[Dal libro che sto leggendo] Grazie Jeeves

Fonte: ArmasDesign

Si comincia con una catastrofe! Jeeves, fido maggiordomo e unico ostacolo alle brutte figure di Bertie Wooster, protagonista di questa serie di libri, si licenzia. Lo fa per un motivo, per il suo padrone, futile – non sentir più suonare il suo padrone il banjoele. Ma lo fa. Questo è il primo di una serie di libri, racchiusi nella collana “I Jeeves” che sono parte dei 90 e passa romanzi scritti da Wodehouse e ripubblicati da Polillo Editore che aveva già coniato la collana nel 2005.
Dichiaro subito che Wodehouse non è proprio fra i miei preferiti, ma è solo dovuto alla “lentezza” – insolita per la letteratura inglese – che non è dovuta al fatto che il lavoro scorra  nella trama in modo indolente, anzi vi ritroverete a sorridere e a ridere abbastanza spesso. La questione è più sottile. Wodehouse è uno scrittore di pièce teatrali e con la stessa tecnica scrive i suoi romanzi che sono un continuo botta e risposta. E’, come vi capiterà di vedere anche in questo pezzo, questo che per me rallenta la lettura. e forse è la contrapposizione padrone-servo a rendermelo non di mio gusto, proprio perché spesso le risposte si ripetono, un po’ più di quanto io sia disposta ad accettarle (sì, lo so, sno capricciosa!). Rimane il fatto che l’ironia pungente, che rappresenta questo contrasto forte fra aristocrazia ignorante e futile e il mondo dei servitori – che invece mostrano l’intelligenza e la saggezza del lavoratore -, ha il suo culmine in una storia che rasenta il paradosso facendo in alcuni punti il verso a “Le affinità elettive” di Goethe e in altri ai fortunati scritti di Jerome. Va presa come narrativa d’intrattenimento e nulla più e devo ammettere che tutto sommato fa quel che promette.
Buone risate e buone letture,
Simona Scravaglieri
1 
JEEVES SI LICENZIA

Ero lievemente turbato. Niente di che, in realtà, solo un po’ preoccupato. Mentre me ne stavo seduto nel mio vecchio appartamento e pizzicavo oziosamente le corde del mio banjoele, uno strumento che mi aveva parecchio assorbito negli ultimi tempi, non avreste potuto dire che la mia fronte fosse proprio aggrottata, eppure, d’altro canto, non avreste potuto affermare decisamente che non lo era. Forse la parola “meditabondo” rende l’idea. Mi sembrava che fosse sorta una situazione gravida di imbarazzanti potenzialità.
“Jeeves”, dissi “sai una cosa?”
“No, signore”.
“Sai chi ho visto ieri sera?”.
“No, signore”.
“J. Washburn Stoker e sua figlia Pauline”.
“Davvero, signore?”.
“Devono essere qua”.
“Così parrebbe, signore”.
“Imbarazzante no?”.
“Posso immaginare che dopo quanto accadde a New York potrebbe essere penoso per lei incontrare Miss Stoker, signore. Ma suppongo che tale eventualità non debba necessariamente presentarsi”.
Soppesai quell’osservazione.
“Quando cominci a parlare di eventualità che si presenta, Jeeves, la mia mente prende a vacillare e mi sfugge il nocciolo della questione. Vuoi dire che dovei riuscire a starle alla larga?”.
“Sì, signore”.
“A evitarla?”.
“Sì, signore”.
Suonai cinque battute di “Old Man River” con un certo abbandono. Il suo commento mi aveva sollevato lo spirito. Seguivo il suo ragionamento. Dopo tutto, Londra è un posto grande. Semplicissimo non imbattersi nella gente, se non lo si vuole.
“Ho avuto un bello shock, però”.
“Non stento a crederlo, signore”.
“Accentuato dal fatto che erano accompagnati del Sir Roderick Glossop”.
“Davvero, signore?”.
“Sì. E’ stato al Savoy Grill. Stavano mangiando insieme a un tavolo vicino alla finestra. E c’è  una cosa piuttosto strana, Jeeves. Il quarto membro della compagnia era la zia di Lord Chuffnel, Myrtle. Che ci faceva in quella banda?”.
“Probabilmente sua signoria è una conoscenza di Mr Stoker o di Miss Stoker o di Sir Roderick, signore”.
“Sì, può essere. Già, potrebbe spiegare la cosa. Ma mi ha stupito, la confesso”.
“Si è intrattenuto in conversazione con loro, signore?”.
“Chi io? No, Jeeves. Sono uscito dalla sala a razzo. A parte il fatto che volevo evitare gli Stocker, mi ci vedi ad andare deliberatamente e senza motivo a chiacchierare col vecchio Glossop?”.
“Di certo, non si è mai dimostrato un interlocutore molto piacevole in passato, signore”.
“Se c’è un uomo al mondo con cui spero di non scambiare mai più di una parola è quel vecchio barbagianni”.
“Ho dimenticato di accennare al fatto, signore, che Sir Roderick è venuto a trovarla stamane”.
“Come?”.
“Sì, signore”.
“E’ venuto a trovare me?”.
“Sì, signore”.
“Dopo ciò che c’è stato fra noi?”.
“Sì, signore”.
“Be’, che io sia dannato!”.
“Sì, signore. L’ho informato che lei non era ancora alzato e ha detto che sarebbe tornato più tardi”.
“Ah, sì, eh?”. Feci una risata. Una di quelle sardoniche. 
“Be’, quando arriva, aizza il cane contro di lui”.
“Non abbiamo un cane, signore”.
“Allora scendi al piano di sotto e fatti prestare il volpino di Mr Tinkler-Moulke. Venire a fare visita dopo come si è comportato a New York! Mai sentita una cosa simile. Hai Mai sentito una cosa simile, Jeeves?”.
“Confesso che, date le circostanze, la sua venuta ha destato in me una certa sorpresa, signore”.
“Vorrei ben vedere! Santiddio! Santo cielo! Santi numi! Quell’uomo deve avere la scorza di un rinoceronte!”.
E quando vi avrò fornito i retroscena, penso che converrete con me che la mia furia era giustificata. Lasciatemi procedere con ordine e arrivare al punto.

Questo pezzo è tratto da:

Grazie, Jeeves
P. G. Wodehouse
Pollillo Editore, ed. 2005
Collana “I Jeeves”
Prezzo 12,40€

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