[Dal libro che sto leggendo] Atti innaturali, pratiche innominabili


Immagine presa da qui


Con questo libro torniamo all’inizio de ‘900 americano, più o meno anni ’30-’50, quindi quasi contemporanei di Bukowsky che invece inizia la sua carriera negli anni ’20. Lo stile è similare per alcuni racconti di Donald Barthelme, ma la resa è diversa. Mentre leggerete questo pezzo calatevi in uno stato in cui la scrittura diviene il mezzo per entrare nel personaggio. Sono anni in cui il ‘900 cerca di distaccarsi dalla letteratura classica e questo ne è un ottimo esempio, potrete entrare nelle fobie e nei mondi di coloro che hanno una malattia di mente. Quel mondo è popolato da personaggi che la mente rende reali anche nelle azioni pertanto l’illusione diventa torturatrice e fa veramente male oppure quel giornale che tanto ci piace scrive notizie che solo noi riusciamo a leggere. E’ la magia delle parole che rende possibile, anzi tangibile, questi mondi solitamente a noi inaccessibili, ma pochi scrittori con una formidabile padronanza dei vocaboli riescono a fare questo tipo di letteratura. Scrittura che non è per forza accettabile supinamente, nel senso che non ci deve piacere per forza, ma deve essere recepita come una forma d’arte come un quadro perchè proprio nel senso di rappresentazione viene concepita. L’unico limite di queste forme di linguaggio sperimentale sta nella traduzione e nella tradizione. La prima perchè alcune volte gli scritti perdono nella trasposizione in un’altra lingua proprio per questa loro particolarità dove l’effetto è dovuto alla selezione dei vocaboli e delle figure metaforiche. E proprio le figure metaforiche, appartenenti ai modi di dire di un determinato paese possono apparire a chi legge, ma è di altri luoghi, alcune visioni un po’ incomprensibili… ma provare a superare la barriera è sempre un bell’obiettivo sfidante! 
Buone letture,
Simona

Questo giornale qui 

Anche oggi la ragazzina se ne viene danzando ostinata col suo uncinetto azzurro acciaio col suo uncinetto. Lei sa che teoricamente non posso alzarmi da questa sedia e mi punge, qua e là, tanto per farmi urlare, la graziosa ragazzina che abita da qualche parte in fondo all’isolato. Una volta l’ho rimproverata aspramente dicendo “no! per l’amor di Dio che gusto c’e’ a farmi gridare così?” Lei portava un vestito stampato color azzurro Morte di Beethoven e scarpine bianche che la mamma aveva pulito ben bene col bianchetto prima di mezzogiorno tanto erano belle e bianche (le scarpe). A occhio e croce doveva avere undici anni. L’uncinetto impugnato e proteso come una spada, disse “tortura è la risposta vecchio pappamolla, tortura è il nome del gioco che sto imparando in condizioni di laboratorio. La tortura è studio appropriato ai bambini della mia età classe e reddito medio e tu non conti in ogni caso tu sei finito vecchio sporcaccione che non sai neppure alzarti da quella sedia sgangherata”. Mi sistemò con quelle parole  che avrei fatto molto volentieri a meno di sentire per belle che fossero e anche messe insieme con tanta proprietà. Odio star qui su questa sedia in questa casa calda e verde grazie alla Presidenza Sociale. Ma sapete quant’è piccola? La ragazzina colpì di nuovo questa volta infilzando la coscia esile e disse “sappiamo esattamente quant’è piccola e anche che sono soldi buttati via perchè non crepi vecchio sporcaccione a cosa servi eh?” Allora le spiegai di questo giornale spruzzato qui e là di rare bugie e di fotografie dalle didascalie inesatte messe ungo una vita fatta di illusioni e di qualche momento divertente. Mi vantai dicendo “sappiamo come dare un pizzicotto proprio là dove i nervi si concentrano sotto la pelle per cui i bravi cittadini fanno certi salti come quei sogni dove si apre di colpo una porta  e si vedono là sorpresi in flagrante…” Ma in quel momento mi resi conto che i suoi sogni sono composti in maniera molto diversa per cui non li possiamo leggere poi insieme. Le tirai un vaso di marmellata ( di ribes) centrandola in pieno sulla rotula e lei fuggì via ululando ma se dovessero venire a protestare io ho tutti i segni delle punzecchiate a parziale scusante. La graziosa ragazzina che abita da qualche parte in fondo all’isolato.

La ragione per cui mi piace leggere questo giornale qui, questo che ho in mano, è che mi piace cosa dice. E’ il mio preferito. E mi farebbe proprio molto piacere se lo poteste leggere anche voi. Ma non potete. Però qualcuno sì che può. Arriva per posta. Un po’ di tempo fa lo do a un tizio, glielo metto in mano e gli dico “dacci un’occhiata”. Lui ci diede un’occhiata poi un’altra occhiata ma non riuscì a vederci proprio niente di straordinario in questo giornale qui, non riuscì a vederci. E dice “e allora?” Be’ naturalmente ero anche io nel ramo dei giornali una volta durante la depressione. Ci si divertiva allora. Quel tipo a cui ho dato il giornale un po’ di tempo fa perché ci desse un’occhiata, quello che ha detto ” e allora?” è uno istruito legge roba buona fa viaggi a destra e a sinistra beve forte più che altro gin parla ai delfini click click click click. E’ professore di etnologia all’Università di Calfornia a Davis. Proprio per niente babbeo ma però non riuscì a vederci niente di straordinario in questo giornale. Gli dissi guarda a pagina 2 quella storia sulla fiera delle ragazze brutte dove la ragazze brutte si vendon proprio tutte. Ma lui disse “alla mia pagina 2 questo giornale parla della CEE”


Questo pezzo è tratto da:

Atti innaturali, pratiche innominabili
Donald Barthelme
Minimum Fax Editore, Ed 2005 
Collana “Minimum Classics”
Prezzo 10,00€

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.