"Sofia si veste sempre di nero", Paolo Cognetti – Il mistero del colore verde…

Fonte: ESpress 451


Vi confesserò un segreto: è vero, Sofia si veste proprio di nero. E lo fa per tutto il libro! Questo libro apre una questione assai spinosa che fa riflettere ovvero se “essere” è meglio di “avere” ossia se essere un libro, costruito in maniera magistrale con racconti che possono anche sussistere da soli e che nel contempo riescono ad essere pertinenti come romanzo unico, sia preferibile ad una storia che si perde un po’ negli stessi, perdonate la ripetizione, racconti. Quando l’ho preso ho pensato “Un pomeriggio e lo finisco!”. E quando mi sono ritrovata a leggerlo per portarmi avanti con gli impegni – è uno dei libri scelti per il salotto letterario di Febbraio -, ad un certo punto ho pensato di essere davanti ad un libro un po’ magico, ovvero un testo che è stampato in maniera normale, con un numero adeguato di righe per pagina e con una lunghezza delle stesse standard, che, nonostante questo, sembrava avere ogni pagina più piena delle paritetiche di altri autori. Alla fine riflettendoci mi sono data una risposta ed è che le pagine trasudano così tante informazioni perché ogni capitolo è scritto non come un romanzo ma in maniera a sé stante e quindi come un racconto. È probabilmente per questo che ha dei giudizi così contrastanti nei social dei lettori.

E se la formula di scrittura è vincente, la storia ci perde un po’. Questo perché per scelta di Paolo Cognetti, ogni racconto ha un suo soggetto principale e quindi, sebbene Sofia compaia ovunque, la storia principale ne risente. In sostanza, Sofia è il frutto della società che si è andata a formare dagli anni 70 in poi. Sofia se fosse reale oggi avrebbe fra i 24 e i 30 anni. Eppure un passato abbastanza contraddittorio, fatto di una madre perennemente depressa e di un padre che deve prendere le misure per trovare un modo per comunicare con lei e di una zia reduce dalle rivolte sessantottine, che ha generato una ragazza confusa e riluttante che a sedici anni, nel momento in cui ci si affaccia alla vita e contemporaneamente ci si ritrae da questo mondo che comunque ci spaventa non poco, decide di tentare il suicidio. I temi della contemporaneità ci sono tutti oltre al suicidio, Sofia è una ragazza che cerca di risolvere i propri problemi col sesso, che li dichiara al mondo con i suoi disordini alimentari e con il suo cronico nervosismo.

Ma c’è da chiedersi: “Noi, siamo così?” Sofia ci rappresenta o è solo la rappresentazione di una minoranza degli anni ottanta che però è diventata realtà nel nuovo secolo? Poi però se si soppesano le parole si scopre che Cognetti fa un lavoro di fino. Sofia cresce nella periferia di Milano e lo fa quando i genitori decidono di provare ad iniziare una nuova vita lasciandosi dietro litigi e recriminazioni. Ma in ogni luogo in cui sarà, anche al centro delle grandi città, Sofia, nonostante non se ne renda conto, continuerà a vivere ai margini volutamente e risentirà di questa mancanza di appartenenza al gruppo cui vuole tenacemente appartenere ovvero al quel grande pulsare e rumoreggiare della moltitudine che pensa metta in silenzio le solitudini. Questo lascia pensare che nel mucchio di storie e di vite, Cognetti, abbia deciso di accendere una luce speciale solo su una, che fosse il più particolare possibile, per poter raccontare tutto quello che sta intorno e rimane in ombra. Quindi, questo particolarissimo romanzo prende le fattezze di una pièce teatrale ove per ogni capitolo la protagonista, anche dove non lo è, rimane evidenziata dalla sua luce, a ricordare agli spettatori che c’è un filone principale da seguire, insieme alla luce che si accende sul protagonista del momento e per un tempo determinato e che racconta il proprio punto di vista e la propria vita permettendoci di buttare l’occhio nelle contestazioni, nelle fabbriche e persino nei modi di vivere di epoche contingenti. Se dovessi fare un paragone con una immagine è come vedere a ripetizione lo stesso fotogramma dove dell’olio cade su una superficie solo che ogni volta che il liquido vischioso cade si sparge in una direzione diversa.

Avere in mano un romanzo così è un po’ come avere una di quelle pietre di cristallo ferma fogli che imitano il taglio diamante. È una pietra troppo grossa per dichiararsi per quello che non è e così Sofia non prova nemmeno ad essere qualcosa di diverso e che non le appartiene, e lo dichiara per lei “è il presente che conta e la vita non va costruita, ma deve essere presa come un insieme di presenti”; ma anche il romanzo, nasconde la sua natura di raccolta di racconti, convincendo allo stesso tempo i lettori che si tratti di un unicum.
Il finto diamante ferma fogli è pesante ma è altresì appariscente e quindi attirerà l’attenzione di chi passa per le sue tante sfaccettature. Così questo libro. Ha queste pagine pregne che quando passi da una all’altra ti sembra di aver letto mezzo romanzo ma mantiene questo questo fascino dell’ignoto, della domanda di cosa potrà dire il prossimo protagonista; contestualmente, Sofia, non derogando alla sua cosmologia, subisce la vita con la pesantezza di chi non riesce ad ottenere ciò che vuole o   comprende le cose solo al momento della perdita, contestualmente non si nega nulla, non deve per forza accettare, ma la necessità di una vita sempre vissuta nel presente ha bisogno di continui stimoli che si accettano per come vengono pena un persistente stato di noia.

Potrei continuare all’infinito, ma rovinerei il gusto di leggerlo. A chi mi ha chiesto informazioni mentre lo leggevo ho risposto “È un libro strano” e, in effetti, lo è proprio per questa sua poliedricità. A chi ha commentato il mio dare cinque stelle a Cognetti ho chiesto “Sei persona da racconti o da romanzi?” perché il problema sta lì, se la persona che vi si avvicina non ama i racconti non riuscirà, forse, a goderselo fino in fondo questo sforzo produttivo che ha generato una costruzione quasi gaddiana del libro (solo nell’architettura racconto/romanzo). Consiglio comunque di leggerlo, anche per risolvere il quesito che a me è rimasto in sospeso, ovvero il perché di questo colore verde quasi salvia sul fondo. Per stessa dichiarazione fatta in passato da Minimum Fax, le copertine rispecchiano sempre il libro, pertanto io sull’attimo, arrivata alla fine e chiuso il libro, ho pensato che la risposta fosse “Lagobello” ma non ne son convinta fino in fondo e quindi accetto punti di vista sull’argomento.
Buone letture,
Simona Scravaglieri


Sofia si veste sempre di nero
Paolo Cognetti
Minimum Fax Editore, Ed. 2012
Collana “Nichel”
Prezzo 14,00€




– Posted using BlogPress from my iPad

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