoli dei miei inebetiti compagni di mondo.
E invece…è stato un attimo. Si è sentito un rumore netto, non l’avevo mai sentito uno così! Ho sentito il mondo muoversi, quasi stesse camminando, anzi strisciando. Si contraeva e si riallargava, ma non erano le solite contrazioni. E l’entità esterna continuava a tirare, e tirava e il signor Tum tum tum era sempre più lontano. Preso dalla paura ho cominciato a cercate di rimbalzare ma non c’era spazio, maledetti compagni inerti e silenti! Non vedete che sta succedendo?La luce era oramai lontana e il mio mondo era tornato oscuro, ma si continuava a muovere trascinato da chissà chi. Mi è salita l’ansia, ho cominciato a sentire che venivo attirato fuori, ma fuori dove? Un restringimento e la brutta sensazione di sentirsi tirati anche a costo di sentirci soffocare. Panico! “No! Lasciateci nel nostro mondo! Riportateci indietro! Ma cosa state facendo!” mi sono ritrovato a pensare.
Ad un certo punto ho sentito un unico rumore “Ploff!!” una intensissima luce accecante. Ho avuto un secondo per vedere i miei consimili e quella è stata l’alba della mia fine. Avevo visto la luce per morire lontano dal luogo dove ero nato.
Le ultime cose che ho sentito erano dei suoni nuovi. Venivano dall’esterno ma non sono sicuro se fossero un nuovo codice del signor Tum tum tum o altro.
” Abbiamo rimosso la colecisti con tutti calcoli, ora chiudiamo e rimandiamo al più presto la signora in corsia e poi a casa!”
Tutto questo per dire che probabilmente la settimana a venire non posterò perchè la qui presente lettrice sconclusionata verrà ricoverata, appunto per rimuovere la colecisti. E quindi essendo impossibilitata a scrivere per motivi probabilmente di salute ma più facilmente materni (mia madre mi requisirà tutto l’hardware, oh cielo!!!) dovrò arrendermi all’evidenza di non poter pubblicare come di consueto. Non avevo un modo particolare per comunicarvi tutto ciò ma codesta idea balzana mi è venuta in mente oggi (giovedì) mentre tornavo in macchina verso casa di mia madre ( che sento già mugugnare dicendo “Ma questa è anche casa tua!!”, lo so mamma lo so!). In più, questa soluzione, mi permette di consegnare al mio caro amico Felizberto il mio compito per le vacanze, anche se, inteso non nel senso che lui gli aveva dato. Mi aveva chiesto di scrivere di un viaggio che non ho mai fatto ma che avrei voluto fare. Ecco Feliz, tesoro, non voglio diventare un calcolo della colecisti di alcuno e nemmeno fare un viaggio verso morte certa, ammesso che i calcoli vivano di vita propria… Ma sempre di un viaggio si tratta!
Ogni riferimento, nella storia, a fatti o a calcoli conosciuti è puramente casuale!:D
Buone letture,
spero di non avervi annoiato troppo,
Simona
– Posted using BlogPress from my iPad

One thought on “L’inzio della fine…

  1. 😀 Idea fantastica quella di unire le possibili interpretazioni di questo viaggio che, solo alla fine, dopo essersi svelato, è anche un tenero tributo a quello che non chiamerei nemico, ma piuttosto disagio o intoppo…
    Di certo non ti sei attenuta alla consegna 😦 ma, conoscendoti, non potevi far altro che modificare lo stimolo esterno per farne una prosa intelligentemente elaborata a partire dal tuo interno… (anche qui i puntini ci stanno bene 😀 ). E ho detto tutto! (Totò, Peppino e la malafemmina). Insomma, ciò che fanno i poeti, no?
    Tanti auguri per l'intervento e ricordati che il bon ton del degente non prevede che i medici debbano aspettarti in sala operatoria soltanto perché hai un capitolo da finire o una recensione da postare! 😀
    Messaggio per la mamma della sconclusionata: proceda pure al sequestro dell'hardware e stilli alla figlia brevi capitoli strappati da un libro qualsiasi affinché possa terminarne la lettura dopo poche ore. Tra la fine di un capitolo e la somministrazione del successivo, lasci passare una buona mezzora, assicurandosi con le infermiere che non sia ancora giunto il momento della pre-anestesia. Al termine dell'operazione, quando la paziente sconclusionata sarà ancora intrisa di propofol, tenga a portata di mano un registratore per postare la recensione più divertente e sconclusionata che il web possa desiderare 😀
    Per quanto riguarda il software, l'abbraccio è il miglior sistema operativo per comunicare con l'hardware!
    Auguri ed a presto!
    Emmanuel

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