[Dal libro che sto leggendo] Tutti tranne Giulia

Immagine presa da qui


Questo è un pezzo di un libro recensito la settimana scorsa scorsa. Qualche giorno fa parlavo con un amico, ex collega d’ufficio, grande lettore che mi chiedeva lumi su cose nuove da leggere e io, come al mio solito, ho sciorinato la lista di titoli, autori e case editrici commentando volta per volta trama, intenti, tipo di libro. Ad un certo punto mi ha interrotta e mi ha detto “Ma questi sono tutti titoli italiani! Ma la narrativa straniera?”. E’ stato in quel momento che mi sono resa conto di quanta narrativa italiana ultimamente ho letto e devo ammettere che nonostante ci siano un sacco di persone che dichiarano di non leggerla perchè palesemente non interessante, per quel che ho visto io di cose buone ce ne sono e anche parecchie. Come in questo caso dove ad intervallare una storia raccontata su più fronti, ovvero quelli dei punti di vista di chi è sopravvissuto a questo suicidio, ci sono dei piccoli camei come un paio di lettere e delle splendide poesie che difficilmente dimenticherete. E pure io, che come dico spesso non leggo poesia perché sono romantica come una lapide funeraria, sono rimasta affascinata. Quindi, e qui so per certo di esser sibillina, se vi avanza una parola, non buttatela ma curatela potrà sempre essere utile in un momento topico in cui proprio lei sarà risolutiva. A me succede e se volete sapere il significato di questa frase, dovete cercare fra le righe di questo libro. Forse, oggi lo spiraglio l’ho trovato. Ci rifletterò su! 🙂
Buone letture,
Simona 

Giulia si era suicidata. Lo aveva fatto davvero, proprio quando lui si era convinto che avesse rinunciato ai suoi propositi. Nelle ultime settimane gli era sembrata molto tranquilla e si era persuaso che finalmente stesse per avvenire una trasformazione nella vita della donna, come la metamorfosi di una farfalla. La morte del corpo sembrava ormai inutile, lontana, procrastinabile. Una morte simbolica, ecco cosa si era aspettato, al posto di quella che tutti considerano l’unica morte possibile, quella vera. E invece Giulia si era suicidata sul serio. Da Col aveva appreso la notizia dal giornale, per caso. La mattina, invece di andare direttamente allo studio, aveva compiuto una piccola deviazione dal percorso abituale per prendere un cornetto al bar, e riempire così un certo vuoto fastidioso che sentiva all’altezza dello stomaco. Il giorno precedente Giulia non si era presentata all’appuntamento, per la prima volta in due anni, e nemmeno l’aveva avvisato. Aveva provato a chiamarla, ma il cellulare era spento. Inquieto, aveva trovato mille giustificazioni, arrivando persino a dirsi che Giulia in fondo era una persona come tutte le altre, capace a volte di saltare gli appuntamenti e di non rispettare gli impegni. Ma Giulia non era affatto una persona come tutte le altre, e a dire il vero era convinto che non ci fosse anima come tutte le altre, e che il martedì precedente la donna avesse saldato il contoavrebbe dovuto metterlo in allarme. Invece aveva accantonato la sua preoccupazione finché, sfogliando pigramente la cronaca monzese del «Giorno» al bar, cosa che non faceva mai (e giù a chiedersi perché proprio quella volta, e chiamare in causa Freud e]ùng, con nessuna considerazione per il caso), si era imbattuto in un articolo che sembrava essere lì al solo scopo di attirare la sua attenzione. Il titolo diceva: «San Biagio, insegnante trovata morta nel suo appartamento» e sotto, nel sommario, si alludeva all’ipotesi che G.C., professoressa delle medie di anni cinquantatré, si fosse suicidata. Ligio alla regola che gli imponeva di proteggere l’interessata e i suoi familiari denominandola con le sole iniziali, il giornalista rivelava tali e tanti dettagli della vita della povera donna, dall’indirizzo alla professione del marito, da renderla immediatamente riconoscibile a tutti coloro che avessero mai avuto a che fare con lei o con un membro della sua famiglia, ovvero a chiunque avesse una qualche possibilità di riconoscerla. Quando Da Col si era riscosso, aveva pagato il cornetto e si era precipitato in edicola a comprare una copia del giornale. Tornato a casa, aveva telefonato ai quattro pazienti di quel giorno per annullare gli incontri e si era seduto al tavolo della cucina per leggere 1’articolo con più attenzione. La ricostruzione dell’accaduto che il giornalista forniva,in mezzo a molte frasi fatte e a commenti e ipotesi che sarebbero stati buoni per qualunque notizia di cronaca nera, era piuttosto confusa. Si diceva per esempio che G.c. era stata trovata morta a casa, nel suo studio, dal marito rientrato per il pranzo; Da Col sapeva invece che lo studio dove Giulia passava quasi tutto il suo tempo libero era situato in uno stabile non molto lontano da casa, ma comunque diverso, ed era precluso all’uomo, che non ci aveva mai messo piede e non ne possedeva nemmeno le chiavi.Gli indirizzi erano citati entrambi, in due punti diversi dell’articolo, dando a intendere che il redattore per primo non aveva le idee molto chiare riguardo alla dinamica dei fatti. Tuttavia si dilungava, dando il meglio della sua prosa, sull’intervento dei soccorsi, che avevano evidentemente impressionato i vicini del quartiere ben abitato, e sui sospetti dei carabinieri, che non avevano trovato biglietti d’addio né motivi validi nella vita di G.c. a giustificazione di un gesto tanto sconsiderato.Il giornalista accennava a un pettegolezzo secondo il quale il matrimonio della defunta sarebbe stato in crisi. Che fosse così Da Col lo sapeva con certezza e da fonte diretta, ma con la stessa certezza sapeva che non era quello il motivo per cui Giulia si era tolta la vita. Anzi, parlare di crisi non era esatto, perché la situazione critica era’già stata superata quando si era presentata da lui per la prima seduta, due anni prima, il crinale che divide i due versanti già svalicato. L’amore che legava i due coniugi era finito da tempo, e quando finalmente avevano trovato il modo di confessarselo, avevano scoperto una nuova possibilità di relazione, basata sul rispetto degli spazi altrui, sulla condivisione di alcuni aspetti pratici della vita, coadiuvati dal fatto che i figli erano troppo presi dalle rispettive vite future per preoccuparsi  se i genitori stavano insieme solo per le feste comandate. Giulia sembrava soddisfatta della nuova soluzione, che tra le altre cose le aveva dato la possibilità di affittare uno studio tutto per sé senza darne notizia ai familiari,ma a quanto pareva era contento anche il marito se, come riferiva lei, negli ultimi tempi era diventato così rilassato e simpatico, tanto gentile e premuroso.Seduto nello studio davanti al foglio bianco, Da Col avrebbe voluto riflettere sul senso dell’ accaduto, e invece non faceva che ripensare a una delle frasi fatte del giornalista,secondo la quale gli inquirenti stavano accertando le responsabilità. La sua paziente si era tolta la vita, e lui si rendeva conto che invece di essere colpito dalla notizia in sé, era preoccupato per se stesso. Temeva che la donna avesse raccontato a qualcuno che vedeva un terapeuta […]

Questo pezzo è tratto da:

Tutti tranne 
Giulia Michela Tilli
Fernandel Editore,ed. 2012  
Prezzo 14,00€

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