"Quattro soli a motore", Nicola Pezzoli – Quando costruii il monte di lancio…

Fonte: Il buco di Lephio

Immaginate di essere dei controllori dello spazio e che il vostro compito sia quello di salvaguardare un intero sistema solare. Ogni pianeta, appartenente a questo sistema, ha le sue virtù e intelligenze; in sostanza è quasi un sistema perfetto dove le qualità di tutti sommate insieme lo rendono un paradiso. Ma, come detto, è “quasi” perfetto perché, fra questi pianeti virtuosi ce n’è uno, abitato da scimmie, che invece riunisce tutti i difetti non presenti negli altri pianeti. Un “pianeta pecora nera” in poche parole. Ma visto che gli altri mondi sono lodevoli e hanno a cuore il bene comune, inviano loro rappresentanti per cercare di diffondere anche nel pianeta delle scimmie la loro cultura e le loro scoperte. Ma non si può rendere perfetto ciò che è nato rotto, e le scimmie non capiscono, travisano, interpretano a modo loro e così un messaggio “buono” diventa sinonimo di guerra, oppressione, distruzione, sottomissione e via dicendo.

Già vi vedo, “Ecco è un libro fantascientifico!”. Ebbene no! È un insieme di metafore che non solo raccontano un’evoluzione sociale reale cominciata anni fa – e che guardando i telegiornali trova molte similitudini nella società odierna – ma, in più, è una delle letture che si possono fare della trama stessa di cui fa parte. Consideratela una spiegazione fornita dall’autore al gesto che lo muove nel raccontarvi questa storia. 
In questo caso la sperimentazione della sovrapposizione di generi (pulp, giallo/mistery, romanzo, saga familiare) si combina perfettamente e si traduce in un testo divertente e leggero che non si nega la possibilità di trattare un argomento serio come quello dei rapporti umani inquinati dalla società, che dovrebbe essere civile proprio in virtù delle regole che ha creato, e quindi difficilmente assimilabili e comprensibili allo sguardo, ancora disincantato anche se non più fanciullesco, di un ragazzino di undici anni.

Il protagonista mette subito in chiaro quello che non vuole che si prenda in considerazione, come argomento principale, già nella prima pagina e lo fa  in maniera molto chiara, come ci si aspetterebbe da un ragazzino della sua età che non sente ancora la necessità dell’orpello o della diplomazia. Mi chiamo Corradino. Mio padre, da quando è disoccupato, mi picchia ogni sera e mia madre beve ogni giorno ma, questo, non è quello che vi voglio raccontare. In sintesi le intenzioni iniziali, mantenute nel corso dello svolgersi della vicenda, sono proprio queste.
Corradino infatti, figlio della fine degli anni ’60 vuole parlarci di un unico periodo, l’estate del 1978, che per lui sarà il momento dei grandi cambiamenti. Il trasloco, il vivere vicino a parenti fino ad allora quasi sconosciuti, il migliore amico, il primo amore, il primo bullo. L’estate di cui si parla è quel periodo, diverso per tutti e che capita in età diverse, che tutti viviamo quando intervengono fattori o situazioni per le quali il corso della nostra vita cambia e si comincia a crescere dentro, anche se il nostro aspetto esteriore denuncia altro. E’ questo il tema cui Corradino tiene in modo particolare: i momenti che hanno decretato ciò che  è diventato nel suo presente narrativo in cui ricompone quel magico periodo( geniale soluzione per congegnare pensieri analitici infantili con un linguaggio scorrevole da adulto). La cinghia del padre e le bottiglie della madre c’erano anche prima del suo trasferimento e sono quindi una componente, purtroppo, consolidata cui non fa più caso, è parte integrante della sua normalità.

In questa storia c’è anche un quaderno, è rosso e antico e pieno di pagine bianche che attendono di essere riempite. Potrebbe divenire un libro o un diario per trascrivere quei segreti che non si raccontano nemmeno al migliore amico ma, per ora, allo stadio iniziale di questa storia riserva al ragazzino solo quei brividi piacevoli e terribili del rispetto e della necessità di esser scritto solo di cose eterne. C’è solo una possibilità e non può essere sprecata. L’estate del ’78 tutte le remore spariscono e queste pagine diventano il luogo dei pensieri, delle riflessioni ed osservazioni di quel mondo adulto che deroga dai suoi doveri di ordine e di protezione, nonché di creazione di un luogo migliore per le generazioni che verranno (ricordate le famose scimmie di cui sopra?) e invece si rivela ad uno sguardo più semplice e senza sovrastrutture nelle sue componenti più bieche e superficiali.

Questo è un lavoro di un  di un esordiente, che già dichiara la sua maturità di scrittore, che rompe con il genere romanzesco che è molto in voga al momento e che parte da una realtà prendendola solo come spunto. Si parte da una storia dell’Italia di provincia e di paese. Il microcosmo che si crea nei confini comunali è la forma di metafora più piccola del mondo che siamo abituati a vivere e che, chiaramente, i paesani, qui rappresentati, ignorano come non esistesse altro. In questo microcosmo sociale sono rappresentati tutti dal ricco al povero, il bullo, lo scemo del villaggio, la chiesa, il politico il malato e quello sano. È questo microcosmo che forma chi ci vive in mezzo e che ci influenza mentre diveniamo “chi saremo” e guardarlo, analizzarlo e scindere quel che va eliminato dovrebbe essere compito degli adulti mentre diventa “campo di prova e di sopravvivenza” dei ragazzi che fanno incetta di esperienze tra ingiustizie e scoperte sommandole nel proprio background  come fossero strati di terra su cui salire per sembrare più alti e quindi più grandi. Forse potremmo racchiudere il senso di questo libro in:
 “Quell’estate in cui costruii e salii sul monte di lancio di Charlie Brown”

Come già detto la soluzione narrativa è delle più felici regalandoci una storia raccontata con una lingua adulta, punteggiata da campi, pensieri, paure e desideri di bimbo e condensata in uno scritto scorrevole di ampio respiro che dona alla grande metafora della società in cambiamento, seppur sempre caratterizzata da una perniciosa stasi,  una leggerezza insperata. Sicuramente un lavoro che non si dimentica e che si fa rileggere. Corradino non vi deluderà, ne sono certa!

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Quattro soli a motore
Nicola Pezzoli
Neo. Edizioni, Ed. 2012
Collana “DRY”
Prezzo 15,00€
Fonte: LettureSconclusionate

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