"Storie dentro storie", Giovanna Astori – L’importanza di vedere e non guardar soltanto…

Immagine presa da qui
Ci sono momenti in cui vedere, invece di guardare di sfuggita ci può aprire un mondo e solitamente è compito dello scrittore vedere e tradurre la realtà in parole, come il fotografo la interpreta in immagini e via dicendo. Basta altrettanto poco perché la storia personale di ognuno di noi diventi una “storia condivisa con altri”. E’ così che, Giovanna, immagina la vita di una serie di personaggi, tutti protagonisti della propria “storia personale” che segue la trafila prescritta dal destino, incatenata a quella degli altri con i quali, per lavoro o per diletto o anche per amore, che costruiscono delle “storie condivise”. Cosa intende per “storia condivisa”? S’intende quella nuova trama che si crea dall’interazione con altri, in sostanza “l’interazione”, che può essere una nuova conoscenza o un nuovo amore, crea nuovi ricordi che sono comuni ad una o più persone. I ricordi diventano storie e, laddove siano comuni, possiamo definirli condivisi. Può essere di gruppo, relativa quindi alla frequentazione di un gruppo di persone, o anche solo fra due persone. L’autobus, che giornalmente traghetta individui da un punto “A” ad uno “B”, non è solo un mezzo di trasporto ma, anche, un “sotto insieme” di storie (dell’insieme immenso del mondo) e, al contempo, un momento in cui creare nuove storie che derivano dal contatto fra i viaggiatori. Tutto può iniziare da un sorriso o da una semplice frase di convenienza. ma succede tutti i giorni e, nella frenesia della vita, non ci soffermiamo mai a considerarle tali.
Ed è in questo momento che lo scrittore invece trova i fili da intrecciare per formare una o più storie e, solitamente, queste sono frutto dell’osservazione della realtà. Diviene semplice, per lui o lei, a quel punto dotare la creatività di un parterre di visi, frasi e voci da combinare per poterle servire, detta alla Carr quando parlava di storici che lavorano per i loro lettori, come un piatto completo.
Come al solito contestualizziamo un po’. Questa è un’opera prima di una scrittrice che viene dal mondo dei racconti. Giovanna, infatti, dice di aver raccolto gli incoraggiamenti di amici e conoscenti e di essersi calata nel mondo dei romanzi. E in effetti, guardando l’architettura di questo libro il suo primo amore traspare. E il fattore pregevole in questo testo risiede proprio in questo questo, ovvero, nell’aver preso insieme tutta una serie di “racconti=storie personali” che, incastrati per contatti reali e non visivi (come avviene in altri libri di cui vi ho parlato in precedenza ad es. “Se fossi fuoco arderei Firenze“, Vanni Santoni in cui le storie personali non sono necessariamente di personaggi che si frequentano), creano nuove storie “condivise” e in questo caso costituiscono l’armatura della trama centrale. E quindi questo romanzo, nella sua orchestrazione generale, diviene come la cabina dell’autobus che si vede in foto e, nonostante le trame possano svolgersi anche al di fuori (magari lontano dall’Italia), i personaggi sono raggiungibili come fossero su quel veicolo da cui si allontanano nella speranza di farvi ritorno. E come avviene su un mezzo di trasporto pubblico, non puoi assolutamente sceglierti i tuoi compagni di ventura, a meno che non stiano già viaggiando con te e al contempo “la diversità”, che potresti incontrare in un gruppo eterogeneo di persone che cercano di rimanere in piedi su un qualcosa che si muove nel traffico cittadino, non è rappresentata solo dal contatto con etnie differenti ma anche da persone che hanno vite pubbliche e private fra loro infinitamente diverse. E’ proprio un insieme di voci, che non permettono alla protagonista di svettare sulle altre, tant’è che solo alla fine si scopre di chi sia, ma che insieme compongono quel rumoreggiare che normalmente ci accompagna nei vari spostamenti fatti per lavoro o divertimento.
Pertanto come si dice spesso “il viaggio è più importante dalla meta da raggiungere” e in questo libro una meta c’è e va al di là delle aspettative di un qualunque lettore che si accompagni con questi viaggiatori ma, alla fine, diventa  meno importante del viaggio che si è percorso per arrivarci visto che è nel percorso che abbiamo veramente “vissuto” le tante voci che ci hanno accompagnato per la strada.

Una scrittura fresca, probabilmente perché sviluppata come un grande incastro di racconti che per loro natura non necessitano di “allungamenti di brodo” per poter riempire pagine. Contestualmente è anche pregevole in alcune descrizioni; la “rabbia” che diventa come piume di un cuscino strappato è quella che mi è piaciuta di più. E’ stato un incontro fortunato, bel libro, bella trama, chiusa ad effetto che lascia il lettore sospeso e infine un buon ricordo. Credo che mi sia particolarmente piaciuto oltre per la metafora che rappresenta della vita, in cui tutti gli esseri viventi contribuiscono a creare più storie, o vite o percorsi, anche perché ricorda nella soluzione finale un altro romanzo che ho particolarmente amato e che si chiama “Caina” che ha però un assetto e un linguaggio completamente diverso. In più mi piace poter leggere narrativa che non scivola via dalla mia memoria (quando si leggono tanti libri e ne capita qualcuno che non ha ragione d’essere scritto può succedere ma non è questo il caso), ma che si ancora a questa lasciando un segno del suo passaggio ricordandomi che vedere e osservare quel che mi circonda può raccontarmi un nuovo romanzo.

Un libro da leggere, non tanto perché ve lo consiglio io, ma per la curiosità di vedere una delle tante soluzioni narrative che hanno molto da offrire e che vengono da personaggi nuovi al mondo della cultura vigente. Così, tanto per cambiare un po’ l’aria nella camera a volte stantia delle certezze. Provare per credere.
Buone letture, 
Simona
Storie dentro storie
Giovanna Astori
L’Erudita Edizioni, ed. 2012
Collana “L’urgente”
Prezzo 13,00€

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