[Dal libro che sto leggendo] Carlo Emilio Gadda. Storia di un figlio buonoannulla


Carlo Emilio Gadda
Fonte: Università Cattolica del Sacro Cuore

Trascrivere questo “Dal libro che sto leggendo” è un po’ un azzardo. Avrei potuto trascrivere la prefazione, ma credo che non avrei reso l’idea del particolare fascino che scorre in questo testo. E quindi ho scelto un piccolo pezzo del primo capitolo per farvi fare questo giro sull’ottovolante che ho frequentato qualche mese fa. Quando sarete in alto, vi sembrerà di carpire perfettamente il senso di ciò che Pedullà dice e, quando scenderete in basso, vi troverete a veder sparire una per una le vostre certezze. Ma come per Gadda e per le sue storie, anche Pedullà prevede delle vie di uscita: Alcune sono situate alla fine del capitolo, dove velatamente suggerisce dei punti fermi e l’ultima, la decisiva, sta proprio alla fine. E se un saggio si potrebbe leggere anche selezionando i capitoli, far questo in “Storia di un figlio buonoannulla” non risolverà il rebus situato in questa frase, occorrerà arrivare sino in fondo per svelare il principio.
Un libro per veri duri? No, affatto, un libro per inguaribili curiosi che hanno voglia di innamorarsi di uno scrittore, che magari non conoscono, che potrebbe, con le sue “visioni”, aprirci nuovi punti di vista.
Non ve ne pentirete,
buone letture,
Simona Scravaglieri


Svevo, Pirandello e Gadda sono tra quelli che sono “tornati a casa” dopo le guerre dell’Ottocento. Il Novecento s’è portato in casa i conflitti mortali. La famiglia nel nostro secolo ha compiuto stragi: specialmente parricidi e matricidi. Per lo più, in verità, con l’immaginazione. Non fu convocato infatti il criminologo, bensì lo psicologo, o più precisamente, lo psicanalista. Il corpo di Gonzalo è sano, il male è invisibile. Il corpo di Gonzalo è sano, il male è invisibile.
Sono stati mandati dal dottor Freud sia Svevo che Pirandello e Gadda, ma non confesseranno i loro segreti, ignoti d’altronde a loro stessi: specialmente i primi due. Il primo, Svevo, fu un paziente molto impaziente. Il terzo, Gadda, invece più che un paziente è un seguace. L’allievo ne quasi quanto il maestro. Ha fatto esperienza in casa. La famiglia Gadda era un terreno fertile per scoprire il segreto dei rapporti tra figli e genitori. Quella gaddiana è già una “famiglia che uccide”. Carlo Emilio scriverà romanzi in cui i figli si prendono beffa o uccidono o delegittimano madri e padri. 
Il fatto ricorrente della sua narrativa è la beffa alla madre, un matricidio reale (Novella seconda), un matricidio psicologico (La cognizione del dolore), l’assassinino di una madre adottiva (Pasticciaccio). C’è una coazione a ripetere, potrebbe esserci un trauma. Il matricidio è solo un dato esterno: la sua radice è invisibile e affonda in un terreno fecondo e continuamente concimato. Cosa si può pensare di uno che uccide la madre? Se lo domandava Gadda: che non ha risposto in tre romanzi incompiuti. La Vecchia Signora muore per aver risposto male al figlio che l’adora. E’ il conflitto mortale dei linguaggi materni e filiali. 
Gadda comincia con l’autobiografia come Savinio, come Tozzi e come l’ultimo Svevo. “Nascondono” invece fra mille fantasie la loro vita Pirandello, Palazzeschi, Bontempelli, Moravia, Landolfi, Fenoglio e D’Arrigo. Gadda non vuole nascondere nulla. E d’altronde è una necessità. E’ un borghese, classe dominante, prepotente e decadente, ed è molto legat alla famiglia, cominciando dalla madre, personaggio che è già di suo è romanzesco. E’ un uomo di transizione fra Otto e il Novecento: dall’oggetto al soggetto, dal meccanicismo alla probabilità, dalla casualità al caso, dall’unità alla scissione dell’io, atomo divis di inesauribile energia.
Girando sempre nei pressi della sua vita, Gadda fa vortice. La punta è indirizzata, più che verso il cuore, verso l’ombelico, o anche più giù. Non trascurate Eros e Priapo, coppia del più furioso testo di Gadda, antifemminista che fa coppia con antifascista. Ricordare: è colpa delle donne se sono nati tanti fascisti nella famiglia borghese.
Partendo dalla sua vita, da sua madre, dall’autobiografia, gadda ha trascinato dentro la propria narrativa tutto il secolo: la fisica dei quanti, la scissione dell’io, il flusso di coscienza, la quotidianità colloquiale, lo straniamento, la deviazione della norma, il poliprospettivismo, l’annegamento materico, la forma dell’informe, la libera associazione semantica. Un giorno, anzi, Gadda si rivolse persino al neoclassicismo, il linguaggio con cui torna al padre.
Un uomo d’ordine, egli ha provato anche con la letteratura “edificante”: detto con l’ironia de “La Ronda“. Naturalmente è tarato pure il ritorno all’ordine di Gadda. Le sue costruzioni non prevedono nemmeno più la figura del padre. Il genere umano, la continuità della specie, è a rischio nella narrativa di Gadda. Che però si sforza di innalzare un argine. Si sente l’urto dell’ondata che batte su ogni episodio dei romanzi gaddiani. Non è mai scomparso del tutto il “maroso” che apparve alle origini del narratore. Gadda è il cavallone e insieme il frangiflutto. 

Tre esperienze fondamentali nella vita – e nell’arte- di gadda: la borghesia, la guerra, il fascismo. Una cosa bella e due orrende. orrendi sono la borghesie e il fascismo, bella è la guerra. Gadda farà la guerra alla borghesia e al fascismo. Ci ha preso gusto: per lui infatti il fascismo è una questione di gusto. Non è bello il fascismo, che semmai è il brutto della borghesia. Il massimo della bruttezza è allora la borghesia fascista.



Carlo Emilio Gadda
Storia di un figlio buonoannulla
Editori Internazionali Riuniti, Ed. 2012
Collana “Navigazioni”
Prezzo 20,00€ 

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