[Dal libro che sto leggendo] Da Gorky a Pasternak. Conversazioni sulla letteratura sovietica.

Gustaw Herling
Fonte: WIZJA LOKALNA
Quella che vi presento oggi è una vera chicca, in linea con il mio essere desueta rispetto ai trend dei blog che parlano di libri. Questo è un testo del 1958 e alla fine di questo pezzo la domanda che sorgerà è “ma la settima??”. Della settima morte di Massimo Gorki, come s’usava scrivere allora traducendo in italiano tutti i nomi stranieri, parleremo nella recensione. Ma nel frattempo vi lascio a gustare questo accenno di un tempo che fu, quando si scriveva di storia per diletto o per passione e non per vendere.
Per chi non conoscesse Herling, un piccolo sunto veloce scevro di date che sicuramente troverete in giro in siti specializzati. 
Herling, di nascita polacca, fu prigioniero nell’ultima guerra mondiale nei Gulag russi per gli stranieri. Uscitone quasi miracolosamente promise ai suoi compagni di scrivere di loro perché tale follia non andasse dimenticata. Per lungo tempo visse fra Spagna e Inghilterra scrivendo e lavorando per le stazioni radiotelevisive, ma in precedenza con il suo battaglione partecipò in Italia alla battaglia di Montecassino e fu lungamente ricoverato in un ospedale di Salerno. Nel suo peregrinare fra Inghilterra e Spagna sposa la sua giovane compagna con la quale condivide la sua scrittura oltre le origini di nascita. Lei muore e come in un brutto sogno Herling si trova solo e non ha più ragione di stare in Inghilterra e parte per la Spagna per stabilirvisi. E’ lì che qualche anno dopo conobbe la famiglia  di Benedetto Croce e s’innamora di una delle due figlie, Lidia, che successivamente sposerà e da cui avrà due figli. Scriverà “Un mondo a parte” dedicato a quel periodo nero che fu la prigionia nei gulag, “Diario scritto di notte” pubblicato solo in Polonia come opera unica in sei volumi, mentre nel mondo fu pubblicato raccogliendo racconti e riflessioni in più raccolte di racconti come: Pale di Altare, Don Ildebrando e altri racconti, Ritratto veneziano e altri racconti e altri ancora.

Se siete curiosi di approfondire questo è il tag: Il sottile filo di Arianna…Herling

LE SETTE MORTI DI MASSIMO GORKI 
Alcuni mesi or sono è apparso sul « Mondo», un articolo di Aldo Garosci sul libro dell’Hernandez, nel quale il Garosci cita il giudizio di un giornalista francese che «l’histoire, décidement, ressemble de plus en plus à un roman policier ». Da questo, e dalla notizia pubblicata sulla « Literaturnaia Gazeta» del dicembre 1953, che « nell’Unione Sovietica mancano i, romanzi polizieschi tipo Conan Doyle» è nata l’idea del seguente racconto sulle sette morti di Massimo Gorki. 
CAPITOLO I
Morte numero uno. Gorki è morto nel 1936. La sua morte fu descritta come morte naturale, e la cerimonia funebre sfruttata al massimo come manifestazione del comunismo internazionale. Basti ricordare che Gide fu invitato a Mosca proprio in occasione di quél funerale e subito dopo iniziò il suo famoso Retour de l’URSS. La« Pravda» pubblicò allora il seguente comunicato: «Il Comitato Centrale del Partito e il Consiglio dei Commissari del Popolo annunciano con profondo dolore la morte del grande scrittore russo, geniale artista del linguaggio, amico devoto delle masse operaie, combattente per la vittoria del comunismo – compagno Alexey Maximovitch Gorki – che ha avuto luogo a Gorki presso Mosca il giorno 18 giugno 1936 ». Il «Bollettino medico sulla morte di A. M. Gorki », pubblicato il 20 giugno, informava che Gorki si ammalò ancora il primo giugno «di grippe, la quale si complicò in seguito a catarro delle vie respiratorie superiori, e della congestione catarrale dei polmoni. Il decorso della malattia era grave a causa” del cronico disturbo del cuore e delle vie sanguigne nei polmoni, in connessione col vecchio processo di TBC”, e la morte avvenne” in seguito a paralisi del cuore e delle vie respiratorie ” ». Il bollettino fu firmato dal ministro della sanità del Cremlino Chodorov, dai professori Pletnev, Lang, Konchalovski e Speranski, dal dottor Levin e dal professor Davidovski, che fece l’autopsia. 
Morte numero due. Due anni dopo, nel marzo 1938, cominciò l’ultimo processo di Mosca contro Bucharin e il suo blocco destro-trotzkista. Durante gli interrogatori pubblici l’ex capo della NKVD, Jagoda, fece la confessione sensazionale di aver assassinato Gorki. Dichiarò di averlo fatto in un modo veramente ingegnoso ed originale, ordinando cioè al segretario di Gorki, Kriutckov, di procurare a Gorki Un raffreddore, e a due dottori del Cremlino, Levin e Pletnev, di usare, nell’assistere il grande scrittore sovietico, un sistema sbagliato di cura. In seguito a questo piano Gorki avrebbe preso una polmonite e sarebbe morto. Il segretario di Jagoda, Bulanov, durante il processo fece una confessione molto importante: «Il professore Pletnev,il dottor Levin e il segretario di Gorki, Kriutckov, presero parte diretta nell’assassinio di A. M. Gorki. Io, ad esempio, testimoniai personalmente come Jagoda chiamasse di frequente Kriutckov ordinandogli di procurare a Gorki un raffreddore, di farlo ammalare in un modo o in un altro. Jagoda insisteva sul punto che lo stato dei polmoni di Gorki era tale che ogni malattia presa in seguito a un raffreddore avrebbe aumentato le possibilità della sua morte. Il resto sarebbe stato fatto da Pletnev e da Levin che avevano istruzioni in proposito ».
Morte numero tre. Durante la guerra fu pubblicata a Voronezh, nel 1940, una raccolta di articoli e di memorie in onore di Stalin. Il segretario privato di Stalin, Poskrebyscev, contribuì a questa mirabile antologia, insieme a B. Dvinsky, con un saggio intitolato Il maestro e l’amico dell’Umanità, nel quale egli ritornava, almeno in modo semi-ufficiale, alla versione della morte naturale di Gorki. Diciamo «almeno semi-ufficiale », perché è estremamente importante per la nostra indagine ricordare chi fosse il compagno Poskrebyscev. Nella scala di poteri del Cremlino egli non era soltanto un modesto segretario privato come i suoi uguali in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. Egli era l’eminenza grigia dell’apparato politico sovietico, il capo dell’onnipotente segreteria privata di Stalin, l’anonimo ma nondimeno il vero alter ego di Stalin. E non è dunque da meravigliarsi se dopo la morte del «maestro ed amico dell’umanità» i suoi successori Malenkov, Beria e Molotov abbiano seguito per il suo servo fedele l’antico rito della concremazione, almeno politica. 
Morte numero quattro. Per la quarta versione della morte di Gorki dobbiamo esser grati a Herbert Morrison. Nel 1951 egli fu invitato, nella sua qualità di ministro degli affari esteri britannico, a scrivere un articolo sulla« Pravda », per dimostrare in tal modo l’assoluta libertà della stampa nella Russia, sovietica. L’articolo fu scritto, spedito e pubblicato; ma il suo autore compì una lieve scorrettezza verso le buone ,usanze giornalistiche: invitato a dimostrare dinanzi a tutto il mondo l’assoluta libertà di stampa nell’Unione Sovietica, egli adoperò invece le colonne della «Pravda» per condannarne l’assoluta mancanza di libertà. La direzione della «Pravda» aggiunse all’articolo una nota piena di indignazione nella quale leggiamo: «La libertà di parola non esiste in Russia per gli incorreggibili criminali, per gli agenti sovversivi, i terroristi e gli assassini inviati nel nostro paese dallo spionaggio straniero, dai gangsters che tentarono di uccidere Lenin, che uccisero Volodarsky, Uritsky e Kirov, che avvelenarono Gorki e Kuibyscev ».
Val la pena di notare che, malgrado la somiglianza sostanziale tra la morte n. 2 e la morte n. 4, c’è tra di loro una differenza abbastanza significativa: nel 1938 Gorki è stato assassinato con un espediente medico, nel 1951 invece è stato semplicemente avvelenato. Quanto agli esecutori, la differenza tra le due versioni non ci sembra essenziale: dopo tutto l’intero blocco bucharinista era  secondo la classica formula di Vyscinski un semplice strumento nelle mani dello spionaggio straniero. 
Morte numero cinque. L’anno in cui, grazie all’articolo di Morrison, abbiamo appreso la notizia dell’avvelenamento di Gorki fu anche l’anno nel quale venne celebrato il quindicesimo anniversario della sua morte. Neppure uno dei numerosi elogi commemorativi nella stampa sovietica accenna alle circostanze misteriose della morte dello scrittore. Che è un tacito ritorno alle morti numero 1 e 3.

Morte numero 6. La più recente edizione della Grande Enciclopedia Sovietica, la seconda edizione del 1952, in un lungo articolo su Gorki fa un breve accenno alla sua morte: «Il 18 giugno 1936 Gorki ci lasciò. Fu assassinato dai nemici del popolo dell’organizzazione destro-trotzkista, dagli agenti imperialisti contro i quali egli combatté con tanto coraggio. Poco prima, nel 1934, questi stessi avevano ucciso il figlio di Gorki, Maksim Peskov». Da un altro passo dello stesso articolo apprendiamo che durante la sua «ultima malattia» Gorki fu ancora in grado di leggere il progetto della nuova costituzione staliniana pubblicato nella « Pravda ».
La morte numero sei, riprende essenzialmente entrambi le versioni delle morti n. 2 e n. 4, con la sola differenza che non definisce più con esattezza se il colpo mortale gli fu inferto per mezzo di un raffreddore con complicazioni polmonari, o per mezzo dell’arsenico senza alcuna complicazione. Tuttavia, l’accenno all’ultima malattia di Gorki può essere o un delicato ritorno alla morte medica numero due, o un incauto lapsus di linguaggio sorto sotto l’influenza della concorrente linea delle morti n. 1, 3 e 5. La prima di queste possibilità sembra più plausibile, perché convalidata da quel che nello stesso anno, 1952, scrive la Russkaia Sovietskaia, Literatura di L.L Timofeiev, un manuale per l’ultima classe dei licei sovietici, autorizzato dal Ministero della Pubblica istruzione della RSFSR: «I sicari!I quali sono riusciti ad infiltrarsi nell’ambiente di Gorki, hanno gradualmente indotto Gorki ad una malattia mortale, che troncò la sua vita il 18 giugno 1936 ». 
Questo è tutto il materiale ufficiale di cui noi disponiamo nella nostra indagine poliziesca. È evidente che con un materiale cosÌ scarso, invece di porci la domanda: Chi ha ucciso Gorki? o: Fu Gorki ucciso?, è molto più prudente cercare di risolvere il problema: perché durante i 18 anni che sono trascorsi dalla morte di Gorki due versioni, completamente diverse, sulle circostanze della sua morte siano statè offerte al pubblico per ben sei volte. […]
Questo pezzo è tratto da:

Da Gorki a Pasternak
Conversazioni sulla letteratura sovietica
Gustavo (Gustaw) Herling
Opere nuove Edizioni, ed. 1958

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