"Lo splendore dei discorsi", Giuseppe Aloe – L’insostenibile leggerezza dell’essere…

Immagine presa da qui

Solitudine. E’ quella che ti prende quando non c’e’ nessuno o al contrario quando nessuno sente le stesse cose che senti tu. E’ quel muro che si alza cercando di eliminare qualsiasi elemento di disturbo al silenzio e alla monotonia di gesti che restituiscono la sicurezza. E’ solitudine quella che si prova quando si affrontano i grandi lutti in parte perché ci colgono impreparati, anche quando lo sappiamo, e in parte perché ci sembra totalmente ingiusto che la restante parte di mondo, nonostante tutto, riesca comunque ad andare avanti a sorridere, gioire e vivere. La storia che qui è raccontata, riguarda questo grande vuoto che un giorno colpisce una famiglia come tante. Il nostro protagonista è sia padre che marito e perde in poco tempo prima la figlia, uccisa da un’altalena fatiscente in un giardinetto pubblico, e poi la moglie. Ed è questo lutto, in cerca di motivazioni grandi, necessarie e profonde, che non riesce, anche dopo tanto tempo, a dargli pace. L’unica visione che lo fa andare avanti è quella di un suo simile, più giovane e sicuramente solo per circostanze differenti. Anche qui il soprannome individua paragoni profondi e ricercati: “Il ragazzo Kafka”. Magrolino tanto da sembrare malaticcio, timido e impacciato si presenta con tutta la sua grande e povera famiglia sulla spiaggia e mentre i suoi fratelli e sorelle giocano nell’acqua e corrono sulla spiaggia, il piccolo Kafka è relegato a margine. Non può nè correre e nè andare in acqua e in questo, il nostro protagonista ci vede molto della sua situazione. E’ un po’ come vedere una giostra dove tutti si divertono e ogni volta che sembra fermarsi e noi stiamo scegliendo l’agognato posto, un attimo prima di fermarsi totalmente, la giostra ripartisse  lasciandoci con il piede in procinto di fare quel passo per poterci salire su.

Il sentirsi fuori dal mondo, quasi in punizione per una condizione che non si è cercata ma che si è creata per fattori esterni alle nostre decisioni è quello che diventa elemento scatenante, insieme al vuoto creato da mancate risposte su come possa essere avvenuto, di una vita parallela. Da una parte la facciata: ingegnere, titolare di uno studio fortunato e produttivo, con una bella carriera, soldi e la tranquillità di potersi prendere delle pause dal lavoro a proprio piacimento. Dall’altra un killer, che ucciderebbe volentieri che sembra disprezzare la vita non in quanto provi a rinnegarla, ma solo perché  secondo l’avviso del nostro protagonista, non la sa vivere. L’impegnarsi a sapere i particolari della vita di gente che si conosce solo per farla fuori ha un che di catartico, lo puoi vedere ma lui non sa che lo osservi, non può modificare i suoi comportamenti e il suo stile di vita e tu puoi giudicarlo e giustiziarlo prima ancora di prevederne una punizione che gli permetta di ravvedersi. E’ come aprire una porta che da sull’inferno del mondo e scegliere chi è il primo da giustiziare a caso.

Il problema è che la soluzione di annientare ciò che sembra vivere nel fatuo e con la leggerezza dell’incoscienza non restituisce nè risposte e nè soddisfazioni, ma solo altri silenzi che si sommano pericolosamente con quelli già accumulati. Silenzi che, stavolta, il perché o meglio il chi possa averlo fatto non lo contemplano, ma sanno essere macigni che non permettono all’anima di alleggerirsi. Ma attenzione, non è il peso della colpa che è in discussione, ma quello della conclusione che per uno che se ne elimina ne rimangono milioni. E quei milioni rimarranno a far parte di un mondo che ci rifiuta o che noi rifiutiamo in quanto tale. Come si risolve la situazione? Sta a voi scoprirlo, ma come l’autore dice, sta nelle cose più semplici, quelle che non hanno peso quelle che potremmo definire con un titolo Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere” e che Aloe traduce con “Lo splendore dei discorsi”.

Perché leggere questo libro. Innanzitutto perché pochi autori sanno esserlo così in fondo, nelle profondità dei propri personaggi. Non starete ai margini di questa storia ma vi ritroverete a viverla sulla vostra pelle e, nonostante questo, il testo sarà scorrevole e avvincente e mai pesante come si potrebbe pensare. Questo perché  lo scopo della storia non è parlare di morte, ma attraverso questa, parlare della vita che gli sopravvive.
In ultima analisi leggere libri come questi, tra cui vi segnalo anche lo splendido libro del 2011 presente nel settebello finale dello Strega di quest’anno che si intitola “La logica del desiderio” (di cui un assaggio qui), vi ricorderà che della letteratura italiana contemporanea di qualità ce n’è molta anche al di fuori dei circuiti delle solite grandi case editrici, e che sono libri che non dovrebbero mancare in ogni libreria privata che si rispetti. Sono certa che vi piacerà quanto è piaciuto a me.
Buone letture,
Simona

Lo splendore dei discorsi
Giuseppe Aloe
Giulio Perrone Editore, Ed. 201o
Collana “Hinc”
Prezzo 15,00€


Immagine di Letture Sconclusionate

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