Diario di un mese di libri… Dicembre 2012

Immagine segnalatami da una carissima amica Maria Angela
e scaricata dalla pagina fan su Facebook
“Il nostro sussidiario illustrato dell’Italia”


Libri comprati
Wolfango dipinto di blu“, Elvio Calderoni – Miraggi Editore
Fenomenologia di Youporn“, Stefano Sgambati – Miraggi Editore
Passaggio di testimone“, aa.vv. – Navarra Editore
Il tempo è un bastardo“, Jennifer Egan – Minimum Fax Editore
Nato Casal di Principe“, Amedeo Letizia e Paolo Zanuttini – Minimum Fax Editore
Sofia si veste sempre di nero“, Paolo Cognetti – Minimum Fax Editore
Lo scrittore e l’altro“, Carlo Liscano – Lavieri Editore
Enigmi e Misteri“, AA.VV. – Polillo Editore
Grazie Jeeves“, Pelham G. Wodehouse -Polillo Editore (regalo da fare)
Quattro soli a motore“, Nicola Pezzoli – Neo edizioni
Eroine“, Claude Cahun – :Duepunti Edizioni
Tutti i ragni“, Vanni Santoni – :Duepunti Edizioni
Segnali che precederanno la fine del mondo“, Yuri Herrera – Nuova Frontiera Edizioni

Ebook comprati
Starter Kit per Blogger“, Marco Freccero – 40 K Unofficial Editore
Il giornalista fantasma“, Carlo Felice Della Pasqua – 40 K Unofficial Editore
Twitter, news e comunicazione“, Barbara Sgarzi – 40 K Unofficial Editore
Pinterest il potere delle immagini“, Chiara del Ben – 40 K Unofficial Editore
Elogio degli e-book“, Mauro Sandrini – Homeless Book
Social media marketing“, Matteo Ruboli e Irene Iaccio – Editore Amazon
Camper e altre storie“, Marco Rinaldi – Editore Amazon
La società dei dati“, Vincenzo Cosenza – 40 K Unofficial Editore
Vite da precari“, aa.vv.- Castellovolante Editore (Gratis su Kindle store)
Voi siete qui“, Matteo Caccia e Tiziano Bonini – Narcissus Self publishing (Gratis su Kindle store)
La donna in bianco. Libro primo“, Wilkie Collins – Fazi Editore (Gratis su Kindle store)
Il tempo della verità“, Glenn Cooper – Casa Editrice Nord (Gratis su Kindle store)
Per una cipolla di tropea“, Alessandro Defilippi – Mondadori Editore (Gratis su Kindle store)
Che casino, Kowlaski“, Antonio Chiconi – Koi Press Editore (Gratis su Kindle store)
Ti faccio un thriller“, aa.vv. – Castellovolante Editore (Gratis su Kindle store)

Libri/Ebook letti:
Starter Kit per Blogger“, Marco Freccero – 40 K Unofficial Editore
Il giornalista fantasma“, Carlo Felice Della Pasqua – 40 K Unofficial Editore
Twitter, news e comunicazione“, Barbara Sgarzi – 40 K Unofficial Editore
Pinterest il potere delle immagini“, Chiara del Ben – 40 K Unofficial Editore
Segnali che precederanno la fine del mondo“, Yuri Herrera – Nuova Frontiera Edizioni
I delitti di Praed Street“, John Rhode – Polillo Editore
Per una cipolla di Tropea“,  Alessandro Defilippi – Mondadori Editore
Che casino, Kowalsky“,Antonio Chivoni – Koi Editore

E siamo al resoconto di Dicembre. La lista dei titoli comprati risente della Fiera della piccola e media editoria (“Più libri, più liberi”) mentre quella degli ebook delle offerte che ho trovato su Amazon (molte, come potete vedere gratis, o sotto l’euro). Sono consapevole del fatto che molti storceranno la bocca, della serie “ecco la classica utente Amazon che rovina, trascurandole, le librerie e la libera circolazione degli ebook!” ma, a mia discolpa, vorrei specificare che non ho un Kindle bensì un Ipad (e giù con “cattiva utente Apple“- ma non vi sta bene nulla!) quindi avrei potuto comprarli ovunque al medesimo prezzo. In più, sul pad, ho caricato quindici emulatori per leggere vari formati di piattaforme diverse! Anzi, apriamo una piccola parentesi, dicendo che ultimamente, e sempre più spesso, si leggono pezzi (articoli, post etc.) in cui, parlando della chiusura di librerie storiche e di calo di vendite di libri, si sottolinea la colpa di Amazon e della sua vendita “massificata di ebook” – l’anno scorso erano i libri oggi sono gli ebook! – operata anche attraverso la diffusione del famoso Kindle. Urge ricordare a tutti coloro che si mettono la fascia dell’impegno quasi “civile e civico” su questa partita che, sebbene Amazon lo abbia venduto su vasta scala contando sulla cerchia dei suoi utenti, non è il Kindle il primo apparato comparso sul mercato italiano e che i primi e-reader che si sono visti in vendita in precedenza si trovavano, e ci sono ancora, sullo store de LaFeltrinelli a prezzi più o meno accessibili (mi sembra a 189€ circa). Al contempo, il primo software per leggere ebook, annunciato su vasta scala – ricordo ancora il giorno in cui si fece questa discussione sulla relativa pagina fan -, è di Mondadori e si chiamava, anzi si chiama visto che io ancora lo utilizzo, Bluefire (prevede anche che ci si iscriva su una sezione di Adobe Acrobat). 
Sembra una stupidaggine, ma leggendo detti articoli, vi renderete conto che vista così la cosa assume un che di grottesco. La Politkovskaja, in merito alla questione cecena, diceva, nel suo libro “Cecenia il disonore russo“, che “lo strumento di dominazione sul popolo russo si basa sulla paura, c’e’ necessità di creare l’immagine di qualcuno che è cattivo e pericoloso, per distrarre il popolo dalla imposizione del potere e dalla censura”. Ecco, qui da noi, invece di questionare sul fatto che i libri costano troppo e che, grazie alla legge Levi, c’è un livellamento, quasi un cartello di prezzi imposti, che fa sì che le librerie – anche quelle che che oggi chiudono – siano dei bellissimi campi di copertine tutte a sconto fisso al 15% si trova sempre un nemico da indicare cosicché tutto il resto passi in secondo piano. Ma vi siete mai domandati che senso ha, avere a disposizione libri che escono già con la “pecetta” di sconto? Per contro i libri dei piccoli e medi editori rimangono, nelle stesse librerie, introvabili o mescolati insieme ad inutile ciarpame e quindi sempre difficili da reperire! 

Altro discorso che ha parzialmente occupato la rete a Dicembre, è quello iniziato a Librinnovando di Novembre: “Il ruolo del blogger“. La cosa divertente, ma davvero spassosa, è che molti giornalisti non hanno ben chiaro che cosa sia un blog o un sito che si occupa di libri. E questo mi fa pensare alle ragioni di Carlo Felice Dalla Pasqua che ne “Il giornalista fantasma” sottolinea questa distanza fra la figura classica del giornalista di redazione che rimane arenata, molto meno spesso oggi per fortuna, a vecchie convinzioni mentre il mondo del precariato o freelance che, per ovvi motivi, vive e si alimenta sulla rete ed è sicuramente più aggiornato. Per il momento sembra, dai pezzi che sono stati scritti su qualche giornale, che la questione “Blogger cattivo e incompetente che cerca di fare il critico da pagina tre della cultura” sia un concetto al momento accantonato. Ma non lo è per motivi di riflessione e studio su quello che i blogger fanno o di accettazione di una nuova figura, ma solo perché, per chi lavora nel mondo del giornalismo standard, tale problema, per i motivi citati – ovvero “creazione del nemico“-, è superato relegandolo a diatriba in carico ai colleghi che si occupano di critica. E allora, di cosa hanno parlato? 
Tra i vari articoli capitati fra le mani (me li tengono da parte per potermi dire “Tieni guarda che dicono di voi!” quasi appartenessi ad una setta o razza diversa!) quello che ha attirato la mia attenzione è quello scritto su “Il giornale” da Pier Francesco Borgia: “Il blog il migliore piazzista di libri” . A parte “l’Oscar per la peggiore descrizione” che avrei dato al giornalista per la parentesi a spiegazione di cos’è “Finzioni“- che trascrivo “una sorta di giornale on line che si occupa prevalentemente di cultura” -, non si parla di contenuti di quel che si scrive ma solo di vendite. Il concetto deviato all’italiana è che se non lo fai per farti vedere (come dice anche Marco Freccero nel suo “Starter kit per Blogger“, concetto in parte opinabile che prescinde dal valore base di internet ovvero la condivisione gratuita di contenuti) lo fai per vendere. Non ci sono altre possibilità. E pare che il “valore del blogger” non sia misurato in contenuti che propone, ma solo da valori che si possono inserire su un foglio Excel. Pertanto, passa quasi in secondo piano la questione che secondo me è di primaria importanza, ovvero l’interrogativo sull’ “etica” riguardante la proposizione, ai propri lettori, non solo i libri “belli bellissimi” (leggi con voce stridula e leziosa) distinguendoli da quelli “brutti o bruttissimi”. Quindi, in un incontro come quello che si è tenuto a “Più libri più liberi” – che non è la prima volta che affronta in seminari il tema di blog letterario-, l’Etica diventa secondaria, della serie “se nei Blog primi in classifica non si citano libri brutti perché lo dovrei fare io?“, si bypassano anche tutta una serie di altre problematiche che si affacciano in questo mondo. Tra queste, la questione della distinzione fra blog che parlano di libri e quelli che “copiano e incollano sinossi”  e si celebra e ci si inchina al mito, di qualsiasi natura sia e qualsiasi siano i contenuti, che propone futilità nicchiando alla pratica del commento insipido del tipo “ma quanto sei bravo/a!! ti leggo sempre sempre sempre”(anche questo leggetelo con vocina stridula!) tralasciando la questione del generale appiattimento della proposta dei blogger che, sulla scia di quello che fanno i blog più in vista, è sempre più volta a ciò che c’è di famoso in circolazione e sempre più ignara di realtà più piccole (che dovrebbero essere punto centrale di una fiera della piccola e media editoria!) ma che, nel campo delle proposte letterarie, sono delle vere e proprie eccellenze.

Mi rendo conto di essere “fuori dai giochi” perchè, come mi fanno notare dei cari amici, non commento libri di grido o lo faccio con ritardo, leggo editori che non tutti conoscono e libri che non sono nelle top ten delle classifiche e in più, se questo non bastasse, pubblico anche recensioni negative. Avrei potuto scegliere la strada più facile, ovvero quella di scrivere solo delle belle letture, ignorando completamente la pratica del citare quelli che invece, secondo me, non vanno ma se porto avanti questo spazio è perché qui metto tutto quello che in giro non trovo e avrei, invece, gradito leggere, ovvero, un punto di vista che cerca di essere onesto. E’ anche vero che, per fortuna, le fregature che mi sono capitate in questo periodo sono molto meno di quelle che sembrino, nella mia media di 140 libri circa qui citati ci sono 12 libri cassati e un paio in cui si commenta magari gli errori evidenti di traduzione. Qualcuno mi ha fatto notare che questi libri appartengono quasi tutti a grandi case editrici e, a chi solleva la questione, rispondo che la cura che le piccole e medie case editrici mettono nei loro prodotti di nicchia restituisce di questi risultati: libri meno farlocchi e sicuramente più curati. Provare per credere, non ho paura di essere smentita. Chiaramente, se andiamo ad acquistare un “libro commerciale” (quelli che sono variazioni sul tema del momento)  e che segue la scia di mode è chiaro che quella che sarà la proposta di mercato non potrà tanto discostarsi dal tema vigente o l’orchestrazione della storia sarà l’ennesima variazione di quella che ha iniziato la serie realizzando vendite oltre l’insperato; per esempio i libri che derivano dal più famoso “50 sfumature di grigio” si assomiglieranno tutti.

La scelta di mettere su carta, seppur virtuale, quando un libro non va non è relativa ad una forma di cattiveria, anche se qualcuno ha detto che “quando leggo libri brutti, è un brutto giorno per il mondo intero!”- ebbene si, lo ammetto, questa cosa la vivo proprio male!- ma è una forma di rispetto e, che ci crediate o meno, lo è per chi legge – me e i libri – e per chi scrive. Per chi legge è rispetto è dato dal fatto che può, anzi mi piacerebbe, che scegliesse di verificare se il mio punto di vista corrisponde con il suo. Spesso avviene e i commenti di solito vengono fatti sul profilo FB, de visu o anche in piccoli messaggi privati – non importa come avviene ma l’importante è che ci sia confronto-. Trovo che questo sia costruttivo perché, se ci fate caso, le cose che si ricordano di più sono quelle brutte e rimangono nella nostra mente perché sono un momento di crescita (della serie se hai toccato il fuoco e ti sei fatto male hai imparato una cosa nuova: il fuoco brucia) e in questo caso per tutta la comunità di lettori. E, la stessa accortezza, va usata verso chi scrive. Non siamo editori e nemmeno critici. Se chi scrive ha perso tempo a narrare storie per i suoi lettori, rimanere in silenzio – se parli in continuazione di libri -, non è proprio la formula più educata di rispondere. E’ difficile e tedioso scrivere di un libro non eccezionale o pessimo, anche perché devi avere delle motivazioni ben solide e la frase citata sopra – del cattivo giorno per il mondo – si riferisce al fatto che, una volta stabilito che c’è un problema, continuo a parlarne finché non sono convinta che non è una questione di gusto personale ma che sono, per quanto posso, il più obiettiva possibile. E così, chi quel giorno ha l’infelice idea di chiedere “Allora sconclusionata, che leggi?”, viene sommerso da domande che cercano punti di vista che confermino o neghino ciò che mi frulla per la testa. Quindi, nonostante qualche malpensante la pensi diversamente, pubblicare un “no” è molto più complicato di quanto si pensi! In più, sempre più spesso mi capita di osservare che molti di quelli che dichiaratamente distinguono ciò che è buono da quel che è cattivo (leggilo come es: Eco buono e Volo cattivo) sono proprio quelli che si rifiutano di fare questo tipo di selezione pubblica. E allora mi domando, ma se nessuno dice mai nulla quel che c’è di negativo nella letteratura, critici compresi, come facciamo a fare questa distinzione? E su che basi? Sulla delega del tipo “qualcuno ha detto che Eco è bravo”? E come facciamo a trovare il “qualcuno giusto” che ci indichi questa divisione e su come muoverci indipendentemente per scegliere anche i libri che lui non conosce o che non ha citato? Se è vero quel che ho sentito dire una volta che porsi tante domande è indice di intelligenza  questo mese sono stata parecchio intelligente!

Seguendo la scia di questi pensieri, che hanno affollato il mio Dicembre, le mie letture riflettono in toto quelli che sono i temi che per me erano interessanti. La ricerca primaria era quella di capire se quello che penso di aver imparato, in tre anni e mezzo di pubblicazioni, era “accettabile” e leggendo Marco Freccero ne “Starter Kit per blogger“, tutto sommato sono in linea anche se manca, e questo per me è un punto basilare, l’invito a colui che voglia provarsi con il mondo della rete, a selezionare una sua mission dalla quale non derogare a meno che, questa, non sia stata aggiornata con il tempo. Questo perché molti sono convinti che, essendo un blog una specie di diario di bordo della vita, lì ci si possa riversare tutti i loro pensieri. Ma la mancanza di una prevalenza fa sì che questi divengano grossi empori dove c’è tutto e in pratica non si parla di nulla in maniera approfondita. Il blog che si propone di parlare di libri e come tale vuole essere riconosciuto, deve offrire di più come punti di vista e spunti di riflessione altrimenti non ha senso andarli a cercare. E’ per questo che il tag “Messaggi” che potremmo definire “divagazioni Off Topic” qui conta 32 post su 434 post pubblicati. Nonostante il libro di Freccero sia più lungo degli altri saggi che mi è capitato di leggere della collana 40K in alcuni punti avrebbe potuto insistere maggiormente. E’ comunque una guida valida per chi inizia ora con un blog e sfata tutta una serie di “miti” che circolano su questo mondo.  
A questo ebook sono seguiti tutta una serie di manuali “short” – tanto “short”! – sempre di 40K. E’ una loro formula a quanto pare (scoperta leggendo “Elogio degli ebook“)  che per 0,99€ propone miniguide di vario genere per imparare le mosse di base per approcciarsi ai social e anche più in generale riguardo i temi caldi del momento. Libri più o meno interessanti che hanno l’unico difetto di essere un po’ troppo short e di non avere anche una versione lunga per poter affrontare più minuziosamente argomenti, che per questioni di spazio, sono raccontati un po’ “a volo d’uccello”. Tra questi, quello che meno m’è piaciuto, ma si tratta di leggere sfumature, è quello su “Il giornalista fantasma” proprio perché quel tema meritava di partire con un approfondimento diverso e la formula “mini-guida” mortifica le motivazioni dell’autore che non trovano spazio per essere affrontate con la debita attenzione. Per gli altri due, “Pinterest e il potere delle immagini” e “Twitter, news e comunicazione” vale lo stesso discorso, interessanti, peccato che siano solo introduttivi al tema. Nel primo si affronta il mondo di Pinterest un social nuovo per il panorama italiano, che però pare essere focalizzato su temi ben specifici come quelli food, fashion e fotografia rispetto alla comunicazione classica. Questo social è frequentato dall’Italia da relativamente poco tempo, il vero boom c’è stato a Gennaio 2012, e lo scambio di opinioni è relegato al mero commento dell’immagine e rimanda ad un sito o ad un blog. Il punto è che per emergere qui bisogna selezionare due tipologie diverse di linguaggio uno strettamente visivo, ovvero selezionare immagini che facciano effetto, e contestualmente realizzare una descrizione che sia un insieme di tag perchè il Pin sia visibile in un mare di immagini. Lo chiamano il social delle donne, in effetti, è solo un luogo-vetrina dove però, mancando l’interazione, ci si va proprio a caccia di immagini come fareste in un motore di ricerca. Per quanto riguarda invece il libro su Twitter, invece, il tema è capire cos’è, almeno sulla carta, e quali siano le dinamiche. Da quel che viene scritto, dovrebbe essere una vetrina dove tutti i professionisti, in maggior parte giornalisti, creano una propria reputazione. Il problema è che leggi il libro e visualizzi la tua esperienza su Twitter e ti rendi conto che alcune cose sono superate o di importanza ridotta rispetto a quella che si racconta nell’ebook.  

Vi segnalo due ebook gratis (che io segnalo che li ho presi sul Kindle Store, ma ExLibris, li ha presi su IBS a pari condizioni): il primo è “Per una cipolla di Tropea“, estratto da “Giallo panettone” raccolta di gialli Mondadori (che, vista la limitata differenza di prezzo tra cartaceo ed ebook, vi consiglio di comprare su carta!), e poi “Che casino Kowalski” che, invece, è un libro che avevo già visto da qualche parte e che ha attirato la mia attenzione probabilmente per il titolo. Il primo è un giallo old-style, ambientato nella Genova del dopoguerra, che non cede alla classica linea di genere ma, nel suo riferirsi ad un’epoca oramai passata, trova soluzione in una, quantomai inaspettata situazione, che coinvolge il protagonista capo della sezione dei carabinieri locale. Dall’altro lato c’è invece una situazione diversa; Kowalski si dichiara al suo lettore come “uno che vende felicità“, di che natura sia non si specifica si intuisce solo. Ci porta in Sud America per recuperare un carico perso e ci troviamo a scorrazzare sulle strade di Rio de Janeiro in compagnia di una bellissima ballerina che ama il rischio della guida e di un improbabile picchiatore gay che ama di meno tale rischio. Vi assicuro, che ne riderete a crepapelle!

Per quanto attiene le altre letture, cartacee, ho letto “Gli anni di nessuno” di Giuseppe Aloe, che non mi ha entusiasmato come gli altri e credo sia dovuto in parte alla storia e in parte a come è stato curato il libro, perché era pieno di errori stampa. La storia non è malvagia, ma il tema rimane sospeso e non c’è una vera a propria chiusura è un po’ come girare attorno ad un discorso che non si vuole affrontare. E, questa mia sensazione, è un vero peccato perché – con questo libro, mi manca solo la prima pubblicazione di racconti che ha scritto per Giulio Perrone –  fino ad oggi non avevo avuto nulla da ridire in merito, anzi lo avevo consigliato a tutti. Oggi lo consiglio ancora, s’intende, ma riguardo questo libro non lo regalerei a cuor leggero, anzi non lo donerei affatto. E’ la storia di uno scrittore che nella sua infanzia, è stato recluso in una stanza dal padre, che lo teneva prigioniero, perché lo reputava colpevole della morte di sua madre. Il padre e la madre erano la cosiddetta “coppia di innamorati” che si erano trovati e la morte di lei a causa del parto, aveva fatto crollare psicologicamente lui. Il dialogo, per la totalità del libro,   riflesso dei pensieri del protagonista che vede morire anche il tutore che dalla liberazione si occupa della sua riabilitazione, è lento e poco incisivo. Speriamo nel prossimo!

Invece il mese era iniziato bene, perchè, dopo “Storie dentro storie” della Astori (di cui vi ho parlato nel precedente resoconto di Novembre), ho letto anche il bellissimo “Refusi. Diario di un editore incorreggibile” scritto da Marco Cassini, uno dei responsabili di Minimum Fax che ho trovato decisamente illuminante. Si parla di un sogno, quello di fare l’editore ma non come “ente che vende i libri” ma come colui che mette in collegamento i buoni libri con buoni lettori. E questa la parte più bella e più utopistica di un libro che non ha bisogno di tanti commenti ma solo di essere letto e goduto per come si pone al suo lettore, ovvero con estrema onestà.
Infine, ma non meno importanti, due libri molto diversi fra loro “Segnali che precederanno la fine del mondo” in cui la “fine del mondo” non è quella che s’intende con i Maya bensì il trapasso, che sia fisico (leggi emigrare) o che sia spirituale non importa. Il percorso accidentato che è la vita, è un viaggio verso quel “confine” dove prima o poi tutti ci ritroveremo. Il problema non è il “passaggio” ma quello che è il bagaglio che ci portiamo dietro che è il fardello delle nostre esperienze e chi cerchiamo come riferimento nell’aldilà o oltre frontiera. La bellezza di questo romanzo sta proprio in quello di essere e non essere la rappresentazione ora fisica e ora spirituale del passaggio. E infatti il finale non è poi, a mio avviso così chiaro, come invece era riuscito ad essere invece per tutta la restante parte del libro ma, nonostante questo, rimane un libro gradevole con una formula interpretativa aperta, forse anche un po’ di convenienza per l’autore, che però non stona con l’insieme.
E quindi arriviamo a “I Delitti di Praed Street“. Bello, veramente bello. Ma non è un libro per tutti, infatti, vi capiterà di incontrare qualche commento sbigottito di chi sostiene di sentirsi “tradito” perché l’autore nicchia alla motivazione degli omicidi già dal terzo o il quarto capitolo. Questo libro è destinato più a quelli che non si arrovellano per cercare l’assassino ma sono più focalizzati sul metodo. Sette morti inspiegabili, tutte avvenute nella stessa strada, tutte diverse fra loro, cosa che farebbe pensare a mani diverse, ma tutte accomunate dal fatto che il giorno della morte tutte le vittime hanno ricevuto dei bottoni d’avorio con scritto in inchiostro rosso, un numero romano. Le vittime si conoscono o si conoscevano in tempi passati, ognuno ha preso la sua strada e gli interessi sono tutti differenti ma non è chiaro come possano essere collegati fra loro. E poi, come possono essere stati realizzati se all’apparenza si dimostrano come delitti perfetti e da chi? A voi la risoluzione del caso, io non ci sarei mai arrivata tranne ad una piccola sfumatura che però non è importante ai fini del resoconto finale. E come ho detto agli amici, grazie a questo libro il mio “consueto delitto di Natale” s’è consumato, dopotutto cosa c’è di più bello che uccidere (metaforicamente) nella notte più buona dell’anno?
Nulla!

Gli acquisti nemmeno li giustifico, non ci provo proprio. Se vado ad una fiera, sarebbe un vero delitto uscirne senza libri, quindi ho ceduto alla mia rinomata compulsività e spero di parlarvene al più presto. Sono però felice di acquistare libri dagli stessi editori che li mettono in circolazione, perché questo ti permette di vedere quale passione mettono nel loro lavoro. Vi auguro buona settimana e buon mese di Gennaio. Al prossimo resoconto!

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Uno degli scaffali dei libri da leggere con alcuni
libri di questo mese e di quello precedente.
Immagine di LettureSconclusionate





2 thoughts on “Diario di un mese di libri… Dicembre 2012

  1. Quanto si parla e sparla dei blog letterari, è?! Letterari, poi. Come se si dovessero definire blog letterari tutti quelli che ruotano intorno all’oggetto libro. Credo che, spesso, da blog come il tuo i lettori cerchino una storia. Non si vuole leggere la classica recensione reperibile sui siti specializzati ma un’emozione, una riflessione, un aneddoto tuo personale che possa spingere all’acquisto del libro (o meno) e magari ad iniziare una conversazione tra amici, come se ci si trovasse insieme in un caffè e non in uno spazio virtuale. Magari sbaglio; magari sono la sola a pensarla così. Trovo particolarmente difficile recensire libri brutti o che non hanno lasciato alcun segno. Infatti, generalmente, finisco per non parlarne.
    E-book reader. Bel capitolo. Ci penso da un po’; in questo 2013, avendo messo da parte l’auto ed essendo tornata al pendolarismo by train credo che finirò con l’affiancare il libro elettronico a quello di carta.
    E basta pure con la demonizzazione dell’ebook! Non si smette mica di frequentare biblioteche, vecchie bancarelle e buone librerie solo perché la tecnologia propone nuovi strumenti. Se proprio dobbiamo far polemica, pensiamo alle ragioni per le quali in Italia non si legge o si leggono solo alcuni titoli. Spostiamo il discorso sulla figura del lettore o della mancanza di lettori e smettiamola di attribuire colpe a demoni immaginari.
    Buone letture a te!

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  2. Ma chi l'ha detto “Anno nuovo vita nuova?!?”, se lo prendo lo uccido! Cmq finalmente riesco a fermarmi un minuto per poterti finalmente rispondere con la dovuta attenzione.
    Per quanto riguarda l'annosa questione della recensione negativa, non è la prima volta che mi si risponde come hai fatto tu. Potrei anche qui cavarmela con un semplice “Se non hai motivazioni allora vuol dire che non era poi così brutto” ma ti vorrei svelare un segreto. I libri che ho scoperto essere bellissimi sono in piccola parte quelli cui, durante la lettura, avrei dato meno stelle in assoluto. Come è successo? Quando mi sono seduta a scriverne le motivazioni per le quali il libro non andava ho scoperto il loro valore grazie all'analisi che ne ho fatto per scrivere la recensione negativa, scontrandomi proprio con il mio gusto personale. Puoi crederci o no, ma è la verità.

    La questione è che questa crescita a cui accenno nel post è un'evoluzione anche per poter offrire ai propri lettori un servizio via via più professionale; questo non significa che diverrò un critico, ma sicuramente che ogni volta che mi pongo davanti ad un qualsivoglia scritto, cerco di farlo cercando di mettere il più possibile da parte il mio gusto personale. Questo non significa che adoro scrivere recensioni negative e nemmeno che sia facile farlo, ma solo che fa parte del tipo di passatempo/lavoro/altro che abbiamo scelto di fare. Altrimenti che differenza c'è fra noi e i siti più seguiti? Nessuna. E qual'è la convenienza di andare a leggere un blogger piuttosto che un critico famoso che magari ti risponde anche? Nessuna.
    In fondo il servizio è identico solo che loro hanno pluridecorati critici e hanno anche loro tutti libri bellissimi.

    La questione è che quello che scrivo qui rappresenta me stessa. Quando vado a cena fuori con gli amici, io parlo dei libri belli e di quelli brutti, mi confronto e mi scontro. E faccio la stessa cosa anche qui:)

    Per quanto attiene la questione della ricerca dell'emozione mi fa molto piacere che si venga a cercarla da me, anche se da qualcuno sono stata tacciata di parlare di contenuti e non d'emozioni e questa cosa mi ha sempre lasciata perplessa. Concordo più con la tua visione che con quella che ti ho riportato. Ma questo però non mi esime dal fornire un servizio completo, che riguarda anche l'autore, la costruzione della storia e a volte anche linguaggio. La differenza che passa fra me e un sito specializzato è proprio la libertà di cui godo di poter scrivere la verità.
    E' una libertà effimera, quando mi costringerà a scrivere de “Gli anni di nessuno” come lo è stata con la “Manomissione delle parole” ma ogni cosa nella vita ha un prezzo.

    Per quanto riguarda questa leggenda metropolitana dell'Italia che non legge due cose le avrei da dire e le ho già dette anche in passato. Non è vero che non si legge ma che si fa ricorso spesso e volentieri all'usato perché i libri costano troppo e che viste le tante porcherie in circolazione, ci si rifugia nel sicuro classico. Il panorama dell'ebook, ha aperto nuove strade, che sono anche la circolazione di copie pirata, che in un periodo di grosse difficoltà economiche e di recessione, purtroppo vanno via come il pane.

    Felice di averti letta, oltretutto sempre con molto piacere,
    Simona

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