"Lasciamisenzafiato", Elvio Calderoni – Viaggiando nell’apparente staticità

A sinistra Elvio Calderoni a destra Paolo Di Paolo
alla presentazione di “Volfango dipinto di blu”
Club Hula Hop, Roma 19/12/2012
Immagine di LettureSconclusionate
Si può viaggiare da fermi? In effetti è possibile fino a ieri, avrei risposto che si può viaggiare comodamente seduti sul divano o sulla poltrona preferita di casa leggendo un bel libro, magari questo di cui vi parlo oggi. Secondo, invece, la filosofia, che sembra uscire da questo testo, si può viaggiare da un luogo all’altro senza che, chi viaggia, subisca variazione di sorta mentre l’effettiva essenza di quel che si definisce “viaggio” comincia proprio non appena arrivati sul posto. All’inizio, devo ammettere, il concetto mi è sembrato un po’ astruso e mi sono messa a pensare come ciò possa essere possibile e alla fine ieri sera, alla presentazione del nuovo libro di Calderoni, guardandolo in faccia mentre aspettava di iniziare mi si è accesa la lampadina.
Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire di cosa si parla in “Lasciamisenzafiato”. Si parla di storie personali, come avviene anche per il libro con il quale l’ho confrontato nel post del mese di Novembre (ovvero Storie dentro storie). La differenza tra le due trame è che nel libro della Astori, le storie costituiscono insiemi che si tangono e che si intersecano formando la maglia strutturale della trama. Invece, Elvio Calderoni, affronta il romanzo “poliprotagonistico” (come diceva lui, non lavora se non ha almeno 5 protagonisti!) in una maniera totalmente diversa. L’individualità di ognuno che viene a contatto con gli altri, per questioni di conoscenza o di affetto, compongono tutte insieme una serie di rette che rendono solida la struttura del romanzo. Non c’è bisogno che creino altre storie, perchè a fare da collante al tutto c’è la casualità, ora fortunata e ora sfortunata, che le tiene insieme.
Ci sono Alessandro e Irene innamorati e prossimi sposi, Barnaba e Clara che incontrano Alessandro il primo per caso e la seconda a seguito di una sua immagine apparsa sul web, c’e’ Federico, fratello adorato del futuro sposo e anche un sacerdote giovane ma deciso a esercitare la sua missione di recupero si una suonatrice di sax, Clara, che, nasconde in sè, un dolore immenso di cui non riesce a parlare.
Ora a questa architettura già ricca di incastri, aggiungiamo un’altra immagine anzi altre tre Cividale, Ferrara e Roma. Cividale è una bellissima cittadine del Friuli quasi al confine con la Slovenia, poi c’e’ Ferrara città altrettanto bella e ricca di storia e infine Roma. Su questo asse immaginario si appoggia e svolge la trama. Quindi, teoricamente,  dovremmo averne di descrizioni di viaggi e, invece, non ce ne sono poi così tanti. Solo qualche accenno, la macchina, un treno e basta. Il vero viaggio comincia quando si raggiungono i luoghi che fanno da scenario a queste vicende, passando per la descrizione delle architetture ( dallo stipite del portone fino all’acciottolato della piazza) e prosegue con le immagini di scene di vita, come la ragazza che corre a notte fonda con le cuffiette alle orecchie per sentire la musica (perché corre non ve lo dico lo dovete scoprire voi!). E non si ferma qui, le immagini scattate non sarebbero bastate da sole, a modificare l’io dei nostri protagonisti, ma serve ancora un fattore: la musica. E allora il quadro diviene completo Alessandro, Federico, Clara e Barnaba sono tutti legati alla musica da una passione. Ma, al contempo, Irene, il sacerdote e in fondo anche  Clara affrontano una battaglia interiore con la propria anima. E’ questo sbilanciamento di parti che cerca di trovare un suo equilibrio che genera le casualità che continuano a legare le individualità di tutti i personaggi. In alcuni casi è cercata, voluta e creata, come avviene fra Alessandro per Clara e Barnaba, e in altri è totalmente assegnata dal destino che muove le personalità come pedine assegnando loro situazioni inoppugnabili, come avviene sempre nella vita reale.
Ma attenzione a non confondere il destino con il Dio ( vista la presenza di un sacerdote) perché la gestione del caso “predestinato” in questo libro è di radice laica non religiosa. L’introspezione che colpisce ad un certo punto tutti i personaggi, nasce dal mutamento interiore avvenuto nei vari luoghi, che genera negli animi dei protagonisti la consapevolezza dell’essenza del proprio io. E allora non si ha più la necessità di avere un finale a sopresa, anche se poi alla fine c’è. Perché in questo libro, oltre a quello scritto c’è il “finale suggerito” e sta fra le righe, nella concezione calderoniana della vita. Non serve la “meta” sia indicata con la descrizione fine. C’e’ sempre stata, se lo avete letto da fermi e avete viaggiato e goduto delle immagini di strade e ponti, alla luce del pieno giorno o nel silenzio della notte, sulle note di Piovene o su quelle di altri titoli nominati,  allora siate certi che, il finale della vostra storia, lo avete già trovato!
Questa recensione ha circa 30 versioni e questa è la 31esima. Il problema non è dato dallo stile di scrittura, ma dal trascrivere un’esperienza di lettura che diventa sempre un momento di incontro fra il messaggio dell’autore, e della sua creatività, con l’esperienza di chi la legge e quindi la interpreta con il suo bagaglio di ricordi accumulati. Potete quindi essere certi che per ognuno avrà una resa diversa. Quello che rimane unico per tutti, o almeno è venuto fuori dai commenti del salotto letterario, è la scorrevolezza del testo che non presenta intoppi ma scivola via con tranquillità, tanto che ci metterete un attimo a ricordarvi, nonostante i tanti protagonisti, chi è chi e qual’è il suo ruolo. E questo vi assicuro che, per esperienza personale, e cosa quantomai rara e, suppongo, anche abbastanza complicata.
Chiaramente a caldo, nel salotto, assegnai 3 stelle su cinque a questo libro, su cui ho dovuto riflettere non poco, perché sviata dalla casualità che sembrava essere protagonista rispetto al resto. Oggi aumento al massimo 5 stelle per le ragioni di cui sopra. Rimango interdetta, all’affermazione di Paolo Di Paolo che sostiene che nella scrittura di Calderoni c’e’ un pizzico di De Carlo, per me Calderoni in questo lavoro ricorda molto una canzone di Gaber che si chiama “Il luogo del pensiero” ( testo e video ).
Buone letture,
Simona Scravaglieri
Lasciamisenzafiato
Elvio Calderoni
Miraggi Edizioni, ed. 2011
Collana “Golem”
Prezzo 13,50€
Immagine di LettureSconclusionate

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.