"La logica del desiderio", Giuseppe Aloe – Ripensando a Roth…

Fonte: LinkFacebook

Di questo romanzo vi avevo accennato nel “Dal libro che sto leggendo” quest’estate qui: La logica del desiderio. La questione interessante è che non è un libro facile da raccontare , nonostante sia veramente bello. La difficoltà sta nel rendere al lettore le straordinarie immagini che l’autore descrive, nel percorso di crescita di un giovane studente, e nel non rivelare praticamente tutta la storia. Percorso, che rientra in una delle caratteristiche della “modalità di scrittura” di Aloe, ovvero, il crescendo che culmina sempre con un “cambio di stato” e, questo libro non fa eccezione rispetto ai precedenti ( e nemmeno al successivo “Gli anni di nessuno”, Giulio Perrone Editore, ed. 2012 ).

La storia è anche abbastanza semplice, quasi come una ricetta. Prendi una cittadina del sud e mettici l’estate calda aggiungici un palazzo con i tipici ballatoi, che sono luogo di rifugio e di refrigerio per chi abita in quel genere di condomini. Mettici anche un cortile interno, dove i ragazzi possono giocare e gli adulti incontrasi, quando parcheggiano le macchine, e che funge da ingresso anche ad una serie di villette. Ora inseriamo i protagonisti, e ne servono un po’,   per realizzare questa pietanza: c’è il giovane universitario, che studia lettere e vorrebbe scrivere, e c’è suo padre che, vedovo, continua la sua vita con una regolarità conquistata e messa a punto in una vita intera. Sono una famiglia, ma, come spesso avviene, il figlio non lo sa e il padre forse non riesce a spiegarglielo. Così se lo raccontano nei silenzi, nelle frasi dette tanto per intervallare un silenzio con l’altro e anche in quelle che, una volta che si inizia a pronunciarle, muoiono in un sussurro. C’è anche una giovane coppia, lui e lei, appena sposati e pronti a vivere la loro nuova vita. Per il ragazzo fermo sul ballatoio, a studiare, sono l’immagine di quel che potrebbe essere il suo futuro e per la donna, che invece scarica le scatole con il marito, è la speranza che questa strada intrapresa porti ad una nuova vita che sia ricca di sorprese e che non assomigli alla grigia routine che lei ha sempre rifiutato.

I giorni passano, anche gli anni, il giovane e la donna si studiano da lontano. E inaspettatamente un giorno avviene un contatto. La donna, per il giovane, d’ora in poi avrà una voce, uno sguardo particolare mentre dice certe cose e altre sfumature per altri pensieri. La prospettiva di vita che il giovane osserva da lontano è sbiadita, non sa realmente cosa avviene quando la porta di quella  casa si chiude alle spalle dei due sposi e, lei, non dice nulla mentre si scontra con la realtà della routine che  fa parte del naturale decorso di una vita regolata da impegni e, in fondo, normale. Poi un giorno un bacio fra lo studente e la giovane donna porta il futuro di lui a contatto con il passato di lei e salta la “logica del desiderio”: ciò che prima era solo pensiero e costruzione di un sogno diventa contatto, sapore e realtà.

La storia non finisce qui, ma la logica di questo desiderio accompagna i protagonisti – questi sono solo una parte – fino alla fine. La logica che è sinonimo di evoluzione e di crescita nonché di morte.  Eccessivo? Per come lo spiega Aloe e riprendendo quei critici, che si svenano nei saggi sulla cosmologia alcuni autori particolari, potremmo dire che è “naturale” ( ma leggetelo come “appartenente alla natura”), dopotutto, l’uomo è uno degli elementi del grande insieme della natura. Esso preso, al netto delle sollecitazioni esterne, è “desiderio” perché questo sentimento è connaturato nella sua natura e lo distingue dagli altri esseri viventi. E il desiderio non è una “necessità”, ma è “altro”, ovvero, il “pensiero di mettere in prospettiva la propria vita e di trovare un posto”, una definizione. E forse con questa ultima frase potremmo dire che la differenza fra noi e gli altri esseri viventi dell’ “universo-natura” è proprio che non sappiamo qual è il nostro posto. Nel suo disegnare il “desiderio”, in questo libro Aloe fa un’azzardo, che riesce in maniera del tutto inaspettata, contrapponendo più desideri diversi come quello fisico dell’appartenenza amorosa, quello del futuro che si vorrebbe che venisse in fretta e del passato che ci sembra, perdonate la ripetizione, “passato troppo in fretta” quando la morte si avvicina. E queste fasi che si potrebbero facilmente descrivere come circolari, perché si ripetono nella vita di tutti, qui invece vengono usate come una scala da salire e arrivare allo step successivo della conoscenza e della realizzazione del proprio io. La relazione fra la ripetizione di ciò che è già successo non c’è, perché sebbene i gradi di crescita siano per tutti simili, non sono mai uguali così come i caratteri di chi li vive.

Philip Roth, ne “Il professore di desiderio“, nicchiava alla definizione per la quale noi viviamo una realtà in cui “siamo in quanto desideriamo”. Qui Aloe invece sembra rispondere a quella definizione di “desiderio” – che, nel libro citato, trova la realizzazione partendo proprio dal “desiderio fisico” che porta all’auto-definizione di sé stessi -, che questa impostazione non è decisiva, ma è solo un tramite, e che la “definizione-di-sé-stessi” è una conseguenza del desiderio realizzato. Quindi i desideri, che qui in parte si avverano o che vengono negati, producono un cambiamento di status che a sua volta produce una scalfittura nell’io dei protagonisti. Ma è il risultato della somma di queste modellazioni, che vengono  fuori da dolori e realizzazioni, a rendere la definitiva immagine finale dell’uomo cresciuto e che non è più studente. E l’evoluzione non si ferma qui, prosegue, e Aloe ce e fa vedere tutte insieme su personaggi diversi. E’ probabilmente per questo che tanti personaggi e tante vite così diverse sono, per chi legge questo libro, così armoniche perché in pratica sono proiezioni del futuro e del passato dei protagonisti che vengono rappresentate contestualmente. Quindi il desiderio di un rapporto di coppia maturo del giovane studente si confronta con la realizzazione del bacio ma anche con la privazione della sua sfera familiare e così avviene per i desideri di tutti i protagonisti in un gioco di specchi che rimandano le conseguenze dei desideri riflettendo però contemporaneamente i desideri del proprietario.

E se il desiderio negato permette naturalmente la crescita grazie alla delusione,, quello realizzato fornisce una soddisfazione labile e che necessariamente si nutre di nuovi desideri che potrebbero annientare anche lo status appena ottenuto. Anche questo per Aloe è un dato di fatto; il desiderio non è detto che sia necessariamente realizzabile, anzi stando a guardare la vita del padre di questo studente è bene che rimanga “a un soffio dal dito teso per toccarlo”, perché è in questo modo che desiderio e negazione riescono a dare il meglio di sé. E quando finalmente lo scopri, sei pronto per la prossima rampa di scale e la prossima scalfittura che modellerà il tuo “io” verso una perfezione che tu non sai nemmeno di cercare. E quindi, l’ultimo atto della vita, viene naturalmente spiegato. Spesso si dice che quando si invecchia si diviene saggi. Secondo la cosmologia, che sembra applicata a questo libro, dire “saggio” non è corretto, ma si diventa più vicini ad una perfezione, che non è dettata da canoni estetici, ma è definita e sopratutto modellata dalla sommatoria dei nostri desideri che a mano a mano tra concessioni e negazioni restituiscono un’immagine di noi. E chissà se dopo, passato il guado della vita, il desiderio rimarrà nel mondo dei vivi o trapasserà in quello dei morti… ma questa è un’altra storia.

Probabilmente è per questa “molteplicità di significati”, che non ci si aspetterebbe di avere in un romanzo di 200 pagine, che il libro è entrato nel settebello del Premio Strega. Ma, mi piace pensare, che lo sia stato anche per l’estrema naturalezza con cui Aloe affronta il tema traducendolo in una storia che è metafora e rappresentazione della vita e dell’io umano e mortale. Il tutto senza alcuna intromissione dell’autore, che non compare mai nemmeno come voce narrante, quasi a dire ai propri lettori che non si può giudicare la vita degli altri, ma solo vederla scorrere davanti agli occhi come in un film continuando a percorrere anche la nostra per permettere agli altri di guardarci.
  
Buone letture,
Simona Scravaglieri


La logica del desiderio
Giuseppe Aloe
Giulio Perrone Editore, Ed. 2011
Collana “Hinc”
Prezzo 13,00€

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