Giuseppe Aloe: presentazione nuovo libro "Gli anni di nessuno" 23.10.2012 Roma Feltrinelli galleria Alberto Sordi

Un momento della presentazione, al centro, Giuseppe Aloe
Foto di LettureSconclusionate


Se dovessi trarre le conclusioni, tenendo conto anche delle letture e delle programmazioni di quest’anno, potrei tranquillamente dire che quest’anno si parlerà, almeno fino a dicembre, di “nevrastenie”. Gadda (capirete fra qualche recensione), Bender, Barthelme e Aloe e sicuramente avrò dimenticato qualcun altro ma non mi sovviene al momento! La cosa curiosa è che non li scelgo perché ne conosco i contenuti, bensì perché mi incuriosiscono come scrittori o i titoli dei libri, la copertina o anche una recensione o un suggerimento di una amica o anche una situazione come, peraltro, è avvenuto con Aloe. 


Lo spunto per cominciare a leggerlo è venuto dal fatto che era nel settebello finale del premio Strega di quest’anno. Avevo deciso di non iniziare subito dal libro della finale, ma mi ero fatta convincere da un altro titolo “Lo splendore dei discorsi“, poi è stato scelto per il salotto di lettura cui partecipo e, quindi, ho dovuto ripiegare sul titolo che avevo scartato “La logica del desiderio” ed è inutile dirlo, perchè li vedrete passare  a poco a poco nelle recensioni, alla fine ne ho letti e comprati altri due. Il fascino risiede nel fatto che, come diceva colui che ha svolto egregiamente l’arduo compito di presentare autore e libro, Aloe riesce ad essere “ipnotico”. Come vi capiterà di leggere nelle varie recensioni, è vero, ogni volta che leggo un suo libro, fatico a chiuderlo finchè non l’ho finito e, altro aspetto che spesso ho rilevato, è questo suo scendere in profondità nei personaggi, che credo essere componente principale dell’ipnosi, in maniera tale che non solo appartengano allo scrittore ma anche al lettore.
Due caratteristiche emergono in particolare da questo incontro e possono essere racchiuse in una sola definizione:

“Aloe è lo scrittore della conoscenza non attraverso la descrizione ma grazie alla profondità.”

Questo perché non dice mai dove sono ambientati i suoi romanzi o racconti, ma fornisce al suo lettore informazioni sintetiche per evincere gli eventuali cambi di luogo, che viene descritto attraverso le azioni e i momenti. Altresì, e questa è caratteristica rilevata dal presentatore e cui io non avevo pensato, nemmeno i personaggi sono fisicamente descritti ma la loro riconoscibilità è data dal moto interiore in cui trascendiamo leggendone i vari momenti di introspezione.

Altra cosa che è emersa e che ho trovato particolarmente interessante è come Aloe scrive i suoi libri, ovvero tutto d’un fiato, ha infatti dichiarato di scriverli nel tempo di un mese o poco più e senza particolari costruzioni bensì declinando storie che sono con lui da anni, sopite, o cresciute nel tempo. Il periodo di vacanza quindi è momento per questi cche potremmo definire “ricordi creativi” – perché nel processo di crescita nel’io dello scrittore diventano simili ai ricordi – per diventare, probabilmente sgomitando nei pensieri dello scrittore stesso, protagonisti della nuova storia che sta per scrivere. E questa affermazione l’ho trovata particolarmente interessante quasi una reciprocità, lui riversa una storia che sente di poter cedere ai suoi lettori in maniera concentrata (quindi in un periodo ben definito e di solito non troppo lungo) e parimenti concentrata, quasi veloce, è la fruizione delle sue storie da parte di chi lo legge.

Cosa m’e’ piaciuto? Presentazione estremamente contemporanea, niente fronzoli, nessun azione smielata, autore estremamente informale e chiaro e sopratutto non era una presentazione di “facciata” ovvero chi era là per spiegare questo libro, autore a parte, era consapevole di quel che stava dicendo e aveva l’aria di aver letto non solo ciò di cui si parlava ma anche gli altri testi come peraltro anche molti di quelli che ascoltavano e, infine, il fatto che lo scrittore ad un certo punto abbia dichiarato che nel momento in cui il suo scritto lascia i meandri della sua creatività diventa qualcosa che anche lui fruisce più da lettore che da scrittore. In fondo, come ha anche accennato, quel che scrive lo prende in tal modo da trasporlo in una dimensione in cui tutte quelle che sono le sue varie letture e le varie situazioni che occorrono la vita di tutti i giorni si ripropongono in un gioco di presenze che diventano pertinenti a quello che sta scrivendo senza che vi sia alcuna induzione forzosa e invenzione fatta “ad hoc”; e, devo ammettere, che ciò si evince non poco dalla lettura dei testi. Ma, nonostante la dichiarazione finale dell’autore che sente di poter parlare solo di un piccolo pezzo in particolare di questo libro, perché la restante parte la legge come un lettore che scopre storie nuove Aloe riesce sempre ad essere una bella scoperta per i suoi lettori non solo in quanto è colui che scrive ma in quanto “scrittore” con un carattere creativo ben definito e con la convinzione di quel che scrive e di come lo fa. Come detto in precedenza, una grave perdita per lo Strega di quest’anno, che tanto ha bisogno di scrittori non solo di qualità ma anche di personalità particolarmente spiccata ma questa, in fondo, è solo la mia personale opinione.

Del libro parleremo quando l’avrò letto, frattanto vi inserisco in video un momento della presentazione, abbiate pietà della ripresa e dell’audio, la lettrice sconclusionata, aveva dietro solo il cellulare!
Sotto, come di consueto i dati del libro,
Buone letture e buona domenica,
Simona

Il libro di cui si parla è:

Gli anni di nessuno
Giuseppe Aloe
Giulio Perrone Editore, Ed. 2012
Collana “Hinc”
Prezzo 13,00€

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