Librinnovando 2012, Milano – L’essenza del bit fra le pareti di Palazzo Reale…


Piazza Duomo, Milano
Immagine di LettureSconclusionate



Come accennato nel post di Venerdì 16 Novembre, anche quest’anno sono stata a Milano per Librinnovando e per BookCity (quest’ultimo alla sua prima edizione).

Per chi non la conoscesse, Librinnovando  è una sorta di laboratorio virtual-reale che riunisce una o più volte l’anno le varie professionalità del mondo dell’editoria classica e digitale, i lettori e i bloggers ad uno stesso tavolo. Per dirla alla Salvatore Nascarella (dalla presentazione dello scorso anno) “nel momento attuale la solita filiera autore-editore-libraio-lettore è molto meno statica di quanto fosse una volta”. Concetto, ripreso anche quest’anno da Matteo Scurati (BookRepublic), secondo me che coglie perfettamente quel che anima questi incontri volti, non solo ad analizzare quel succede, ma soprattutto a confrontarsi sull’attualità e gli scenari futuri con chiunque abbia voglia di mettersi in discussione.

Non vi racconterò tutta la giornata minuto per minuto, perché fondamentalmente non serve visto che basta andare sul portale di RAI Letteratura per vederli tutti, ma vi segnalo qualche punto/intervento che invece, per me, si è distinto più degli altri. 
Il primo lo trovate qui: “Social in editoria: utenti, preservation e utilizzo commerciale“. Coordinato da Sara Bauducco (giornalista), tra i vari interventi prevede anche quello di Noemi Cuffia, più conosciuta come @Tazzinadi(Caffè) ,che, nel video, vedrete proprio alla fine e, purtroppo per noi, ha dovuto correre non poco per questioni di tempi tecnici. Il concetto interessante è quello che tenta di spiegare è “Cos’è un books blogger”. 

Partiamo da un assunto di base, per capire anche il senso dell’intervento in questione: 

 «I book blogger», dice Sir Peter Stothard, «possono uccidere la critica letteraria e rovinare la letteratura».  «La critica professionale deve confrontarsi oggi con una concorrenza straordinaria». «È meraviglioso che ci siano tanti book blogger», ha affermato, «così come è bello che ci siano tanti siti web dedicati ai libri. Ma essere un critico è molto differente dal condividere i propri gusti. Non tutte le opinioni hanno lo stesso valore».
(preso da “I book Blogger posso uccidere la critica?” di Giuseppe Ranieri per LaStampa.it)

Il pezzo in questione è rimbalzato in giro per i social da Settembre ultimo scorso, accolto da cori di critiche e da plausi più o meno pluridecorati. Non è un argomento nuovo (e a dirla tutta suonava anche un po’ come una provocazione che serviva proprio per questo scopo ovvero essere sulla bocca di tutti) anche su Twitter si ritrovano liste di lettura e tag a non finire su cosa sia un #blogletterario o quali sono le caratteristiche per definirlo tale e anche quale sia il ruolo del books blogger. Ecco, Noemi (le slides le trovate qui), nonostante la tecnologia le abbia remato contro (ma vi anticipo che il 7 di Dicembre sarà a Roma a parlare di un argomento simile a Più Libri più liberi)  riesce a fare passare una serie di concetti di base: 

-“Il book blogger non entra in conflitto con il mondo della critica, perché è altro” nel pratico buona parte di quelli che scrivono di libri non si sentono “critici” ma sono persone che condividono una passione. La passione è differente dall’ “analisi”, che invece spetterebbe al critico che tra i suoi ruoli, non contemplerebbe solo l’analisi della validità dei testi ma anche quella delle correnti letterarie, la formazione didattica dei propri lettori  con la creazione di “modelli di lettura” adeguati che ne permettano una lettura consapevole. Il book blogger molto spesso fa altro, fra un post e un altro parla di quello che ha letto e recepito, apprezzato o non, proponendo modelli di lettura che potremmo definire “ancestrali” che non si basano, sovente, su concetti di analisi scientifica, ovvero che non partono da scienze quali la filologia o la linguistica etc, ma che si basano prettamente “sull’esperienza del momento di lettura”. Ovvio, non tutti lo fanno ma come si dice “tutto il mondo è paese” quel che trovate nella realtà lo ritrovate anche nel virtuale!

-“C’e’ differenza fra blog che parlano di libri e blog aziendali” questo per me è un punto dolente. Perchè se da un lato potrei segnalarvi milioni di blog che, a vario titolo, fanno per me un lavoro eccezionale di segnalazione di testi validi, dall’altro esistono una serie di blog, e sono tanti, che sembrano rientrare in questa categoria ma, in maniera dichiarata o no, hanno dietro vere e proprie aziende. Ce ne sono, per contro, molti altri formati da utenti che si limitano a riportare i dati, diciamo “anagrafici”, del libro (ISBN, numero di pagine, sinossi completa,prezzo etc) e non contemplano alcuna “visione personale” di ciò che stanno presentando. Ecco in questi casi bisogna contare sull’occhio allenato del lettore e io, come avviene per molti che appartengono a questa sfera virtuale, mi limito a saltare a piè pari passando al blog successivo nella speranza di trovarci dentro qualcuno che ha veramente letto il libro e che voglia condividere con me le sue esperienze letterarie.

Ora la lista degli altri interventi la trovate nel bordo destro della pagina del video che vi ho segnalato. Il non raccontarli minuto per minuto non è una questione di pigrizia, ma solo dovuta al fatto che non ho molto da aggiungere, come invece è avvenuto per Noemi e per il prossimo intervento, a quanto detto. In più dopo la prima ora e mezza, si crea uno stato di trans negli spettatori che sono in sala per cui la recezione di molte informazioni diventa quasi passiva o subita. Il che non significa che buona parte di quel che si è detto è andato perso ma solo che la selezione di quanto tenere, per rielaborarlo, e di quanto scartare non è fatta in base a valore oggettivo di quel che si dice, ma in base all’interesse di chi ascolta.

Foto scattata a Palazzo Reale mentre andavo a pranzo e mandata via  Twitter con questo testo:
“Ecco perchè i Books Blogger scrivono recensioni”
Foto di LettureSconclusionate
L’altro intervento interessante, e gustatelo tutto dall’inizio alla fine, ha visto il contrapporsi fra un libraio e presidente dell’Associazione Librai Italiani da un lato e Stefano Tura (Kobo) Matteo Scurati (Bookrepublic) Giuseppe Spezzano (Bookolico). In mezzo eFFe che è rimasto miracolosamente illeso visto che dopo l’intervento del libraio ho temuto che ad un certo punto sarebbero volati libri e E-reader! L’intervento lo trovate qui.

Tre contro uno, ma uno agguerrito! Nel giro di poche parole, in maniera quantomai “gentile”, ha praticamente preso e fatto a pezzetti la figura del libraio virtuale facendo riferimento a incompetenza, mancata conoscenza dei titoli, mancanza di qualità e via dicendo. Ma, devo ammettere, contro Scurati, poco si può opporre con la medesima grazia che lo contraddistingue, ha risposto punto per punto, riportando la propria esperienza di libraio in negozio e quello che dalla realtà ha riportato nel mondo libraio virtuale. La questione è che il “consiglio del libraio” non si esplica in una persona che sta davanti alla “porta virtuale” del suo store e che vi segue passo passo chiedendovi ogni 5 secondi se avete bisogno di qualcosa. Il suggerimento o il consiglio viene applicato a una sorvegliata gestione della prima pagina di BookRepublic che si rinnova continuamente mettendo a disposizione dei propri clienti la possibilità di ricercare facilmente i libri per autore, casa editrice o il titolo e finanche il genere. E in effetti, se non la conoscete, vi consiglio di farci un giro, perché ne vale la pena. 
Vi segnalo anche l’interessante intervento di Bookolico che sta operando/studiando il mondo dell’autopubblicazione e che secondo me parte da una analisi interessante su cui, al momento, non ho ancora formulato una mia idea precisa ma mi riservo di riparlarne in futuro quando finalmente avrà assunto fattezze più nitide.
I punti di questo incontro che mi preme segnalarvi sono questi:

– “La professionalità dei librai tradizionali” questa sconosciuta. Non che non vi siano, ma sono animali in via di estinzione. Si passa da quello che ha di un titolo una sola copia (peraltro letta da lui stesso) e che te la vende come un libro nuovo o con l’1% di sconto a quello che, non avendo il titolo a disposizione, ti risponde “non esiste” o “non è più disponibile” o anche “non è ancora stato distribuito”. Di librai che corrispondono alla descrizione del presidente dell’Associazione Librai Italiani, in circolazione, per la mia esperienza personale, ce ne sono veramente ben pochi! Pertanto, se veramente ci fossero librai come li descrive lui probabilmente ci sarebbero migliori lettori e magari non saremmo al punto di trovare pubblicazioni che appena uscite sono, spesso in maniera molto farlocca, diventate dei Best Sellers.

A sinistra colui che ho soprannominato “Il Signor Kobo” a destra eFFe
Foto di LettureSconclusionate

– L’esperienza Kobo. E qui cade l’asino. Se è vero che come diceva Fran Lebowitz nel docu-film di Scorsese che “la qualità della letteratura si è abbassata perchè di colpo è sparita la platea istruita e che quelli che sono passati in prima linea non sono più formati e preparati come lo erano coloro che li hanno preceduti” è altrettanto vero che non solo noi dobbiamo decidere che tipo di lettori siamo ma anche chi, si pregia dell’appellativo di libraio virtuale o che redige un social a tema libri, avrebbe come compito principale di formare i propri iscritti alla pratica della coerenza e della serietà. Per contro, invece, mi sono ritrovata a sentirmi raccontare di un social, perché si presenta tale, legato ad un e-reader che ha le caratteristiche, e non tutte buone, di tutti i social attualmente forti sul mercato che vengono applicate ad una piattaforma univoca solo ed esclusivamente per ebook. Avrete la possibilità di avere una libreria ( ma va?) ma, non potrete caricarci su tutti i libri (e allora a che mi serve?) bensì solo quelli disponibili sulla piattaforma o che caricherete direttamente dal pc (ma questa è un’opzione che mi riservo di verificare!) e tenetelo bene a mente solo ebook niente cartaceo.
Per contro però, se questa mancanza di realtà vi fosse in qualche modo annosa, potrete avere i premi! No, non correte, nulla in denaro solo badge elettronici. Degli stickers virtuali che hanno un ruolo solleticare il vostro ego. Alla sera, a cena con una cara amica che, per questioni pratiche di gestione dei libri elettronici e che sono parecchi, si è comperata l’ormai famosissimo “lettore Kobo” mi sono fatta spiegare dal suo punto di vista, ovvero quello di una che legge in maniera tradizionale, la sua esperienza di novella lettrice “kobiana”. Mi sono veramente venute le lacrime agli occhi dalle risate. Essendo come me ovvero una che legge ovunque e che soffre di insonnia, avviene spesso che (e lei è molto più veloce di me a leggere) finisca un libro in poche ore. E con faccia fintamente-snob mi ha detto “Ma guarda che è vero quello che ti hanno raccontato! Ho vinto un premio perché sono entrata in Kobo, un altro perché ho caricato un ebook (anche perché mi diceva – Sembra che non stai leggendo nulla!-). Poi, per una serie di motivi, dovevo finire un libro e quindi per qualche sera ho letto un po’ di pagine prima di andare a dormire e indovina un po’? Ho vinto ben due, e dico due, premi! Il primo per aver letto 5 sere di seguito alla stessa ora e l’altro perché, per finirlo e visto che non avevo sonno, ho letto per un’intera notte!!” 

Ora, lungi da me voler fare una lunga disamina sull’arte della lettura, ma davvero siamo così giuggioloni come sembra che ci vedano? Davvero ci basta vincere il “premio Capo Scout” ( e non sto scherzando, lo assegnano per 10 premi vinti) per farci leggere? E’ questo l’incentivo proveniente dal mercato, che si basa di indagini di marketing e quant’altro, per risollevare le sorti di un’Italia che ignora la propria cultura favorendo a questa la tv o qualsiasi cosa sia più semplice fruire?
Ero lì verso la fine di quest’incontro e di questa lunghissima giornata esterrefatta e anche un pochino arrabbiata che mi si proponesse un prodotto con un nuovo social associato, che ti puoi anche scaricare sull’ipad, un qualcosa che doveva aggregare e invece è l’ennesimo seguimi che io ti seguo così facciamo finta di vedere ciò che leggiamo, senza un luogo dove conversare (perché forse nel mondo Kobo non è previsto e non sanno che ci si possa confrontare contemporaneamente con altri utenti sullo stesso tema!), senza una possibilità di integrare con libri fisici, e quindi l’impossibilità a formare una libreria che mappi il nostro percorso da lettori e dove una programmazione di stringhe fa sì che il mio ipad o il vostro ereader ci diano la pacchetta virtuale sulla spalla reale come a dire: 
“E bravo il nostro pupetto/a! Hai aperto una pagina, bravo!! Ora, se leggi anche l’altra zio Kobo ti da un’altro sticker da appiccicare sull’astuccio!”

Queste mie sono riflessioni sparse legate al fatto che, che sia una discussione in atto in aula o che sia un discorso fatto fra persone conosciute o che si incontrano durante le sessioni, in questi incontri si favoriscono la circolazione delle idee. In fondo, star lì, riuniti sotto una comune egida ti ci obbliga e a dirla tutta non mi dispiace nemmeno. Ho conosciuto un sacco di gente e ho passato una giornata veramente bella.
Buone letture,
Simona 



P.S. se siete curiosi di sapere delle mie altre esperienze a Librinnovando potete guardare i resoconti: Milano 2011 e Roma 2012

A Librinnovando succede anche questo!
Un saluto a Daniele (sinistra) e a Giovanni (destra)
Foto di LettureSconclusionate

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