[Dal libro che sto leggendo] La casa dei sette cadaveri


Fonte: Daily


Sorpresa! Facciamo un’eccezione alla formula de “Dal libro che sto leggendo”…



E ora, scusandomi per la voce ancora rauca, passiamo al libro di oggi. Questo non l’ho letto in questo periodo, ma come già detto un paio di domeniche fa è un libro letto a Dicembre dello scorso anno. Però nel controllare, mi sono accorta che un “assaggio” non l’avevo messo e che il libro in questione mi guardava storto dalla pila dei libri “sospesi” ovvero quelli che devono essere recensiti o di cui voglio segnalarvi qualche pezzo in particolare.

Torniamo pertanto indietro nel tempo e siamo nel 1939 anno in cui esce questo giallo e 7 anni dopo l’uscita di “Number Seventeen” film diretto da Alfred Hitchcock per il quale partecipò alla sceneggiatura. Questo  un intricato caso che vede la scoperta della presenza nel salotto di un cottage in riva ad un fiume chiuso, come se i suoi abitanti dovessero star fuori molto tempo, in cui uno “sfortunato” ladro trova nel salotto chiuso a chiave e le cui imposte sono inchiodate 7 cadaveri di persone mai viste nei dintorni. Da subito si tratta di una questione spinosa e apparentemente irrisolvibile. 
Come già detto il caso ha un crescendo che fa pensare ad un precursore del genere thriller  e si chiude con una soluzione insperata e niente affatto scontata.
Pertanto, 
buone letture,
Simona Scravaglieri

Questa non è la storia di Ted Lyte. Lui ha avuto solo l’incredibile fortuna di finirci invischiato e di restarne coinvolto più a lungo di quanto non desiderasse. Se avesse fatto suo il consiglio del cardinale Wosley e si fosse sbarazzato dell’ambizione, continuando a limitare i suoi atti illegali ai furtarelli e ai borseggi in cui era decisamente esperto, so sarebbe risparmiato, in quello storico sabato mattina, il momento più orribile della sua vita. Un momento così orribile da privarlo temporaneamente delle sue facoltà mentali.Ma lui non era un profeta; tutto ciò che poteva predire del futuro era solo l’attimo dopo, e spesso anche quello in modo erroneo; e quel cancello aperto, da cui si intravedeva  la finestra con le imposte, era stato una tentazione irresistibile.

Non aveva avuto molta fortuna negli ultimi tempi. Ed era proprio su quella triste circostanza che si era messo a rimuginare, mentre cercava cianfrusaglie sulla spiaggia deserta. Ma tutto quello che trovò fu solo fango; e fu proprio quel fango, unito forse al suono deprimente della sirena da nebbia, a spingerlo più all’interno, vicino ad Havenford Creek. Ma una finestra con le imposte suggeriva opportunità più promettenti. E se fosse riuscito a trovare un minimo di coraggio – perché era proprio la mancanza di coraggio che gli aveva impedito di diventare un Napoleone nel suo campo – forse avrebbe potuto trovare un bottino niente male dietro le imposte. Perché no?

Diede un’occhiata da una parte all’altra del viottolo.. L’occhiata fu soddisfacente. Non c’era un’anima in vista. Nemmeno una casa, a parte quella. Guardò di nuovo verso il cancello aperto. Oscillava leggermente sui cardini che cigolavano debolmente. Un rumore sgradevole. Quas così sgradevole come la sirena da nebbia. Ted era molto sensibile a qualsiasi forma di sgradevolezza in quel momento perché era da parecchio che aveva consumato il suo ultimo pasto completo, e quando una persona ha lo stomaco vuoto la sua virilità finisce a gambe all’aria. E comunque, fino a quando non ci capiterà di vivere  in un mondo in cui la gente si prende cura di noi, bisogna darsi da fare per guadagnarsi il pane quotidiano.

Così tirò un sospiro e s’introdusse nella proprietà. Adesso era sul vialetto di ghiaia, e sentiva il cigolio del cancello dietro di sé, non più davanti. Il vialetto non era molto curato. La ghiaia era piuttosto grossolana, con delle erbacce che vi crescevano in mezzo. Il vialetto correva intorno a un tratto di terreno erboso in stato di abbandono. Lo si poteva aggirare da un lato o dall’altro  per raggiungere il portico anteriore bastava scegliere. Ted, però, non era sicuro di poter scegliere. Mentre fissava la casa – una casa  a due piani, con mura  di mattoni grigi coperti per metà da rampicanti avvizziti – la casa lo fissò di rimando con un occhio chiuso. L’occhio chiuso era la finestra con le imposte serrate a destra del portico. Sulla finestra di sinistra, invece, non c’erano imposte. L’ospite non invitato si formò la spiacevole sensazione che la casa gli stesse strizzando l’occhio.

Ma c’erano altri segnali ben più favorevoli. Non si vedeva il minimo movimento, da nessuna parte. Nessuna traccia di fumo che uscisse dal comignolo. Niente cani. Queste mancanze erano troppo preziose perché potesse ignorarle, dato lo stato in cui versavano le sue finanze, e  furono proprio quelle a spingerlo a correre il rischio. Tutto ciò che gli restava da fare, perciò, era trovare un modo per introdursi in casa. 

Lanciò una rapida occhiata dietro di sé per accertarsi che il breve tratto di strada visibile al di là del cancello fosse ancora sgombro, poi si affrettò verso il portico. La porta d’ingresso, naturalmente, non gli offriva grandi opportunità, come pure la finestra con le imposte serrate. Tutte le altre finestre sul davanti erano saldamente chiuse, e lui riservò l’idea di forzarne una solo per quando avesse esaurito altre opzioni meno rumorose. Non essendo uno scassinatore de professione, non aveva con sé alcun attrezzo che potesse assisterlo nelle operazioni. Un ladro specializzato avrebbe potuto incidere il vetro e asportarne un pezzo in un batter d’occhio.

Nella speranza di trovare una finestra aperta girò intorno alla casa. Sulla sinistra c’era uno stretto passaggio che correva tra il muro e un’alta siepe, ma c’era qualcosa lì che in un modo o l’altro non gli piaceva, così optò per il prato sulla destra. Il prato si stendeva dalla casa fino a un ampio intrico di alberi scuri, e un portafinestra vi si affacciava proprio di fronte. Anche questa, come la finestra del lato anteriore, era schermata da un’imposta.

“Vorrei proprio sapere perché su questo lato della casa ci sono le imposte e sull’altro no”, borbottò Ted.

Se ne avesse saputo il motivo, le sue ginocchia si sarebbero rifiutate di portarlo più in là. Ma nella sua beata ignoranza passò davanti del portafinestra.

La casa dei sette cadaveri
Jefferson Farjeon
Polillo Editore, ed 2011
Collana “I Bassotti”
Prezzo 13,90€

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.