[Dal libro che sto leggendo] I delitti di Praed Street

In questo caso, la migliore pubblicità della collana è chi l’ha pensata e
realizzata. Lo stand è quello di Polillo Editore a “Più libri, più liberi” 2012
a Roma.
Foto realizzata per LettureSconclusionate
Comincia così questo libro, in maniera lenta e quasi sonnolenta. In una recensione che ho intravisto in giro c’è scritto “non so come catalogarlo, in fondo mi dice prima qual’è il possibile movente, cosa che un giallo non dovrebbe fare”. In effetti è così poche pagine dopo, rispetto a dove mi sono fermata io, si accenna d un possibile movente ma questo rimane lì sospeso in attesa di trovare conferma e di spiegazioni sul modo. In fondo in questo giallo del 1946 non interessa il “movente”, quasi reputato un accessorio, ma la fine arte dell’omicidio che viene curata fino ai particolari più insignificanti. La genialià di questo lavoro, di un autore estremamente prolifico, risiede proprio in questa caratteristica. Come detto l’anno scorso, per me, Natale è anche questo ovvero “giallo” o meglio dovremmo dire in questo caso “rosso” visto che la collana “I bassotti”, costituita da gialli che vanno dai primi del ‘900 alla metà circa, è caratterizzata da tutti libri dello stesso formato e con la copertina rossa. Questo è il numero 1 della collana che per ora non ha mai deluso le mie aspettative.
Buone letture e buoni omicidi e buon anno,
Simona Scravaglieri

La strada  
Praed Street non è certo una delle strade più amene di Londra. Là dove finisce, congiungendosi alla zona di indubbia responsabilità di Bayswater, ha un aspetto più promettente, ma per tutto il resto del suo percorso lascia francamente a desiderare. Stretta, fiancheggiata da tristi botteghe, i cui squallidi edifici sovrastanti hanno un’aria tutt’altro che invitante, non può essere stata concepita che come umile appendice della sua prosperosa vicina, Edgware Road. Malgrado ciò, senza ragioni apparenti, la Great Western Railway ha stabilito proprio lì il suo capolinea e Praed Street si è trovata dunque a diventare una grande arteria di passaggio.
 Tuttavia non sembra aver fatto molto per adattarsi al suo nuovo destino e, all’infuori di un involontario aumento di lunghezza, ha lasciato che l’interminabile flusso di autobus, tram e passanti frettolosi se la cavasse alla meglio. Sembra quasi che Praed Street consideri la stazione di Paddington come una intrusa e coloro che vi vanno e vengono degli stranieri poco graditi; per di più una delle estremità del Grand Junction Canal termina a pochi passi di lì. La strada guarda con indifferenza la gente che si accalca e s’incalza lungo il suo percorso, come a sua colta la folla si cura ben poco del misero luogo che è costretta ad attraversare.
Queste filosofiche riflessioni non preoccupavano davvero James Tovey, troppo annoiato e sconfortato per poter provare altre sensazioni. James Tovey abitava nei pressi di Praed Street. In lui non c’era nulla di misterioso; come non c’era nulla di misterioso, del resto, nel suo nome e nella sua professione, dipinti a caratteri cubitali sopra la porta di un negozio di Lisson Grove: James Tovey – Frutta e verdura. In realtà, non era che un semplice erbivendolo e quando, pochi anni prima, aveva impiegato una piccola eredità nell’acquisto di quel negozio, l’insegna recava scritto modestamente: Tovey – Fruttivendolo; ma il nostro Tovey si vantava di essere sempre all’avanguardia, sicché  quando i suoi vicini, il macellaio e il droghiere, avevano esibito sulle rispettive vetrine scritte pompose, aveva abbandonato anche lui il modesto titolo di Fruttivendolo sostituendolo con Frutta e Verdura, che suonava meglio.
Il fruttivendolo osservava strettamente la festività della domenica, giornata riservata ai suoi passatempi personali, né questa breve vacanza gli poteva essere rinfacciata, visto che durante i restanti giorni della settimana aveva ben poco tempo per riposare. Si alzava immancabilmente  alle sei del mattino per andare a Covent Garden con il suo furgoncino, un ford di seconda mano, che gli attirava salaci battute da parte dei suoi conoscenti poiché aveva perso da tempo buona parte della carrozzeria, come un olmo che perda con l’età i suoi rami, e il resto era tenuto insieme da strani e complicati legacci. Ma Tovey scrollava le spalle ogni volta che lo prendevano in giro per il suo veicolo e replicava inevitabilmente: ” Finché dura, fa al caso mio e me ne infischio dell’apparenza!”, frase che, generalizzata, riassumeva bene la sua filosofia di vita.
Tornato dal Covent garden, Tovey apriva il negozio e, per tutto l’anno, non lo chiudeva che a tarda ora. Gli abitanti di Lisson Grove fanno la spesa tardi e così James Tovey finiva per cenare sempre dopo le dieci; era dunque naturale che una settimana tanto laboriosa venisse ricompensata con il riposo totale della domenica, giorno in cui stava a letto fino a mezzogiorno, beandosi dell’odore appetitoso dell’arrosto  che veniva dalla cucina a solleticargli le narici. Ed era solo quando la pendola batteva i fatidici dodici colpi che si alzava e indossava il vestito migliore. Il pomeriggio era generalmente dedicato  alla tranquilla sonnolenza della digestione e solo qualche volta, in estate . se la moglie se la sentiva di accompagnarlo, faceva una passeggiatina nel parco. La sera poi, si godeva le notizie che riempivano l’edizione festiva del suo giornale preferito.
Quel bravo commerciante detestava essere disturbato nelle sere di festa, in particolare in una serata come quella, che chiudeva un giorno di tutto riposo. Il roastbeef, accuratamente scelto dalla signora Tovey, in ottimi rapporti con il macellaio loro vicino, era stato ancora più succulento del solito e la torta cotta alla perfezione, fino ad assumere quella delicata tinta dorata che gli stava tanto a cuore; veramente aveva avuto una lieve divergenza di opinioni con la moglie, ma la cosa era solamente servita a rompere la monotonia della domenica. Capitava raramente che i due coniugi litigassero; prima di tutto perché non erano attaccabrighe, e poi perché entrambi tenevano troppo alla pace domestica per rischiare di turbarla litigando, per quanto, come era successo quel giorno, non avessero sempre lo stesso mdo di vedere le cose.
Tutto era cominciato quando Tovey, entrato in cucina, aveva notato che sulla tavola erano stati preparati due soli coperti; aggrottando le sopracciglia, aveva lanciato un’occhiata alla moglie, china sui fornelli accesi.
“Be’, dove si è cacciata Ivy?”, aveva chiesto in tono piccato.
“E’ fuori con Ted”, aveva replicato lei con calma, muovendosi agilmente fra le pentole. “Sono usciti a pranzo e poi andranno insieme al cinema”.
Il marito aveva fatto schioccare la lingua, il suo modo abituale per esprimere disappunto. Certo Ivy e Ted si conoscevano si da bambini; Il vecchio Sam Copperdock, padre del ragazzo, era il miglior amico di Tovey ed era stato suo vicino di casa fino dal giorno in cui il fruttivendolo, appena sposato, aveva acquistato il negozio; eppure la cosa non andava a genio a Tovey. Ivy ora aveva vent’anni e il giovane Ted Copperdock non aveva che tre anni più di lei, proprio l’età in cui i ragazzi mordono in freno e finiscono per sposarsi senza preoccuparsi per il loro futuro! Il vecchio Sam era una pasta d’uomo e suo figlio un simpatico ragazzo, verità che il fruttivendolo non intendeva mette in discussione, ma tutte le speranze per il futuro di Ted erano risposte nel negozio di Praed Street, mentre Tovey aveva in mente un avvenire ben diverso per la sua unica figlia.
Fin’ora non aveva ancora pensato a dare una forma concreta a queste speranze paterne e forse, anche se avesse voluto farlo, la cosa gli sarebbe riuscita alquanto difficile, dato che disponeva di un vocabolario molto limitato; ma ciò non toglieva che tali speranze esistessero nella sua mente e vi fossero sempre state, fin da quando i successi scolastici di Ivy gli avevano rivelato che la figlia era dotata per lo studio. Da allora non si era preoccupato che di darle un’istruzione molto superiore alla posizione sociale in cui il destino l’aveva fatta nascere. Se adesso Ivy era una bella ragazza, slanciata  ed elegante, non lo si doveva solo a suo padre ma, indubbiamente, se era anche un’ottima stenodattilografa, questo andava tutto a merito dei sacrifici che l’uomo aveva fatto per educarla.
Questo pezzo è tratto da:
I delitti di Praed Street
John Rhode
Polillo Editore, Ed. 2011
Collana “I bassotti”
Prezzo 14, 40€

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